DIGITALIZZAZIONE, IL SISTEMA DA ANAC FUNZIONA?

a cura di AD

Gli apparati amano poco le domande, le intrusioni, lo svelamento. Attaccano chi le fa e provano a buttarlo fuori pista. Addirittura si accorgono che è più semplice costruire essi stessi le domande e presentarsi come una fonte di verità indiscutibili. Prendiamo il sistema di digitalizzazione degli appalti gestito da Anac e in vigore, formalmente, da gennaio. Una riforma abilitante del Pnrr promessa ma non ancora praticata. A farne le spese, come al solito, sono i Comuni che chiedono di risolvere i tanti malfunzionamenti e sbloccare le gare d’appalto. Ben 800 sindaci sottoscrivono la Lettera Asmel inviata al Presidente Anac per richiedere un incontro pubblico. L’Associazione commissiona anche a Noto, il sondaggista di Porta a Porta, una indagine che coinvolge oltre 1.000 funzionari comunali. La digitalizzazione è bocciata dal 69% dei RUP a causa delle criticità riscontrate e delle continue modifiche, proroghe, deroghe introdotte dalla stessa Anac.

Dopo questi allarmi ci si aspetta che Anac apra una concertazione seria e credibile che abbia a cuore la risoluzione delle problematiche. In realtà neppure risponde alla lettera. Però comunica sul suo sito che «la digitalizzazione degli appalti funziona» e che «ha superato le prime settimane di rodaggio, e ora è quasi regime, a vantaggio di tutti, in particolare dei Comuni e dei piccoli Comuni». La “non risposta” rimbalza sui media offuscando le domande dei Comuni più concrete perché abituati da sempre a sporcarsi e non a lavarsi le mani.

E al solito arriva la sponda da ANCI che chiede pubblicamente di attivare un tavolo con ANAC per discutere delle “criticità”. Omette di dire che quel tavolo esiste da tempo, è “permanente” e ANCI ne è un commensale abituale ma il convitato di pietra restano i Comuni e le loro vere istanze. Questa volta le risposte di ANAC alle segnalazioni soft inviate da ANCI arrivano puntuali, peccato solo che non siano risolutive. Ad esempio tutte le domande e le risposte riguardanti il Fascicolo virtuale dell’operatore economico (FVOE) presuppongono l’impossibilità di integrare le funzioni del FVOE 2 nelle piattaforme certificate così come presuppongono il mancato collegamento con le varie banche dati che consentirebbe agli enti appaltanti di evitare le verifiche delle ditte concorrenti realizzando gli obiettivi di semplificazione e celerità che la digitalizzazione, sul piano teorico, deve garantire.

Di ben altro tenore le domande e soprattutto le reazioni di Anac nelle riunioni tecniche con i gestori privati delle piattaforme digitali certificate, i quali da mesi subiscono le pressioni di migliaia di stazioni appaltanti per i vari malfunzionamenti del sistema, in mancanza di risposte concrete da parte di Anac. Pertanto le loro segnalazioni fotografano lo stato reale della digitalizzazione. Tornando al fascicolo virtuale, ancora nella riunione della settimana scorsa i gestori hanno chiesto invano ad Anac di rendere disponibile un ambiente di collaudo in modo da rilasciare la funzionalità solo dopo averne verificato il corretto funzionamento. Così come hanno chiesto di correggere il calcolo dell’importo del contributo Anac nel caso in cui l’appalto preveda dei rinnovi poiché l’importo indicato nei Mav non risulta allineato a quello indicato nei bandi e le stazioni appaltanti sono costrette a ricorrere al soccorso istruttorio per consentire alle ditte di partecipare alle gare d’appalto.… Tutte questioni concrete da tradurre in soluzioni altrettanto concrete. Queste riunioni sono promosse dal MIT appunto per monitorare il sistema di digitalizzazione. Sarebbe il caso di far partecipare anche i RUP o quantomeno di renderle pubbliche. Il sistema dei Comuni apprezzerebbe. Diversamente rischiano di pagare il conto della digitalizzazione due volte, all’Anac che multa i Rup per gli errori del sistema – da giugno anche per violazione degli obblighi informativi immediati sulla banca dati – e ai fornitori privati che adeguano continuamente le piattaforme in uso, non “aggratis”.

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