Differenze tra accesso civico ed ordinario negli appalti pubblici

Esiste una rilevante differenza tra l’accesso ordinario e quello civico e tale differente disciplina produce effetti e conseguenze differenti anche quando l’ostensione abbia ad oggetto documenti afferenti ai pubblici appalti.
Lo ha rammentato il Consiglio di Stato sez. III 3 novembre 2022 nella sentenza n. 9567.
Il caso esaminato
Nel caso esaminato, un’impresa aveva chiesto, in un primo momento, il rilascio di copia integrale dei documenti allegati all’offerta tecnica presentata dalla ditta aggiudicataria, ai sensi degli art.22 della l. n. 241/1990, nell’ambito di una gara per l’affidamento del servizio di ossigenoterapia domiciliare a lungo termine per i fabbisogni delle aziende sanitarie.
Quanto allo specifico interesse ostensivo, l’interessata aveva precisato che aveva curato per diversi anni la distribuzione sul territorio di prodotti per conto dell’aggiudicataria in forza di un consolidato rapporto di appalto/trasporto, poi cessato.
Nell’ambito dell’anzidetta gara espletata, l’aggiudicataria avrebbe indicato di avvalersi dell’impresa richiedente l’accesso per il trasporto domiciliare dell’ossigeno liquido (all’uopo inserendo in offerta il numero, la tipologia e la targa degli automezzi di proprietà di quest’ultima ditta, nonché prodotto i relativi documenti richiesti dal disciplinare di gara messi a disposizione dal ricorrente).
Inoltre, i documenti dell’offerta tecnica erano necessari per la tutela giudiziale dei diritti della richiedente l’accesso nei confronti dell’aggiudicataria.
L’impresa richiedente l’accesso integrava la propria istanza, precisando che la richiesta doveva intendersi riferita anche alla disciplina concernente l’accesso civico.
Contro il silenzio dell’Amministrazione, l’interessata ha proposto ricorso.
Il giudice di primo grado aveva respinto il ricorso e l’impresa aveva proposto appello.
La decisione assunta dai giudici
I giudici hanno affermato che, come sostenuto dalla giurisprudenza, sussiste una differenza tra l’accesso ordinario e quello civico, ove si consideri che l’art. 22 della legge n. 241 del 1990 consente l’accesso ai documenti a chiunque vi abbia un interesse finalizzato alla tutela di situazioni giuridicamente rilevanti, mentre l’accesso civico generalizzato è riconosciuto e tutelato al fine di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico e può essere esercitato da chiunque (quanto alla legittimazione soggettiva) e senza alcun onere di motivazione circa l’interesse alla conoscenza.
L’art. 5, comma 2, del d.lgs. n. 33 del 2013 ha inteso superare il limite del divieto del controllo generalizzato sull’attività delle pubbliche amministrazioni (e dei soggetti ad essa equiparati) previsto dallo strumento dell’accesso documentale come disciplinato dalla legge n. 241 del 1990, configurando un accesso dichiaratamente finalizzato a garantire il controllo democratico sull’attività amministrativa.
Venendo alla disciplina calata nell’ambito della materia degli appalti pubblici, i giudici hanno sostenuto che la disciplina dell’accesso civico generalizzato, fermi i divieti temporanei o assoluti di cui all’art. 53 del d.lgs. n. 50 del 2016, è applicabile anche agli atti delle procedure di gara, e in particolare all’esecuzione dei contratti pubblici (nel cui contesto si colloca la fase del collaudo), ma deve essere verificata la compatibilità di tale forma di accesso con le eccezioni enucleate dall’art. 5-bis, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 33 del 2013, a tutela degli interessi-limite, pubblici e privati, previsti da tale disposizione, nel bilanciamento tra il valore della trasparenza e quello della riservatezza.
Nel caso di specie l’interessato aveva motivato la richiesta di accesso civico generalizzato, dichiarando di voler conoscere, per verificare le modalità di utilizzo delle risorse pubbliche, con quali mezzi e con quali soluzioni logistiche l’aggiudicataria intendesse assicurare la capillarità del servizio di distribuzione dei presidi di ossigenoterapia.
Per quanto precede, secondo i giudici l’appello era fondato, con la declaratoria dell’obbligo a carico della stazione appaltante di esaminare l’istanza di accesso civico, dovendo essere accertata la sussistenza, in concreto, dei presupposti per il suo accoglimento.

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