Una PA di scribacchini stritolata da adempimenti e dati da imputare

Lo aveva rilevato chi scrive ben, ormai, 7 anni fa (qui e qui): il sistema della PA naufraga nel mare, non certo dolce, della burocrazia.

Sulle pagine di questo portale lo ha ricordato anche Pierluigi Girlando, nell’articolo “Con il ciclo vita digitale arriva il Rup 2.0: da tecnico o giurista a praticone da tastiera”: la giustissima digitalizzazione degli appalti è stata interpretata in modo da scatenare una tempesta di imputazione dati, tale da configurare nel Rup non tanto il “project manager” dell’intervento, quanto in un disperato “applicato amministrativo”, chiamato – tra uno Spid e l’altro – continuamente a inserire dati nell’oceano delle schede e tabelle da compilare.

Ma, trasparenza, anticorruzione ed appalti sono soltanto alcune tra le tematiche inondate, travolte da adempimenti compilativi.

Naturalmente non ci si deve dimenticare del Pnrr: esigenze di tracciamento e rendicontazione necessitano di strumenti di inserimento dati profondissimi ed estesissimi. Oltre alla piattaforma Regis poteva mancare anche il Puc, Protocollo Unico di Colloqio?

Ovviamente, no, non poteva mancare. Come ha scritto Sergio Rizzo su Milano Finanza del 3 febbraio 2024 nell’articolo “Nel labirinto del Puc” si tratta di un delirio burocratico, irto di centinaia di tabelle dati, con 471 informazioni da caricare ed aggiornare di continuo.

Un carico amministrativo pesantissimo, tale da schiacciare e rendere attonita qualsiasi organizzazione, privandola di energie e di efficienza. Il trionfo dell’adempimento, che prevale sul tanto enunciato “risultato”.

La tecnocrazia che inventa questi strumenti “operativi” vive a Roma o comunque in torri d’avorio, lontanissime dalla realtà, dalla dimensione, dalla conoscenza delle necessità operative, che certamente non possono ridursi alla continua imputazione di dati.

Il tentativo di provare a razionalizzare questo delirio è andato a vuoto. Si è provato col Piao, ma invano. Introdotto nel 2021 dal d.l. 80, avrebbe dovuto eliminare i molti, troppi pieni e programmi che vessatoriamente impongono ulteriori imputazioni di dati. Il risultato è desolante: a parte che nei primi due anni di vita i Piao sono stati approvati a dicembre (rendendoli totalmente inutili), nel 2023 a metà settembre (con l’altrettale inutilità di una “programmazione” dell’annualità in autunno…), si è scatenato, almeno negli enti locali, un problema irrisolto con un altro mostro burocratico, il Dup.

Nel contempo, il Piao dovrebbe inglobare anche il ptpc, la programmazione anticorruzione e per la trasparenza, che però l’Anac vive come un’espropriazione.

Risultato? L’Anac ha elaborato la “Piattaforma di acquisizione dei Piani Triennali per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza”: un’ulteriore valanga di dati da imputare, nonostante si debba, stando alla normativa sul Piao, trarre dalla sezione del Piao pubblicata su “amministrazione trasparente” trarre le informazioni di monitoraggio.

In barba, quindi, ad ogni elucubrazione e slogan sul principio “once only”, si assiste ad uno spettacolare processo di duplicazione dei dati da imputare, ad una dispersione di energie senza pari, alla certificazione innegabile del fallimento assoluto del tentativo di creare col Piao quella razionalizzazione efficientista che pure tutti chiederemmo.

Da anni si afferma che la PA ha bisogno di medici, infermieri e, soprattutto, nuove professionalità, capaci di gestire i big data, la società dell’informazione, l’intelligenza artificiale, la reingegnerizzazione dei processi; conseguentemente si predica la modifica dei fabbisogni, la riforma dei profili professionali, l’attivazione di concorsi per ringiovanire le fila dei dipendenti pubblici ed “attrarre” i “talenti”.

Per, poi, scoprire che una parte rilevantissima di cotanti “talenti” nella vita lavorativa sarà chiamata ad autenticarsi con Spid, loggarsi, aprire maschere, inserire dati su dati, salvarli, inviarli, riaprirle, aggiornarli, inserirne di nuovi, ripetere l’operazione in altre banche dati simili, ma diverse, nel rispetto di mille scadenze. Sperando, tra un mero adempimento formale e l’altro, anche di poter lavorare.

Autore

Visits: 601

Un commento

  • klement

    Solo ricevendo per il controllo masse enormi di dati gli organi centrali riescono a far credere di servire a qualcosa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *