Mancata sottoscrizione del contratto di assunzione, dPR 487/1994 riformato chiarisce: si decade dalla graduatoria.

La sentenza del Tar Campania, Sezione VIII, 19.12.2023, n. 6743, potrebbe – auspicabilmente – essere una delle ultime a considerare illegittima la decadenza dalla graduatoria dei vincitori di concorso che rifiutano di sottoscrivere il contratto di lavoro.

La pronuncia si rifà ad un filone, francamente discutibile e criticabile, acceso in particolare dal Tar Abruzzo, Sez. I, 12.4.2022, n. 125, secondo il quale il rifiuto di sottoscrivere il contratto implica la sola conseguenza della mancata assunzione, ma non la cancellazione dalla graduatoria.

Il Tar Campania, aderendo a tale chiave di lettura, pertanto, ha annullato il provvedimento di cancellazione dalla graduatoria, sostanzialmente per due ragioni:

  1. sul piano formale, per ambiguità supposta della documentazione;
  2. sul piano sostanziale, per assenza di una previsione normativa da cui ricavare la conseguenza del depennamento dalla graduatoria, e considerando la permanenza nella graduatoria utile non solo al curriculum del vincitore ma anche per eventuali future assunzioni da parte della p.A. visto che lo scorrimento potrebbe essere chiesto anche da amministrazioni differenti da quella che ha bandito il concorso.

Si tratta di valutazioni poco condivisibili e, comunque, tra breve (vedremo oltre) non più ulteriormente sviluppabili.

In quanto alla prima, il Tar ha accettato le contestazioni del ricorrente, che ha rilevato la contraddizione tra due previsioni del bando. La prima è la previsione secondo la quale “La graduatoria rimarrà efficace per il termine e le finalità previste dalla normativa vigente. Il nominato che per qualsiasi motivo non si presenterà in servizio entro il termine che gli verrà comunicato, sarà senz’altro dichiarato decaduto”; la seconda, come ricorda il Tar “sanziona la mancata presentazione della documentazione ivi prevista da parte del vincitore del concorso con la “decadenza dal diritto alla costituzione del rapporto stesso” e non con il depennamento dalla graduatoria”.

Si tratta di un’argomentazione palesemente falsa. Nel caso di specie, il ricorrente ha rifiutato di sottoscrivere il contratto; non si è registrata l’ipotesi di mancata presentazione della documentazione necessaria allo scopo. Il rifiuto di sottoscrivere il contratto è integralmente attratto nella prima previsione del bando e non nella seconda, la quale si riferisce ad una circostanza molto chiara e del tutto diversa dalla prima, tale da non dare luogo ad alcuna ambiguità.

Ma, molto discutibile è anche la valutazione sul piano sostanziale. Il Tar Campania, allineandosi al filone giurisprudenziale ricordato prima, evidenzia una sorta di diritto alla permanenza nella graduatoria del candidato vincitore di concorso, nonostante il rifiuto a sottoscrivere il contratto con cui costituire il rapporto, in vista di un suo interesse a poter essere chiamato anche eventualmente da altre amministrazioni finchè la graduatoria risulti efficace.

Si tratta di una concezione piuttosto strana dell’interesse pubblico e della sua comparazione rispetto a quello privato, che dà prevalenza a questo senza alcun controbilanciamento utile alla PA.

Lo spiega benissimo la Cassazione, Sezione Lavoro, ordinanza 11.7.2023, n. 19679: “nell’impiego pubblico, seppure contrattualizzato, la procedimentalizzazione stabilita, non solo per le operazioni concorsuali, ma anche per gli adempimenti successivi all’approvazione della graduatoria, è finalizzata ad assicurare trasparenza ed efficienza all’agire delle Pubbliche Amministrazioni giacché il rispetto delle cadenze imposte, oltre a consentire al datore di lavoro pubblico di disporre delle risorse di personale necessarie per il suo funzionamento, garantisce la corretta gestione delle graduatorie, tutelando, sia pure di riflesso, anche gli interessi dei non vincitori che, in caso di mancata accettazione o di non tempestiva assunzione in servizio dei chiamati, potrebbero a questi ultimi subentrare per effetto dello scorrimento”.

