Possibile correggere i refusi dell’offerta economica, se l’errore è riconoscibile

Secondo la giurisprudenza deve ritenersi sempre ammissibile la correzione del mero errore materiale nell’offerta economica. Ma ciò può avvenire purché si tratti di un errore facilmente ed oggettivamente riconoscibile dalla commissione. Solo così è possibile evitare una illegittima manipolazione dell’offerta medesima ed il conseguente vulnus alla par condicio dei concorrenti.

Sono questi i contenuti della sentenza del T.A.R. Lazio, Roma, sez. III-quater, del 27 luglio 2022, n. 10678.

L’operazione interpretativa (quando legittima e possibile) consente, inoltre, di attuare il noto principio di conservazione degli atti negoziali.

Nella materia è intervenuta anche ANAC, a seguito dell’approvazione del riformulato Bando tipo n. 1, del quale si dirà in prosieguo.

La vicenda oggetto di approfondimento

Nel caso sottoposto ai giudici del T.A.R. Lazio, una stazione appaltante aveva bandito una gara per l’affidamento biennale di servizi socio-educativi. 

L’operatore economico secondo classificato aveva impugnato i risultati della procedura, proponendo varie censure, tra le quali la non correttezza di una componente dell’offerta economica dell’aggiudicataria. L’aggiudicataria aveva, infatti, specificato il costo del lavoro riferito alla durata di un solo anno, invece che alla durata biennale dell’appalto.

Gli indirizzi giurisprudenziali sull’argomento

I giudici del T.A.R. Lazio hanno rammentato che in materia vi sono indirizzi giurisprudenziali consolidati, secondo i quali “non è possibile escludere dalla gara un concorrente qualora quest’ultimo, avendo correttamente presentato un’offerta economica tenendo in considerazione sia i costi della manodopera sia gli oneri aziendali di adempimento delle disposizioni in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ed avendo indicato separatamente entrambe le voci di costo all’interno della propria offerta economica, abbia commesso un mero errore formale nella indicazione numerica del costo della manodopera nell’offerta economica, qualora successivamente, in sede di contraddittorio con la stazione appaltante all’interno del subprocedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta, tale errore formale venga rilevato come tale dalla medesima stazione appaltante, a seguito della positiva verifica che i costi della manodopera (così come gli oneri di sicurezza aziendale) siano stati debitamente tenuti in considerazione e conteggiati dal concorrente nella predisposizione della propria offerta economica, in tal modo giustificandosi la richiesta di chiarimenti ed il soccorso istruttorio, senza che tali chiarimenti, qualora unicamente rivolti ad evidenziare un mero errore formale di trascrizione numerica del costo della manodopera (o degli oneri di sicurezza aziendale) nell’offerta economica, possano essere intesi come indebita modifica della medesima offerta economica”. (TAR Venezia, sez. III, 1° ottobre 2018, n. 916).

Ancora, la giurisprudenza ha affermato che “l’errore scusabile di rettifica deve sostanziarsi in un mero refuso materiale riconoscibile ictu oculi dalla lettura del documento d’offerta; la sua correzione deve a sua volta consistere nella mera riconduzione della volontà (erroneamente) espressa a quella, diversa, inespressa ma chiaramente desumibile dal documento, pena altrimenti l’inammissibile manipolazione o variazione postuma dei contenuti dell’offerta, con violazione del principio della par condicio dei concorrenti; tale complessiva operazione deve fondarsi su elementi – identificativi dell’errore, desumibili dall’atto stesso, non già da fonti esterne (T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 14 ottobre 2021, n. 159; T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 31 agosto 2021, n. 9448)” (TAR. Torino, sez. I, 7 febbraio 2022, n. 86).

La conclusione dei giudici

Nel caso esaminato, l’offerta economica della controinteressata scontava un palese refuso materiale avendo indicato l’onere complessivo della manodopera per 1 anno solo, rispetto ai 2 anni previsti.

L’operazione correttiva posta in essere dalla Commissione rispondeva al generale principio di conservazione degli atti negoziali in ossequio al principio di favor partecipationis sotteso alle procedure ad evidenza pubblica, nè arrecava, nel caso specifico, alcun vulnus alla par condicio competitorum, appalesandosi logicamente vincolata e necessitata anche alla luce del fatto che gli atti di gara non indicavano in maniera chiara che il costo dovesse essere indicato complessivamente per il biennio e non per il singolo anno.

La questione affrontata nel Bando tipo ANAC n. 1

Sia pur sotto un diverso profilo, la questione relativa alla possibilità di conservazione dell’offerta è affrontata anche nel Bando tipo n. 1 di ANAC, nella recente versione riveduta a fine 2021.

Il difetto preso in considerazione, da calare nella specifica peculiarità delle gare informatiche, attiene alla mancata sottoscrizione dell’offerta medesima.

L’Autorità, nella Relazione illustrativa che accompagna il nuovo Bando tipo n. 1, ha affermato che trattandosi di gare informatiche, dove il particolare meccanismo di accesso alla piattaforma di gestione della gara attraverso specifiche e personali credenziali consente di imputare al concorrente accreditato tutta la documentazione caricata e/o compilata sul proprio profilo e trasmessa alla stazione appaltante, si debba ritenere sanabile anche il difetto di sottoscrizione della domanda di partecipazione, del DGUE, delle dichiarazioni richieste e anche dell’offerta.

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