Anno nuovo, solite questioni

Il 2024 parte con i soliti problemi all’ordine del giorno. Per esempio: l’approvazione del bilancio di previsione e del Piao.

Gli enti che abbiano deciso di avvalersi del rinvio dell’approvazione al 15.3.2024 (sarà l’unico rinvio dell’anno?) si ritrovano, come in un eterno anno finanziario della marmotta, sempre con le stesse domande:

  1. possiamo assumere in esercizio provvisorio?
  2. possiamo adottare il Piao?

E’ da due anni che si continua a parlare di questi stessi argomenti, senza venirne del tutto fuori. Dalle parti della capitale ci si crogiola con provvedimenti tanto astratti, quanto velleitari, come il D: 25.7.2023, capaci solo, come largamente prevedibile ed anticipato, di creare ulteriore burocrazia e caos, senza risolvere problemi.

Le domande poste sopra non trovano quasi mai risposte nella normativa. Continueranno a fioccare quesiti alla Corte dei conti, ad Arconet, a quel Ministero, a quell’altra autorità, a quella specifica unità operativa di un particolare soggetto “esperto”. Quesiti che hanno già trovato tutti soluzioni, fin troppe. Così tante da non sapersi più orientare, anche perché tutte soluzioni parziali e certamente non lineari.

Sulla possibilità di assumere in esercizio provvisorio si dibatte da anni. Non v’era in effetti ragione alcuna per dubitare di tale possibilità, ma la questione ha attanagliato per lungo tempo.

Non era stata sufficiente la sia pur chiara deliberazione della Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Sicilia 48/2023, anche perché letta da molti con quel “fanatismo giuscontabile” che sfocia nel più vieto e controproducente formalismo interpretativo, nemico giurato di ogni efficienza e logicità nel comprendere ed applicare le norme.

Nel corso del 2023, comunque, per una volta è giunto un chiarimento normativo: una norma di interpretazione autentica, l’articolo 21-bis del d.l. 104/2023, convertito in legge 136/2023:

Art. 21-bis

Assunzioni di personale negli enti in riequilibrio finanziario pluriennale e in dissesto, anche in esercizio provvisorio).

1. All’articolo 163, comma 3, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, la previsione che gli enti possano impegnare solo spese correnti si interpreta nel senso che possono essere impegnate anche le spese per le assunzioni di personale, anche a tempo indeterminato, già autorizzate dal piano triennale del fabbisogno di personale, nonché dal bilancio di previsione finanziario ai sensi dell’articolo 164, comma 2, del medesimo testo unico.

2. Le assunzioni di personale a tempo indeterminato e a tempo determinato programmate dagli enti in dissesto finanziario, in riequilibrio finanziario pluriennale o strutturalmente deficitari, sottoposte all’approvazione della commissione per la stabilità finanziaria di cui all’articolo 155 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e già autorizzate, possono essere comunque perfezionate fino al 30 giugno dell’anno successivo a quello dell’autorizzazione anche in condizione di esercizio provvisorio”.

Quindi, la questione della possibilità di assumere anche in esercizio provvisorio, che in effetti non si sarebbe mai dovuta porre, risulta risolta. Assumere in esercizio provvisorio è possibile.

E il Piao? Sempre letture accanitamente formalistiche della deliberazione della Sezione Sicilia 48/2023 si ostinano a non leggere quel che è scritto: è possibile un Piao provvisorio, mediante il quale disciplinare quanto meno per le partizioni del piano gestibili sin da subito in quanto non condizionate, ma condizionanti il bilancio di previsione.

La programmazione dei fabbisogni, come anche la definizione degli obiettivi gestionali (che ovviamente in esercizio provvisorio restano condizionati dalle specifiche regole contabili) sono certamente possibili. La seconda, la definizione degli obiettivi, più che possibile è anche necessaria: lo spiega da anni ed anni la magistratura contabile: la delibera 18/2014 della Sezione Autonomie da ben 10 anni stabilisce: “si ribadisce la necessità che gli enti si dotino di strumenti provvisori di indirizzo e di programmazione finanziaria e operativa (quali ad esempio il Piano esecutivo di gestione provvisorio e/o direttive vincolanti degli organi di governo) al fine di sopperire all’assenza, all’inizio dell’esercizio, degli strumenti di programmazione previsti dall’ordinamento. Ciò deve consentire di raggiungere i principali obiettivi sopra richiamati, in attesa della definitiva approvazione del bilancio di previsione. E’ quindi da evitare una gestione in esercizio provvisorio “al buio”, carente, cioè, di indirizzi approvati dai competenti organi di governo”.

E da anni è anche vigente l’articolo 5 del d.lgs 150/2009,, il cui comma 1-ter dispone: “nel caso di differimento del termine di adozione del bilancio di previsione degli enti territoriali, devono essere comunque definiti obiettivi specifici per consentire la continuità dell’azione amministrativa”.

Sarebbe stato meglio ottenere dal Legislatore una norma di interpretazione autentica anche per questi argomenti? Certo, sì. Ma, solo allo scopo di ottenere la resa all’evidenza delle letture fanaticamente formalistiche, non perché l’adozione di una disciplina provvisoria, necessariamente da inserire nel Piao (a sua volta parziale e provvisorio) per gli enti obbligati, non sia certamente possibile, anzi doverosa.

Altro tema classico di inizio anno: la costituzione del fondo delle risorse decentrate. Per gli enti che si ostinano a farsi del male scegliendo di destinare annualmente le risorse, invece di sottoscrivere un accordo triennale anche su questi argomenti concordando non cifre, ma criteri, la costituzione del fondo è un passaggio fondamentale.

Chi, erroneamente, ritiene che la contrattazione sia da attivare successivamente all’approvazione del bilancio di previsione ed alla costituzione definitiva del fondo, si ritrova poi sempre proiettato a fine anno a fare le corse per sottoscrivere contratti, che poi risultano regolarmente rabberciati ed a rischio di parecchie illegittimità. Specie se viene rimessa alla contrattazione decentrata la definizione dei sistemi di valutazione della produttività.

A inizio anno, anche senza bilancio approvato, è perfettamente possibile definire – sempre in via provvisoria, ma in realtà con cifre interamente fissabili – l’ammontare del fondo e su quella scorta attivare la contrattazione. Essa sfocia, è bene ricordarlo, in una preintesa: questa non ha immediati effetti e, dunque, non implica la costituzione di alcun titolo giuridico immediato.

C’è quindi tutto il tempo di far conoscere ai sindacati la consistenza del fondo e sulla base di ciò attivare la contrattazione subito, definendo i criteri di ripartizione delle risorse. Applicando criteri, anche se l’approvazione del bilancio di previsione dovesse comportare il cambiamento di qualche cifra, basterebbe esporre l’evento alle organizzazioni sindacali e dimostrare le conseguenze dell’applicazione dei criteri.

Si può certamente, quindi, attivare la sessione negoziale da chiudere nei successivi 45 giorni (salvo rinvio di altri massimo 45 giorni) per giungere alla sottoscrizione della preintesa, così chiudendo in velocità le relazioni sindacali. La sottoscrizione definitiva, da cui discendono gli effetti obbligatori del contratto decentrato, può intervenire dopo, a bilancio approvato.

Il 2024 porterà finalmente “pace” e “consiglio”? Il 2023 almeno sull’esercizio provvisorio ha fatto un regalo autunnale.

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