La Cassazione, a differenza dei Tar, si ricorda del principio di buon andamento posto dalla Costituzione: le graduatorie concorsuali vanno gestite “in modo corretto”. Esse sono funzionali alla costituzione del rapporto di lavoro con i vincitori, garantendo quindi l’interesse alla copertura del posto vacante oggetto del bando col migliore della selezione; ma allo stesso tempo le graduatorie offrono alle PA rimedio, qualora il vincitore non accetti di sottoscrivere il contratto, consentendo lo scorrimento verso i non vincitori, che hanno l’interesse a subentrare a chi invece, non sottoscrivendo il contratto, dimostri incontrovertibilmente di non essere realmente interessato all’opportunità lavorativa.

Oltre al principio di buon andamento della PA, si dovrebbero ricordare anche quelli di buona fede e correttezza. Una PA indice un concorso, investe tempo e denaro nella procedura: chi si candida deve dimostrare una certa serietà nel relazionarsi con la PA. La sottoscrizione del contratto di lavoro, ovviamente, non può considerarsi obbligata: il vincitore può certamente scegliere di non attivare la prestazione lavorativa presso quell’ente. Ma, tale scelta non può non condurre alla conseguenza della fuoriuscita dalla graduatoria. A meno di non pensare che le varie PA, nel gestire i concorsi e le conseguenti graduatorie, facciano da incubatore: chi vince, insomma, pensa di acquisire il diritto potestativo di scegliere l’amministrazione presso la quale andare a lavorare, contando sulla circostanza che una PA diversa da quella che ha indetto il concorso chieda lo scorrimento della graduatoria.

E’ un modo di vedere l’ordinamento profondamente disfunzionale. Che si presta, per altro, a molteplici rischi di corruzione, conflitto di interessi e mala gestione, come il caso del comune di Allumiere ha insegnato di recente.

In fondo, un bando di concorso è una proposta contrattuale: il vincitore assume il diritto di accettare o meno tale proposta. Non l’accetta? E’ nella sua libertà, ma la PA ha il dovere di depennare tale soggetto dalla graduatoria. A meno che il concorso non fosse sin dall’inizio indetto nell’ambito di un preventivo accordo tra più enti, esplicitato nel bando, sicchè l’inserimento nella graduatoria sia sin dall’origine funzionale alla possibile chiamata di più enti, come del resto avviene nell’ambito dei “concorsi unici” indetti a beneficio di più amministrazioni.

In ogni caso, come affermato sin da subito, non vi sarà più spazio tra breve per le fughe in avanti dei Tar sulla questione delle graduatorie.

Infatti, ci ha pensato il dPR 82/2023 a fare definitiva chiarezza, modificando il testo dell’articolo 17 del dPR 48/1994. Riportiamo di seguito il testo previgente e quello attuale a fronte, per un confronto:

