Riforma del procedimento amministrativo: la delega a monitorare i tempi ripete un obbligo già esistente

Si è dato largo spazio, nei giorni scorsi, al “disegno di legge concorrenza”, finalmente approvato nella legge 118/2022 e, in particolare, alla riforma al procedimento amministrativo.

Si tratta di una legge delega, che contiene una serie abbastanza ampia di criteri ai quali il legislatore si dovrà attenere.

La delega dovrà essere esercitata entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge, secondo il seguente flusso:

  • proposta del Ministro per la pubblica amministrazione
  • di concerto con i Ministri competenti per materia,
  • sentiti le associazioni imprenditoriali e professionali
  • nonché gli enti rappresentativi del sistema camerale,
  • previa acquisizione del parere e, per i profili di competenza regionale, dell’intesa della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
  • e del parere del Consiglio di Stato,
  • che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo,
  • decorso il quale il Governo può comunque procedere.
  • Lo schema di ciascun decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l’espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari,
  • che si pronunciano nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione,
  • decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato.

Pare abbastanza evidente che la pretesa di “semplificare” i procedimenti amministrativi da parte di un Legislatore capace di disporre un iter così intricato e complesso finalizzato all’adozione della legge delega che dovrebbe appunto sortire l’effetto semplificatorio, appaia abbastanza ottimistica. E non è, forse, un caso che generalmente le leggi di semplificazione sortiscono effetti piuttosto differenti rispetto agli ambiziosi fini enunciati.

Ci si concentra, qui, sull’articolo 26, comma 2, lettera i), della lege 118/2022, che enuncia il seguente criterio di delega: “ridefinire i termini dei procedimenti amministrativi dimezzandone la durata, salva la possibilità di individuare, d’intesa con le amministrazioni competenti, quelli esclusi da tale riduzione, prevedendo che tra i criteri base di valutazione della performance individuale e organizzativa sia compreso, ove applicabile, il monitoraggio dei tempi di trattazione dei procedimenti e il livello di soddisfazione dell’utenza”.

Sostanzialmente, gli obiettivi del criterio sono 2:

  1. dimezzare i termini dei procedimenti;
  2. inserire il monitoraggio della loro durata come elemento ai fini della valutazione dei dipendenti.

Affrontiamo brevemente il primo elemento. Il dimezzamento dei termini dei procedimenti amministrativi appare un criterio “bandiera”, molto semplice, comprensibile e rilanciabile dai media, ma abbastanza superficiale.

Come a suo tempo la legge 241/1990 introdusse il termine generale di 30 giorni in assenza di alcuna valutazione di impatto sull’effettiva sostenibilità o necessità di detti termini, allo stesso modo ora si prevede una legge delega che disponga il loro dimezzamento ancora una volta senza studi o valutazione in merito a come determinare standard credibili sulla loro durata.

Il dimezzamento è enunciato dal legislatore in termini abbastanza generici e, per atro, appare immediatamente contraddetto e reso problematico dall’esclusione di una molteplicità di provvedimenti da tale dimezzamento, individuati in base ad una “intesa con le amministrazioni competenti”, che si annuncia sin d’ora convulsa, lunga, complicata e difficilissima.

Anche sul secondo elemento della delega, quello che riguarda il “monitoraggio dei tempi di trattazione dei procedimenti” basteranno poche riflessioni.

In particolare, la legge 118/2022 cade in un vizio che si riscontra sempre più di frequente nell’operato del Legislatore: la coazione a ripetere precetti normativi già esistenti, ma della cui effettiva efficacia ed attuazione nessuno si è troppo curato o, comunque, nessuno è in grado di dare valutazioni tecniche concrete e credibili sul loro grado di attuazione (anche perché troppo spesso mancano totalmente controlli sull’applicazione di tali norme).

Purtroppo, il vizio della ripetizione delle norme finisce per dare la sensazione che la norma ripetuta sia stata effettivamente elusa, o disapplicata o violata, sicchè la sua ripetizione pare una mera duplicazione destinata all’ulteriore inefficacia.

Esattamente 10 anni fa, con squilli di trombe e rilevante richiamo mediatico, venne approvata la “legge anticorruzione”, cioè la legge 190/2012. Tra i principi fondamentali di tale norma, emerge quello della trasparenza, come strumento fondamentale di contrasto alla corruzione.

La norma evidenzia che uno dei sintomi di inefficienza e possibile sussistenza di problemi connessi a conflitti di interesse o corruzione si può reperire nel ritardo cronico o comunque rilevante nell’adozione dei procedimenti amministrativi, rispetto ai termini previsti; tali ritardi, infatti, possono essere causati da inefficienze organizzative, ma anche da intenzionali ostacoli operativi creati in qualche zona del flusso procedurale, allo scopo di sollecitare dazioni illecite finalizzate a “sbloccare” e “velocizzare” l’iter inceppato.

Per questa ragione, la legge 190/2012 si è interessata anche del flusso dei procedimenti amministrativi, in particolare nei commi da 28 a 30 dell’articolo 1.

Il citato comma 28 dispone: “Le amministrazioni provvedono altresì al monitoraggio periodico del rispetto dei tempi procedimentali attraverso la tempestiva eliminazione delle anomalie. I risultati del monitoraggio sono consultabili nel sito web istituzionale di ciascuna amministrazione”.

Confrontiamo, ora le disposizioni della legge 118/2022 e quella della legge 190/2012:

Articolo 26, comma 2, lettera i), legge 118/2022Articolo 1, comma 28, legge 190/2012
…prevedendo che tra i criteri base di valutazione della performance individuale e organizzativa sia compreso, ove applicabile, il monitoraggio dei tempi di trattazione dei procedimenti e il livello di soddisfazione dell’utenzaLe amministrazioni provvedono altresì al monitoraggio periodico del rispetto dei tempi procedimentali attraverso la tempestiva eliminazione delle anomalie. I risultati del monitoraggio sono consultabili nel sito web istituzionale di ciascuna amministrazione

Le due disposizioni sono perfettamente sovrapponibili. L’obbligo da parte delle amministrazioni di controllare che i tempi dei procedimenti amministrativi siano rispettati esiste già da 10 e, quindi, a tale scopo una legge delega non serve a molto, se non a evidenziare che la legge di 10 anno prima non abbia ricevuto troppa attuazione.

E’, allora, possibile rinvenire un elemento di novità nella legge 118/2022 laddove specifica che il monitoraggio dei tempi dei procedimento, come anche il livello di soddisfazione dell’utenza, sono funzionali alla valutazione della performance sia individuale, sia organizzativa?

La risposta è negativa. Una norma ancora precedente, il d.lgs 150/2009, per altro promosso dal medesimo Ministro che nei mesi scorsi ha spinto per l’introduzione nella legge 118/2022 delle norme qui in commento, prevede già da molto tempo esattamente il medesimo contenuto. Si tratta dell’articolo 8, comma 1, ai sensi del quale “il Sistema di misurazione e valutazione della performance organizzativa concerne […] c) la rilevazione del grado di soddisfazione dei destinatari delle attività e dei servizi anche attraverso modalità interattive […] f) l’efficienza nell’impiego delle risorse, con particolare riferimento al contenimento ed alla riduzione dei costi, nonché all’ottimizzazione dei tempi dei procedimenti amministrativi”.

L’impressione che la delega legislativa deleghi il Governo ad adottare norme già esistenti appare confermata. Forse, era maggiormente opportuno che il Parlamento si incaricasse di chiedere al Governo la corretta attuazione delle norme già esistenti, il che, per altro, costituirebbe il corretto rapporto tra potere legislativo (e di controllo) e potere esecutivo.

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