Ancora l’assurda ed erronea tesi della durata minima degli incarichi a contratto.

La sentenza sentenza del Tar Campania, Napoli, Sezione II, 26.2.2024, n. 1254 richiama erronea e non condivisibile giurisprudenza della Cassazione, risalente all’esiziale sentenza 13 gennaio 2014, n. 478, sulla tesi totalmente errata della durata minima degli incarichi a contratto, da garantire anche nel caso di cessazione del mandato politico anzitempo.

L’articolo 19 del d.lgs 165/2001 pone il limite minimo di durata degli incarichi dirigenziali solo a beneficio dei dirigenti di ruolo.

La disciplina della dirigenza a contratto è contenuta nel comma 6, ove non è previsto nessuna durata minima, bensì esclusivamente la durata massima di 5 anni: 

Lo stesso vale per l’articolo 110 del d.lgs 267/2000:

La norma è chiarissima e ogni lettura tesa a ritenere che una cessazione anticipata del mandato elettorale comporti uno spoil system non costituzionalmente legittimo per gli incaricati a contratto, come propone la Cassazione e come accetta, acriticamente, è un travisamento gravissimo.

L’articolo 110, comma 3, del d.lgs 267/2000 non solo precisa in modo molto chiaro una durata massima e non minima, ma:

  1. connette senza possibilità di dubbio alcuno detta durata al mandato del sindaco; non indica anni, ma una condizione: la durata dell’incarico a contratto è condizionata alla durata del mandato elettorale, sin dalla sua genesi e non può che scadere cono lo scadere del mandato elettorale, qualunque sia la causa;
  2. infatti, a meglio precisare quanto sopra, il comma 3 dell’articolo 110 riconnette la durata dell’incarico a contratto al mandato di sindaco o presidente della provincia “in carica”. Dunque, se il sindaco o il presidente della provincia non risulti più “in carica”, per qualsiasi ragione (visto che la norma non prevede eccezioni), l’incarico decade.

Non ha alcun rilievo affermare che l’applicazione dell’articolo 110, comma 3, del Tuel comporti un’indebita applicazione dello spoil system se riguardi incarichi “non apicali e di tipo tecnico”.

Sfugge ai giudici un elemento fondamentale: nell’ordinamento locale non esistono incarichi apicali come distinti da incarichi che apicali non sono, per la semplicissima ragione che non c’è la distinzione della dirigenza in fasce, come invece avviene nell’ordinamento statale.

Non solo: la giurisprudenza citata dal Tar Campania evidenzia che comunque la scadenza automatica dell’incarico a contratto non lederebbe la posizione dell’incaricato laddove la fiduciarietà in base alla quale esso è scelto sia configurabile come preventiva valutazione soggettiva di consonanza politica e personale tra l’incaricato del titolare dell’organo politico di cui si tratta. Ma, sempre estesissima giurisprudenza, sia della Cassazione, sia del Consiglio di Stato, evidenzia la distinzione tra concorso pubblico e selezione finalizzata all’assunzione di dirigenti a contatto, proprio soprattutto in base all’ineludibile connotazione di fiduciarietà di questa seconda.

Pertanto, negli enti locali ogni incarico dirigenziale è di per sè apicale, non esistendo nessun tipo di incarico sub-apicale, e se a contratto necessariamente fiduciario; e la fiducia è certamente e sempre cagionata dalla consonanza politica, se la scelta tra professioni valutati come indistintamente e potenzialmente “idonei” sul piano tecnico, viene rimessa alla decisione totalmente discrezionale del sindaco.

Da ultimo: perchè il sindaco Beta, subentrato al sindaco Alfa, deve subire la permanenza in servizio di un dirigente assunto a contratto su base fiduciaria dal precedente sindaco Alfa, specie se il sindaco Beta non riponga alcuna fiducia su tale dirigente?

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