Art. 17/dPR 487/1994 previgenteArt. 17/dPR 487/1994 novellato dal Dpr 82/2023
1. I candidati dichiarati vincitori sono invitati, a mezzo assicurata convenzionale, ad assumere servizio in via provvisoria, sotto riserva di accertamento del possesso dei requisiti prescritti per la nomina e sono assunti in prova nel profilo professionale di qualifica o categoria per il quale risultano vincitori. La durata del periodo di prova è differenziata in ragione della complessità delle prestazioni professionali richieste e sarà definita in sede di contrattazione collettiva. I provvedimenti di nomina in prova sono immediatamente esecutivi. 2. Le pubbliche amministrazioni comunicano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, il numero dei candidati vincitori assunti ed eventuali modifiche nell’arco dei diciotto mesi di validità della graduatoria di cui all’articolo 15, comma 7. 3. I vincitori dei concorsi, salva la possibilità di trasferimenti d’ufficio nei casi previsti dalla legge, devono permanere nella sede di prima destinazione per un periodo non inferiore a sette anni e, in tale periodo, non possono essere nemmeno comandati o distaccati presso sedi con dotazioni organiche complete. In ogni caso non può essere attivato alcun comando o distacco nel caso in cui la sede di prima destinazione abbia posti vacanti nella dotazione organica della qualifica posseduta, salvo che il dirigente della sede di appartenenza non lo consenta espressamente. 4. Il vincitore, che non assuma servizio senza giustificato motivo entro il termine stabilito, decade dalla nomina. Qualora il vincitore assuma servizio, per giustificato motivo, con ritardo sul termine prefissatogli, gli effetti economici decorrono dal giorno di presa di servizio.1. I candidati dichiarati vincitori e gli idonei in caso di scorrimento della graduatoria sono invitati dall’amministrazione procedente ad assumere servizio in via provvisoria, sotto riserva di accertamento del possesso dei titoli e dei requisiti prescritti per l’assunzione, e sono assunti in prova, la cui durata è definita in sede di contrattazione collettiva. Per i cittadini di Stati terzi, è obbligatoria la presentazione, prima dell’assunzione, dei documenti comprovanti tutte le dichiarazioni presentate, con le modalità di cui all’articolo 3, comma 4, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ferma restando la tutela accordata ai rifugiati e ai titolari di protezione sussidiaria. 2. Le pubbliche amministrazioni comunicano alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica il numero dei candidati vincitori ed idonei eventualmente assunti nell’arco di validità della graduatoria di cui all’articolo 15, comma 7. 3. Il vincitore o l’idoneo che non assume servizio senza giustificato motivo entro il termine stabilito, decade dalla assunzione e dalla graduatoria. Qualora il vincitore o l’idoneo assuma servizio, per giustificato motivo, con ritardo sul termine prefissatogli, gli effetti economici decorrono dal giorno di presa di servizio.

Come si nota, nel precedente testo la norma richiamata era laconica: si limitava a disporre la decadenza “dalla nomina”, senza precisare nulla rispetto alla graduatoria. Si è aperta, così, la stura ad interpretazioni poco condivisibili, come quella del Tar Campania, fondate su basi formali e, si ribadisce, una visione ellittica del rapporto tra interesse pubblico e privato oltre che sull’obliterazione dei principi di buona fede e correttezza.

Nel testo vigente, si risolve ogni dubbio: si cancella, correttamente il riferimento alla “nomina”, che nel lavoro privatizzato nemmeno è più evocabile, e si parla di assunzione, spiegando a lettere chiarissime le conseguenze della mancata assunzione in servizio: decadenza dall’assunzione stessa e al contempo anche dalla graduatoria.

A scanso di equivoci e di interpretazioni bislascche: non assumere servizio senza giustificato motivo è esattamente la stessa fattispecie di rifiutarsi di sottoscrivere il contratto di lavoro. Infatti, non sottoscrivendo il contratto, non è possibile assumere servizio.

Dunque, per i concorsi indetti nella vigenza dell’articolo 17 del dPR 487/1994 non vi sarà più modo di poter pescare nell’ordinamento presunti diritti dei vincitori dei concorsi a restare nelle graduatorie anche a seguito del rifiuto di firmare i contratti di assunzione. Un po’ di chiarezza delle regole del gioco è certamente un giovamento.

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2 commenti

  • Dod

    Qualcuno potrebbe controllare per esmpio se si apploca anche al caso del concorso Napoli si napoli. O se è valido solo per bandi successivi alla modofica?

  • Dod

    Dubbi riguardo le vecchie graduatorie. Ma se il nuovo regolamento modificato art 17 entra in vigore dal 14 07 2023 e afferma che chi rinuncia alla presa in servizio decade, la regola della permanenza via Tar abruzzo si dovrebbe applicare solo a chi ha rinunciato prima del 14 07 2023. Tutti quelli che rinunciano dopo anche per la seconda volta con il nuovo regolamento all’interno di vecchie graduatorie
    dovrebbero decadere. Ogni assunzione non è indipendente dalle altre? Il nuovo regolamento dunque non si dovrebbe applicare a tutte le nuove chiamate dopo il 14 07 2023?

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