Autonomia differenziata con il nodo risorse

L’approvazione in prima lettura del disegno di legge Calderoli sull’autonomia differenziata ha scatenato nuovamente una ridda di commenti che ben poco hanno a che fare con il merito del provvedimento e molto con la campagna elettorale ormai alle porte.

È stato detto, alternativamente che esso “spacca l’Italia” e che, al contrario, lo riunirà sotto il vessillo dell’efficienza. 

Senza pretesa di prendere posizione in un cosi elevato dibattito, in questa sede si vuole approfondire la portata di una disposizione inserita nel corso dell’iter parlamentare e che sembra racchiudere in sé tutte le contraddizioni ed i limiti dell’intervento normativo.

Si tratta dell’art. 4, comma 1, che disciplina le modalità di trasferimento delle maggiori funzioni subordinandole alla puntuale individuazione delle correlate risorse.

Si legge infatti che “Il trasferimento delle funzioni, con le relative risorse umane, strumentali e finanziarie, concernenti materie o ambiti di materie riferibili ai LEP (…) può essere effettuato, secondo le modalità e le procedure di quantificazione individuate dalle singole intese, soltanto dopo la determinazione dei medesimi LEP e dei relativi costi e fabbisogni standard, nei limiti delle risorse rese disponibili nella legge di bilancio”.

A parte la problematicità del riferimento alla singola legge di bilancio (come se il trasferimento dovesse e potesse essere negoziato ogni anno) è la seconda parte del dettato legislativo che sorprende: “Qualora dalla determinazione dei LEP di cui al primo periodo derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, si può procedere al trasferimento delle funzioni solo successivamente all’entrata in vigore dei provvedimenti legislativi di stanziamento delle risorse finanziarie coerenti con gli obiettivi programmati di finanza pubblica e con gli equilibri di bilancio e con riferimento all’intero territorio nazionale al fine di evitare disparità di trattamento tra Regioni”.

Risulta davvero difficile comprendere tecnicamente questa previsione (che è invece molto chiara politicamente e rappresenta il tentativo di una parte della maggioranza di presidiare la c.d. “unità nazionale”). Ma come sia possibile che la definizione del quadro di risorse all’interno di accordi individuali (la prima parte della norma parla infatti di “singole intese”) riguardi anche le Regioni che non sono partite è davvero un mistero.

Se in una certa Regione le funzioni restano tutte in capo allo Stato a quella Regione non c’è nulla da trasferire. Sembra ovvio, ma si sa che la politica è l’arte del possibile (anche giuridicamente).

Se queste sono le premesse, la strada dell’attuazione potrebbe portare poco più in là del 10 giugno 2024.

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