Il RUP tra stazione appaltante delegata e stazione appaltante delegante (dopo la deliberazione ANAC n. 255/2024)

La precisazione dell’ANAC, espressa nella deliberazione n. 255/2024 – a prescindere dagli altri aspetti nell’intervento esaminati -, secondo cui il comma 13 dell’articolo 63 che precisa che “Le centrali di committenza e le stazioni appaltanti che svolgono attività di committenza anche ausiliaria sono direttamente responsabili per le attività di centralizzazione della committenza svolte per conto di altre stazioni appaltanti o enti concedenti. Esse nominano un RUP, che cura i necessari raccordi con la stazione appaltante beneficiaria dell’intervento, la quale a sua volta nomina un responsabile del procedimento per le attività di propria pertinenza”, sarebbe foriero di dubbi – non tanto interpretativi – sembra interessante e consente alcune considerazioni.

Dalla disposizione non si può che desumere che la stazione appaltante non qualificata – proprio per questo – non può avere un RUP, ma solo responsabili di fase. Il problema è capire se anche il resto dell’attività contrattuale, quindi, debba essere espletata da meri responsabili di procedimento. E questo, non è credibile.

Da notare che nel caso di appalti anche la stazione appaltante non qualificata può occuparsi dell’esecuzione del contratto almeno fino al 31/12/2024 (in questo senso l’articolo 8, comma 1, dell’allegato II.4).

Questa impostazione, pur necessaria (intendo quella declinata nell’articolo 62, comma 13 del codice) per effetto della dinamica delle qualificazioni delle stazioni appaltanti,  non è rispettosa dell’impostazione generale fortemente voluta dagli estensori (in ossequio ad una generale richiesta di valorizzazione della figura del RUP).

L’impostazione generale che emerge dal codice è che il RUP non è un mero responsabile di procedimento (ex lege 241/90), ma un responsabile di intervento/progetto che comprende le classiche fasi (programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione) declinate, dallo stesso estensore, in termini di procedimento amministrativo.

Non a caso, il responsabile di fase – fin dal comma 4 dell’articolo 15 -, è configurato in termini di responsabile di procedimento (ed al quale si applica anche la legge 241/90).

La differenza tra le due figure è sostanziale: il RUP ha poteri decisori oltre che istruttori, i responsabili di fase hanno prerogative solo istruttorie.  

Se si applica il ragionamento generale, è evidente che la stazione appaltante qualificata si occupa – sicuramente – di una fase (quella dell’affidamento preclusa alla stazione appaltante non qualificata) e può essere coinvolta in fase di predisposizione della programmazione interna (della stazione appaltante non qualificata), ma non si occupa (potrebbe non occuparsi salvo che venga espressamente richiesto) della progettazione e dell’esecuzione del contratto.

In pratica si registra normalmente, un rapporto di 1 a 3 ovvero la stazione appaltante qualificata ha sicuramente una fase (affidamento), mentre le altre vengono svolte dalla stazione appaltante non qualificata.

Per l’impostazione generale si potrebbero avere, a ben valutare, due responsabili di fase, uno per l’affidamento e l’altro per le tre fasi “tecniche” (se la prima la si intende di tipo “amministrativo”). 

Secondo l’articolo 62, comma 13, quindi il RUP che sovrintende questi due responsabili di fase è il soggetto nominato dalla stazione appaltante qualificata (che solo questa può nominare).

Uno stesso procedimento/procedura d’appalto può avere un solo RUP. Portando quindi tale affermazione alle estreme conseguenze, la stazione appaltante non qualificata, pertanto non potrebbe avere un proprio RUP nella “gara” delegata.

Questa impostazione appare di difficile attuazione pratica e la questione è realmente foriera di tanta implicazioni. Si pensi alla sola questione degli incentivi per funzioni tecniche ed alla differenza (quanto a compensi) tra il ruolo del RUP ed il ruolo del responsabile di fase.

Le altre difficoltà sono evidenti visto che il RUP della stazione appaltante qualificata rimarrebbe legato alla stazione appaltante non qualificata fino a quando non si esaurisce l’esecuzione del contratto.

Un modus operandi, considerando gli organici, sicuramente di difficile considerazione. 

