Ancora l’insoluta ripartizione delle competenze tra politica e gestione

34 anni dopo l’entrata in vigore della riforma degli enti locali e 31 anni dopo la riforma dell’ordinamento del lavoro pubblico, che si diffondono sul principio di separazione delle competenze degli organi di governo, rivolte alla programmazione politico amministrativa ed al successivo controllo, e quelle gestionali, finalizzate alla gestione materiale, il Tar Lombardia, Sezione III con la sentenza 28.3.2024, n. 947, torna al passato.

La sentenza riporta quanto segue: “il provvedimento dirigenziale, per il suo oggettivo contenuto, non integra un atto meramente esecutivo della deliberazione della Giunta n. 104/2004, perché modifica sia l’estensione dell’area pedonale, sia le prescrizioni stabilite dalla Giunta, così esprimendo una valutazione discrezionale autonoma”. Come se, cioè, i dirigenti non avessero, da oltre 30 anni, appunto potere di valutazioni discrezionali appunto autonomi, nel decidere le modalità operative.

Allo stesso modo, il giudice attribuisce rilievo alla previsione dell’articolo 7 del d.lgs 285/1992, ai sensi del quale la delimitazione delle aree pedonali e delle zone a traffico limitato può essere disposta dai comuni “con deliberazione della giunta

Tuttavia, la pronuncia, che ritiene illegittimo un provvedimento dirigenziale di fissazione dell’area pedonale in quanto in presunta violazione della competenza della giunta:

  1. non approfondisce la questione se tale competenza abbia almeno minimamente a che vedere con le funzioni proprie degli organi di governo*;
  2. non prende in considerazione l’articolo 107, comma 5, del d.lgs 267/2000: “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente testo unico, le disposizioni che conferiscono agli organi di cui al capo I titolo III l’adozione di atti di gestione e di atti o provvedimenti amministrativi, si intendono nel senso che la relativa competenza spetta ai dirigenti, salvo quanto previsto dall’articolo 50, comma 3, e dall’articolo 54”.

La decisione si sarebbe presentata come apprezzabile, se si fosse diffusa nell’evidenziare quali sarebbero gli elementi propri di un’espressione di “indirizzo politico” nel determinare l’estensione di un’area pedonale in un comune. Atto che più lontano dalla funzione politica non si potrebbe immaginare, perchè, simmetricamente, pare proprio l’archetipo della decisione di stampo interamente tecnico e gestionale.

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*Fissate dall’articolo 4, comma 1, del d.lgs 165/2001:

Gli organi di governo esercitano le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, definendo gli obiettivi ed i programmi da attuare ed adottando gli altri atti rientranti nello svolgimento di tali funzioni, e verificano la rispondenza dei risultati dell’attività amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti. Ad essi spettano, in particolare:

a) le decisioni in materia di atti normativi e l’adozione dei relativi atti di indirizzo interpretativo ed applicativo;

b) la definizione di obiettivi, priorità, piani, programmi e direttive generali per l’azione amministrativa e per la gestione;

c) la individuazione delle risorse umane, materiali ed economico-finanziarie da destinare alle diverse finalità e la loro ripartizione tra gli uffici di livello dirigenziale generale;

d) la definizione dei criteri generali in materia di ausili finanziari a terzi e di determinazione di tariffe, canoni e analoghi oneri a carico di terzi;

e) le nomine, designazioni ed atti analoghi ad essi attribuiti da specifiche disposizioni;

f) le richieste di pareri alle autorità amministrative indipendenti ed al Consiglio di Stato;

g) gli altri atti indicati dal presente decreto”.

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