MODERNIZZAZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE E FRENESIA RIFORMATRICE: UN ESEMPIO CONCRETO DI SUCCESSO CUI ISPIRARSI

Di M. Balducci

Nell’ormai lontano 2003, quando mi trovavo ad essere docente stabile di European Public Management alla Scuola Nazionale d’Amministrazione (allora Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione) incrociai, per merito del dr.  Carlo MOCHI SISMONDI, il patron di FORUMPA,  il caso della Camera di Commercio di Roma.

Era dagli anni ‘90 dello scorso secolo che la Pubblica Amministrazione era diventata un oggetto di particolare attenzione da parte di tutti coloro che erano interessati alla modernizzazione dell’Italia. Gli esempi di riforme di successo non mancavano. Cito qui l’INPS e l’INAIL dopo il trattamento cui erano stati sottoposti dall’Ingegner BILLIA, il Comune di Prato e le sue procedure di urbanistica e edilizia privata (dopo il trattamento dell’assessore Antonio LUCCHESI e del dr. Maurizio FERRETTI). Si trattava, e ancora oggi si tratta, di casi eccellenti ma in un qualche modo solo parziali. All’INPS, all’INAIL e al Comune di Prato erano stati affrontati, e risolti, alcuni problemi settoriali. Il caso della Camera di Commercio di Roma colpiva per la sua “completezza”. Tutte le componenti della macchina amministrativa erano state investite dall’opera di modernizzazione in maniera coerente e con sincronizzazione. I risultati concreti erano sotto gli occhi di tutti. Prima della cura le risorse della Camera di Commercio di Roma (in maniera simile a quanto avveniva nelle altre Camere di Commercio italiane) erano impiegate prevalentemente (ca. l’80%) per la gestione della routine burocratica (iscrizione, rilascio di certificazioni etc.) e solo in minima parte per la promozione delle imprese associate. Dopo la cura questa percentuale si era invertita. Non solo. La Camera di Commercio di Roma produceva un surplus di risorse che investiva nel territorio. Un esempio per tutti: la Fiera di Roma è stata costruita con le risorse della Camera di Commercio.

Lo scorso 11 dicembre 2023 ho presentato a Roma la mia ultima pubblicazione, un libro intitolato Un gatto che si morde la coda ovvero le riforme della pubblica amministrazione – analisi e suggerimenti (Milano, Guerini, 2023). La presentazione ha avuto luogo nei locali della Camera di Commercio di Roma e tra i presentatori del libro spiccava   Fabrizio AUTIERI, il Segretario Generale della Camera di Commercio cui si devono i cambiamenti realizzati oramai più di 20 anni fa. Fabrizio AUTIERI mi ha fatto l’onore di partecipare alla presentazione del libro probabilmente anche perché nel libro cito il caso della Camera di Commercio di Roma come un esempio cui ispirarsi.

Nell’occasione Fabrizio AUTIERI ha ripercorso l’iter dei cambiamenti da lui introdotti, si badi bene a legislazione nazionale stabile. Senza cioè il bisogno di grandi e magniloquenti riforme. Credo che qui valga la pena richiamare quanto ricordato da AUTIERI lo scorso 11 dicembre come indicazione di metodo per tutti coloro che si stanno arrabattando nel tentativo di migliorare il rendimento della nostra amministrazione senza, peraltro, ottenere grandi risultati.

AUTIERI ha rammentato che ha preso le mosse affrontando il problema della firma. Ha subito preteso che gli atti routinari, anche se a valenza esterna, non venissero firmati da dirigenti ma da quadri/funzionari. Dai dirigenti AUTIERI ha preteso subito un contributo più sostanzioso: la realizzazione di progetti innovativi. In precedenza AUTIERI mi aveva detto che alcuni dei dirigenti che aveva ereditato non se la erano sentita di affrontare questa sfida e si erano avvalsi dei meccanismi della mobilità.  Dall’altra parte, per fornire certezze ai quadri/funzionari cui chiedeva di firmare gli atti a valenza esterna e, nel contempo, per garantire ai vari dirigenti il controllo del settore di cui erano responsabili  (e i cui atti non firmavano più) ha codificato l’azione amministrativa in processi dettagliati. Qui si è dimostrato il grande valore dell’intervento di Fabrizio AUTIERI non solo perché ha visto il rapporto che esiste tra funzione dirigenziale, firma e processi, ma anche per il metodo con cui ha introdotto i processi. Resistendo alle pressioni del Consiglio d’Amministrazione non ha fatto stendere i processi da esperti esterni. I processi sono stati stesi dai dirigenti e dai quadri dell’Amministrazione della Camera di Commercio cui era stata fornita una stanziale formazione sul tema. Questa formazione è stata ovviamente fornita da esperti esterni, esperti che hanno operato con il metodo della “formazione intervento”.In questo modo si è realizzata la mitica reingegnerizzazione dei processi senza traumi.

Una volta messo a regime il problema della firma e realizzata la reingegnerizzazione dei processi il cambiamento ha affondato il bisturi su aspetti più sensibili e sofisticati.  Innanzi tutto è subito emerso che la pianta organica era sovradimensionata. Senza ricorrere a esoteriche formule di misurazione dei “carichi di lavoro” è apparso auto-evidente che la reingegnerizzazione faceva risparmiare risorse in termini di tempo/uomo. La reingegnerizzazione ha poi aperto la strada per una profonda informatizzazione. Informatizzazione che non si sarebbe potuta realizzare prima della reingegnerizzazione con il rischio di cristallizzare le incongruenze burocratiche esistenti.

La reingegnerizzazione dei processi ha aperto la strada non solo alla digitalizzazione ma anche alla certificazione di qualità.

AUTIERI è poi passato a riconfigurare la macchina amministrativa in modo da fare coincidere il piano dei conti con l’organigramma. In questo modo è stato in grado di rilevare il costo di ogni prodotto realizzato dall’amministrazione della Camera. Da questa conoscenza è derivato, quasi in maniera naturale, il meccanismo di gestione degli incentivi alla produttività

Tutte queste realizzazioni dovrebbero essere prese in considerazione da chi cerca di migliorare il rendimento della nostra amministrazione senza aver chiaro come procedere. Viene in mente la triste vicenda del Piano Integrato delle Attività e dell’Organizzazione (PIAO) che ha prodotto una marea di norme e che alla fine non ha semplificato l’azione amministrativa ma la ha notevolmente complicata.

Per riformare la nostra amministrazione e portarla a livelli di rendimento accettabili per un paese moderno non basta la volontà di cambiare: bisogna anche avere le idee chiare su cosa cambiare e su come realizzare il cambiamento. AUTIERI aveva le idee molto chiare.

Lo scorso 6 febbraio Fabrizio AUTIERI ha lasciato questa vita. Mi auguro che chi di dovere sappia rivolgere lo sguardo alla Camera di Commercio di Roma e a quello che AUTIERI vi ha realizzato molto prima che il PNRR desse l’avvio alla attuale frenesia riformatrice priva di razionalità

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