False attestazioni sugli orari di entrata e uscita dei dipendenti pubblici

       Con la sentenza n.1999/2024 la Corte di Cassazione – Sez. Penale – ha respinto il ricorso avverso la decisione del 1° dicembre 2022 della Corte d’appello – Sezione Distaccata di Sassari – di conferma della sentenza del Tribunale, che aveva condannato due dipendenti pubblici quali responsabili di truffa aggravata ai danni dello Stato e di inesatta indicazione dell’orario di lavoro. 

         I Giudici della Suprema Corte, nel ritenere inammissibile il ricorso in quanto proposto per motivi manifestamente non fondati, ha, tra l’altro, osservato che l’insussistenza del reato di truffa invocata dagli imputati non può essere accolta in quanto “secondo una costante interpretazione, la falsa attestazione del pubblico dipendente in ufficio riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, è condotta fraudolenta, idonea oggettivamente ad indurre in errore l’amministrazione di appartenenza circa la presenza sul luogo di lavoro e integra in reato di truffa aggravata ove il pubblico dipendente si allontana senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza, sempre che siano da considerare economicamente apprezzabili. E nel caso in esame, i giudici di merito, con doppia valutazione conforme, hanno ritenuto che i due dipendenti attraverso il reciproco scambio di badge avessero falsamente attestato l’entrata e l’uscita dal servizio”.

     In merito, la disciplina legislativa che regolamenta i casi di responsabilità per truffa aggravata ai danni dello Stato e di inesatta indicazione dell’orario di lavoro  è costituita dall’art. 55-quinquies del d.lgs. n. 165/2001 relativo alle “False attestazioni o certificazioni.

Tale norma prevede che “il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La medesima pena si applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto”.

     Il successivo comma 2 del citato art. 55-quinquies, così come modificato dall’art. 16, comma 1, lett. a), d.lgs. 25 maggio 2017, n. 75, prevede che”… il lavoratore, ferme la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni, è obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, nonché il danno d’immagine di cui all’articolo 55-quater, comma 3-quater”.

   Con la sentenza n. 1999 del 17.01.2024, la Cassazione penale ha affermato che devono essere ritenuti responsabili del reato di truffa aggravata i dipendenti che si scambiano i cartellini al fine di indicare orari di entrata e uscita dal servizio non corrispondenti alla realtà.

   Due dipendenti comunali sono ritenuti responsabili dei delitti di truffa aggravata ai danni dello Stato perché attraverso il reciproco scambio dei badge avevano in diverse occasioni falsamente attestato la loro entrata e uscita dal servizio.

Per la Suprema Corte la falsa attestazione del pubblico dipendente circa la presenza in ufficio riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, integra sempre una condotta fraudolenta, idonea oggettivamente ad indurre in errore l’amministrazione di appartenenza circa la presenza sul luogo di lavoro. Inoltre, secondo la medesima Cassazione detta condotta integra il reato di truffa aggravata ove il pubblico dipendente si allontani senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza.

    In conclusione, il medesimo ricorso è stato respinto, con ulteriore condanna dei due imputati al pagamento delle spese processuali nonché, “ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso” stesso, al versamento di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

   In merito, si elenca la recente giurisprudenza concernente la truffa aggravata ai danni dello Stato per assenza ingiustificata del posto di lavoro:  

Cassazione penale sez. II, 30/11/2018, n.3262

La falsa attestazione del pubblico dipendente relativa alla sua presenza in ufficio, riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, integra il reato di truffa aggravata ove il soggetto si allontani senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza, che rilevano di per sé – anche a prescindere dal danno economico cagionato all’ente truffato fornendo una prestazione nel complesso inferiore a quella dovuta – in quanto incidono sull’organizzazione dell’ente stesso, modificando arbitrariamente gli orari prestabiliti di presenza in ufficio, e ledono gravemente il rapporto fiduciario che deve legare il singolo impiegato all’ente; di tali ultimi elementi è necessario tenere conto anche ai fini della valutazione della configurabilità della circostanza attenuante di cui all’art. 62 c.p., comma 1, n. 4.

Cassazione penale sez. V, 18/07/2018, n.41426

La falsa attestazione del pubblico dipendente circa la presenza in ufficio riportata sui cartellini marcatempo è condotta fraudolenta, idonea oggettivamente ad indurre in errore l’amministrazione di appartenenza in merito alla presenza sul luogo di lavoro, ed è dunque suscettibile di integrare il reato di truffa aggravata.

Cassazione penale sez. II, 14/09/2018, n.47286

L’indebito conseguimento dell’indennità di malattia da parte del lavoratore configura il reato di truffa aggravata ex art. 640, comma 2, n. 1 cod. pen. (nella specie, l’imputato aveva certificato all’azienda il proprio stato di malattia, percependo l’indennità erogata dall’INPS, e contemporaneamente aveva lavorato per un’altra società).

Cassazione penale sez. II, 13/07/2018, n.38997

La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131-bis c.p., che può essere applicata nel caso di reati unificati dal vincolo della continuazione qualora la condotta criminosa risulti unitaria e circoscritta e l’offesa possa considerarsi di particolare tenuità, non può essere invocata dall’imputato che abbia tenuto un comportamento abituale deviante, caratterizzato dalla reiterazione della medesima condotta. [Nel caso di specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la sentenza della corte d’appello, che aveva condannato l’imputato (un medico dipendente di una Asl) per il reato di cui all’art. 640 c.p., ritenendo che la condotta consistente nell’aver fatto ripetutamente marcare ad altre persone il proprio badge nell’orologio segnatempo, allontanandosi senza alcuna giustificazione dal luogo di lavoro, rappresentasse un vero e proprio stile di vita ed un “modus operandi” abituale, con conseguente inapplicabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto].

Cassazione penale sez. II, 16/03/2018, n.14975

In tema di truffa aggravata in danno dello Stato, nel caso in cui la condotta consista in ripetute assenze ingiustificate dell’impiegato pubblico dal luogo di lavoro, occorre che queste determinino un danno economicamente apprezzabile, sicché è onere del giudice di merito considerare a tal fine anche l’eventuale ricorrenza di decurtazioni stipendiali conseguenti proprio alla mancata realizzazione della prestazione.

Cassazione penale sez. III, 27/10/2015, n.45698

La falsa attestazione del dipendente pubblico, in ordine alla presenza sul luogo di lavoro accertata mediante alterazione dei cartellini marcatempo, integra, in concorso materiale, i reati di truffa aggravata (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.) e di false attestazioni o certificazioni (art. 55 quinquies d.lg. n. 165 del 2001).

Cassazione penale , sez. II , 07/11/2013 , n. 48145

Deve essere confermata la penale responsabilità – per truffa e falso ai danni della P.A. – del pubblico impiegato che ha falsificato le firme apposte sui certificati medici presentati per giustificare la sua malattia, tale di per sé da non giustificare la sua assenza dal lavoro, ottenendo comunque la retribuzione pur in assenza di prestazione lavorativa.

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