Altri riferimenti  

Questa impostazione (declinata nell’articolo 62 comma 13 in commento) ad esempio non si ravvisa nel comma 14 dello stesso articolo il cui primo periodo precisa che “Due o più stazioni appaltanti possono decidere di svolgere congiuntamente, ai sensi dell’articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, una o più fasi della procedura di affidamento o di esecuzione di un appalto o di un accordo quadro di lavori, servizi e forniture, purché almeno una di esse sia qualificata allo svolgimento delle fasi stesse in rapporto al valore del contratto. Le stazioni appaltanti sono responsabili in solido dell’adempimento degli obblighi derivanti dal codice. Esse nominano un unico RUP in comune tra le stesse in capo alla stazione appaltante delegata”.

In questo caso l’appalto non è oggetto di delega ma viene, per così dire, condiviso.

In questa ipotesi, ovviamente, il RUP è unico ed in comune. Nel caso precedente, non insiste una specifica disposizione secondo cui il RUP deve essere unico ma solo che si dovrebbe partire  con un responsabile di procedimento della stazione appaltante non qualificata (e quindi un responsabile di fase dell’affidamento) ed un responsabile unico per la stazione appaltante qualificata.

Perché il sistema funzioni non si può non ipotizzare che questa situazione sia solo quella di partenza.  Ovvero il RUP della stazione appaltante qualificata sia tale solo per giungere fino all’aggiudicazione efficace, che dovrà essere trasmessa alla stazione appaltante non qualificata.

Questa trasmissione degli atti di “aggiudicazione” non può che avvenire al RUP della stazione delegante visto che si assiste anche alla trasmissione dello stesso CIG.

In questo senso, ad esempio la FAQ ANAC D5, in tema di digitalizzazione chiarisce che “La stazione appaltante delegata è quella che deve avviare la procedura di affidamento e, quindi, acquisire il CIG che rimane di sua competenza fino al completamento della funzione delegata, e pagare il contributo se dovuto. Solo successivamente alla conclusione della fase delegata il CIG acquisito diventa di competenza dell’amministrazione delegante che, fino a quel momento, potrà soltanto esercitare la visione su di esso”.  

La FAQ successiva D9 precisa ulteriormente che “La PCP consente a entrambe le stazioni appaltanti, delegata e delegante, di prendere ciascuna in carico autonomamente il CIG attribuito alla procedura a condizione che nell’atto indittivo della procedura sia stato esplicitato il nominativo di entrambe. Nel caso in cui ciò non sia avvenuto, il sistema non consente il trasferimento a posteriori del CIG e l’unico soggetto abilitato a gestire tutte le fasi della procedura resta la stazione appaltante indicata nell’atto indittivo”.

Pur vero che il CIG deve essere acquisito, se nominato, dal responsabile di fase, pertanto la stazione appaltante delegante solo per questo non avrebbe problemi, ma il responsabile di fase dell’affidamento non può gestire le ulteriori fasi della procedura (in particolare quella dell’esecuzione).

La fase, dell’esecuzione, in parola può essere gestita dal responsabile di fase dell’esecuzione, che non può occuparsi dei compiti classici del RUP (e che ancora oggi l’allegato II.14, ad esempio, attribuisce al responsabile unico del progetto).

Emerge la necessità, pertanto, che la stessa stazione appaltante delegante si doti   di uno specifico RUP (che potrebbe non essere presente ad avvio della procedura delegata come specifica l’articolo 62, comma 13).

Del resto, se anche questo non accadesse, oggi l’attuale articolo 15 del codice, periodo finale del comma 2, puntualizza che se il RUP non viene nominato le funzioni di questo vengono svolte dal dirigente/responsabile del servizio.

La conseguenza ultima, pertanto, è che tutti i compiti afferenti il RUP – nella stazione appaltante delegante la procedura di affidamento -, verranno svolti dal dirigente/responsabile del servizio nella duplice veste.

A meno che, lo scopo degli estensori non fosse proprio questo per evitare la proliferazione di figure/ruoli ed evitare confusioni sulla riconducibilità delle responsabilità.  Ciò potrebbe aver portata alla necessità di mantenere i compiti del RUP nel responsabile di servizio (senza alternative).

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