Concessioni patrimoniali gratuite: è attività gestionale da indirizzare con un regolamento

Un metodo molto seguito dai comuni per gestire al peggio il patrimonio è concederlo gratuitamente alle migliaia di associazioni, comitati e soggetti vari, che si contendono sale, aule, edifici.

Queste concessioni gratuite, molto “facili”, sono uno dei mezzi con i quali gli amministratori coltivano il consenso: associazioni, comitati e soggetti vari, infatti, votano e non di rado sono piuttosto facilmente riconducibili a questo o quel partito, a questa o quella lista civica.

Lo stesso vale per l’erogazione di contributi: la dispersione di risorse correnti in mille rivoli, rivolti ad attività più o meno varie dei vari soggetti questuanti vale circa 4-5 miliardi l’anno ed è un dato oggettivo che l’interesse pubblico delle varie iniziative risulti molto difficile da percepire, anche perchè, per altro, nei provvedimenti di concessione è motivato in maniera generica o criptica o non è spiegato affatto.

La Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia, col parere 8 aprile 2024, n. 87, ricorda che le concessioni gratuite dei beni patrimoniali, specie del patrimonio disponibile, sono da trattare con le pinze. Infatti, recano con sè diversi rischi:

  1. quello di una gestione poco accorta del patrimonio, producendo minori entrate che se non sorrette da ragioni di interesse pubblico effettive e dimostrabili, oltra al danno patrimoniale possono portare anche al danno erariale;
  2. quello della violazione dei principi di pubblicità e trasparenza, poichè spesso e volentieri dette concessioni patrimoniali, come anche l’assegnazione di contributi finanziari, sono ancora disposte in violazione dell’articolo 12 della legge 241/1990 e dell’apparato posto dalla normativa anticorruzione, che pone proprio le erogazioni a terzi tra i 4 procedimenti ex lege a maggior rischio, ai sensi dell’articolo 1, comma 16, della legge 190/2012.

Fin troppo spesso, si constata che le concessioni patrimoniali gratuite sono disposte dalla giunta, con una forzatura interpretativa secondo la quale, essendo una decisione “discrezionale”, spetti all’organo di governo.

Le cose non stanno affatto così. Gli organi di governo dovrebbero intervenire al solo scopo di fornire indicazioni generali e criteri, per indirizzare l’attività gestionale.

La specifica concessione gratuita è platealmente un atto gestionale, quindi da considerare sottratto al livello politico, che, invece, dovrebbe dettare le regole complessive poste ad orientare la gestione e rendere chiaro e trasparente chi, a quali condizioni oggettive e soggettive e per perseguire quali interessi pubblici, possa partecipare a procedure pubbliche di attribuzione delle concessioni stesse, da trattare come veri e propri contributi, sia pur patrimoniali e non finanziari.E’ proprio per questo che la Sezione Lombardia afferma con estrema chiarezza: “La “predeterminazione … dei criteri e delle modalità cui le amministrazioni stesse devono attenersi” deve essere contenuta nel regolamento dell’ente locale relativo alla gestione del proprio patrimonio immobiliare, all’interno del quale vanno determinati i criteri di individuazione dei beneficiari”. Il regolamento viene approvato dagli organi di governo e, nel caso di specie, dal consiglio. La conseguente gestione è da considerare esclusivamente tecnica e da organizzare comunque nel rispetto dell’evidenza pubblica posta dall’articolo 12 della legge 241/1990 e delle regole di trasparenza e garanzia anticorruzione, che andrebbero specificare nel piano triennale anticorruzione, così da integrare il complesso delle regole poste ad orientare l’attività operativa, da considerare competenza esclusiva della dirigenza o dei responsabili di servizio.

Autore

Views: 437

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *