Le controversie in materia di mobilità interna

      Il Tar Lazio-Latina, sezione I, con la sentenza del 13 gennaio 2024 n. 32 ha confermato il consolidato orientamento della giurisprudenza in materia di mobilità del personale della pubblica amministrazione, in attuazione degli articoli 30 e 63 del d.lgs. n. 165/2001, secondo cui le controversie che hanno a oggetto la contestazione degli atti di “mobilità interna” (trasferimento ad altra unità organizzativa), anche quando impugnati congiuntamente al Piano Integrato di Attività e Organizzazione (Piao), sono di competenza del giudice ordinario.

   Infatti, in questi casi, l’interesse personale, diretto, concreto e attuale ad agire azionato non è costituito da una generica ed astratta pretesa alla legalità della gestione delle risorse umane da parte dell’ente datore di lavoro, bensì dalla volontà del ricorrente di conservare l’assegnazione precedentemente ottenuta e, quindi, di far valere una situazione giuridica soggettiva legata al rapporto di lavoro in essere con l’amministrazione, sotto il profilo del diritto alla sede di servizio.

Anche le controversie concernenti la mobilità esterna (relativa al  trasferimento del dipendente pubblico tra enti del medesimo comparto o tra enti di comparti diversi) appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, configurandosi come cessione del contratto di lavoro che si verifica nel corso di un rapporto già instaurato e non determina la costituzione di un nuovo rapporto di pubblico impiego o una nuova assunzione, ma comporta solo la modificazione soggettiva del rapporto di lavoro già in atto (TAR SARDEGNA, SEZ. I – sentenza 24 maggio 2018 n. 515, TAR TOSCANA, SEZ. I – sentenza 28 novembre 2013 n. 1653, CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V – sentenza 18 agosto 2010 n. 5830 ).

   Un istruttore direttivo tecnico (cat. D1) con contratto a tempo indeterminato in servizio presso il Comune di Gaeta, ove ha sempre lavorato nell’ambito del settore tecnico ed urbanistico, rivestendo anche incarichi in posizione organizzativa è stato trasferito dal Dipartimento riqualificazione e rigenerazione urbana, edilizia pubblica e privata all’Ufficio protezione civile e mobilità del Settore servizi generali, gestione del ciclo sanzionatorio e del contenzioso, viabilità e mobilità. Infatti, la Giunta municipale di Gaeta con deliberazione n. 130 del 30 giugno 2022 ha approvato il piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) per il triennio 2022-2024, che ha poi aggiornato una prima volta con deliberazione n. 192 del 12 ottobre 2022 e successivamente, avendo ridefinito l’organigramma ed il funzionigramma dell’ente, la Giunta municipale ha approvato un secondo aggiornamento del PIAO mediante deliberazione n. 8 del 24 gennaio 2023, disponendo la mobilità interna di alcuni dipendenti, tra i quali il ricorrente.

  Ai sensi dell’art. 63, comma 1, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, “1. Sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, ad eccezione di quelle relative ai rapporti di lavoro di cui al comma 4, incluse le controversie concernenti l’assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la responsabilità dirigenziale, nonché quelle concernenti le indennità di fine rapporto, comunque denominate e corrisposte, ancorché vengano in questione atti amministrativi presupposti. Quando questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione, il giudice li disapplica, se illegittimi. L’impugnazione davanti al giudice amministrativo dell’atto amministrativo rilevante nella controversia non è causa di sospensione del processo”.

La predetta disciplina afferma che sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di cui all’art. 1, comma 2 (rapporti privatizzati alle dipendenze della pubblica amministra­zione), con esclusione di quelle di cui al comma 4, viceversa attribuite alla cognizione del giudice amministrativo (e cioè quelle relative alle procedure concorsuali per l’as­sunzione di dipendenti delle pubbliche amministrazioni nonché, in sede di giurisdizio­ne esclusiva, le controversie dei dipendenti in regime di diritto pubblico, ivi comprese quelle attinenti ai rapporti patrimoniali connessi).

  In relazione a ciò, con il ricorso del dipendente trasferito ha chiesto l’annullamento del provvedimento del Comune di Gaeta:

I) per violazione degli artt. 6, decreto legge 9 giugno 2021 n. 80, convertito, con modificazioni,  nella legge 6 agosto 2021 n. 113, 1, d.P.R. 24 giugno 2022 n. 81, 2 e 4, d.m. 30 giugno 2022 n. 132, 5, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, 48, 49 e 107, d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267, 21 del regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi del Comune di Gaeta, nonché eccesso di potere, perché il PIAO è un atto generale di pianificazione e programmazione che fa necessariamente salve le competenze in capo ai dirigenti, tra cui le decisioni inerenti la mobilità interna del personale dipendente, laddove la Giunta municipale è entrata nel merito di tali profili senza neppure acquisire un parere preventivo dei dirigenti dei settori interessati dai trasferimenti dei dipendenti loro sottoposti;

II) per violazione dell’art. 3, legge 7 agosto 1990 n. 241 ed eccesso di potere, in quanto la deliberazione gravata non dà conto delle ragioni per le quali è disposto il trasferimento di una parte del personale e segnatamente del ricorrente;

III) per violazione dell’art. 6, comma 2, decreto legge n. 80 del 2021, convertito nella legge n. 113 del 2021, ed eccesso di potere, perché il PIAO è stato aggiornato due volte nel corso del 2022, laddove la legge prevede un solo aggiornamento;

  Si è costituito in giudizio il Comune di Gaeta, il quale ha preliminarmente eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore di quello ordinario, rilevando come l’azione intentata dal ricorrente solo apparentemente sia diretta a ottenere l’annullamento parziale del PIAO, in quanto mira, in realtà, a contestare il provvedimento di assegnazione a un nuovo ufficio.

Il medesimo Tar Lazio ha ritenuto il predetto ricorso inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, come da eccezione sollevata dal Comune di Gaeta, venendo in questione una vicenda contenziosa inerente la gestione privatistica del rapporto di lavoro di un dipendente comunale, sotto il profilo del suo trasferimento da un ufficio dell’ente ad un altro.

Infatti, ai sensi dell’art. 63, comma 1, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, “1. Sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, ad eccezione di quelle relative ai rapporti di lavoro di cui al comma 4, incluse le controversie concernenti l’assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la responsabilità dirigenziale, nonché quelle concernenti le indennità di fine rapporto, comunque denominate e corrisposte, ancorché vengano in questione atti amministrativi presupposti. Quando questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione, il giudice li disapplica, se illegittimi. L’impugnazione davanti al giudice amministrativo dell’atto amministrativo rilevante nella controversia non è causa di sospensione del processo”.

. In tal senso, l’interesse personale, diretto, concreto ed attuale ad agire azionato in questa sede dal ricorrente – e dunque il petitum sostanziale del ricorso – non è costituito da una generica ed astratta pretesa alla legalità della gestione delle risorse umane del Comune resistente, bensì nella volontà del ricorrente  di conservare l’assegnazione precedentemente ottenuta e, quindi, di far valere una situazione giuridica soggettiva legata al rapporto di lavoro in essere con l’Amministrazione , sotto il profilo del diritto alla sede di servizio. Sul punto, giurisprudenza che il collegio intende condividere ha già affermato la giurisdizione del giudice ordinario sulla controversia relativa all’assegnazione del dipendente a una diversa unità organizzativa nel rispetto della categoria e del profilo professionale di appartenenza, in quanto gestita con i poteri del privato datore di lavoro e non comportante alcuna modificazione del rapporto di impiego tra le parti (TAR Marche, sez. I, sentenza 7 marzo 2014 n. 327).

   Pertanto, atteso che le citate note dirigenziali del 30 gennaio 2023 e del 2 febbraio 2023, cioè gli atti direttamente lesivi della posizione del ricorrente, sono state assunte con le capacità e i poteri del privato datore di lavoro, ai sensi dell’art. 5, comma 2, d.lgs. n. 165 del 2001, la cognizione sull’eventuale esistenza di patologie che ne inficino la legittimità è devoluta al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, ai sensi dell’art. 63, d.lgs. n. 165 cit., cui è anche attribuito il potere di disapplicare eventualmente il PIAO in quanto atto amministrativo presupposto rilevante.

È, dunque, innanzi al giudice ordinario che il ricorrente potrà riproporre la domanda nei termini di legge, ai sensi degli artt. 59, l. 18 giugno 2009 n. 69 e 11 cod. proc. amm. e secondo i principi affermati dalle sentenze della Corte costituzionale 12 marzo 2007 n. 77 e della Corte di Cassazione, sezioni unite, 22 febbraio 2007 n. 4109.

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