Con il ciclo vita digitale arriva il Rup 2.0: da tecnico o giurista a praticone da tastiera.

Ecco le nuove “competenze” per gestire gli appalti pubblici

Premessa

Mentre l’ANAC celebra l’avvio di una digitalizzazione (quasi 100.000 CIG a settimana come nel 2023, perbacco) che in poche settimane ha sradicato quelle poche ma solide certezze in materia di contrattualistica pubblica che operatori di Stazioni Appaltanti e uffici gare avevano faticosamente raggiunto negli anni (già provati da una normativa che – prima del Dlgs 36/2023 –  tra abrogazioni, correttivi e filoni giurisprudenziali contraddittori non brillava certo per chiarezza e semplificazione), RUP ed RDP di fase si destreggiano nell’etere del mondo virtuale.

Tutti cercando di acquisire (rapidamente) tutte quelle skills – ci si consenta l’uso di neologismi nell’era dell’ultra digitalizzazione – che oggi servono ad un funzionario pubblico per perseguire il “risultato”. 

Sebbene uno dei tre principi fondamentali (i c.d. “super principi”) cogitati dal legislatore del nuovo Codice dei contratti Pubblici sia proprio quell’art. 1 che recita, al comma 1: “Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti perseguono il risultato dell’affidamento del contratto e della sua esecuzione con la massima tempestività e il migliore rapporto possibile tra qualità e prezzo, nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e concorrenza. – non si rinviene, nella pratica, alcuna speditezza in termini di efficacia ed efficienza coerenti con quel principio di buon andamento sancito dall’art. 97 della nostra Carta Costituzionale.  

Infatti, non è efficiente il rapporto tra risorse umane e tempo di lavoro che ha richiesto e sta richiedendo tutt’ora l’iter di creazione di un appalto/acquisto pubblico tramite le piattaforme informatiche (paradossalmente anche per affidamenti diretti di modico valore); e non è efficace perché, di conseguenza, sarà meno agevole raggiungere gli obiettivi, contribuendo invero a rallentare ancor di più la macchina organizzativa. 

Per tentativi ed errori

L’art. 1 co. 4 del Dlgs 36/2023 prevede che: “Il principio del risultato costituisce criterio prioritario per l’esercizio del potere discrezionale e per l’individuazione della regola del caso concreto…” .

Stando al tenore letterale della norma (ma anche sotto il profilo teleologico) si dovrebbero – lungi dall’essere un invito a farlo – saltare a piè pari tanti di quei passaggi da rendere sostanzialmente inutile l’esistenza stessa dell’ecosistema digitale.

Eppure, chi scrive è un nativo digitale: classe 1988. “Noi” procediamo per “tentativi ed errori”, fin quando non è la macchina a perdere e, finalmente, a restituire la tanto agognata risposta: “bozza approvata” oppure “procedura conclusa con successo”.

Eppure, chi scrive perde ore e ore di lavoro per preparare una scheda appalto tramite le funzioni interoperabili delle PAD e di ANAC, barcamenandosi tra quesiti del sistema totalmente inutili o irrilevanti per il tipo di affidamento in questione.

Chi scrive è sconfortato, forse al pari di tanti funzionari di altre Stazioni Appaltanti: non basta più avere una preparazione tecnica; giuridica o economica. Non bastano più lauree e master. Non bastano più interminabili ore spese di giorno e notte solo per tradurre in norma le disposizioni che trattano di uno specifico istituto; o per trovare la quadra in un mare di pareri, sentenze e commenti tutti diversi tra loro, come quelli sulla ribassabilità o meno dei costi della manodopera (tanto per rimanere attuali). 

“Once Only” e affidamento diretto

Non fraintenda il lettore. Il principio del “once only” è pregevolissimo e deve essere raggiunto per stare al passo con l’evoluzione tecnologica.

Tuttavia, forse, sono stati commessi alcuni errori, come quello di non prevedere ambienti di test nei mesi precedenti o come il fatto che, ad oggi, risulta che alcune funzionalità (come da scheda “post pubblicazione CO2 per affidamenti inferiori ad euro 5.000) non sia del tutto operativa.

Non riusciamo a trovare, inoltre, alcuna motivazione logica per cui, nel caso di un affidamento diretto – che si tratti di una commessa da 1.000 oppure da 139.999 euro, non fa differenza – si debba obbligare operatori e amministrazioni aggiudicatrici a far transitare offerte e documentazione tecnico-amministrativa all’interno della piattaforma.

Immaginiamo un caso concreto: L’ente X deve procedere con l’acquisto di una fornitura informatica, pensiamo a 25 pc all in one. L’Ufficio Acquisti/RUP/ufficio competente richiede alcuni preventivi per valutare i costi e le condizioni di mercato rispetto al proprio piano dei fabbisogni /progetto. Il suddetto ufficio individua un preventivo che corrisponde, meglio di altri, alle esigenze della Stazione Appaltante.  Allora procede con il predisporre la documentazione amministrativa da richiedere al fornitore (es. DGUE/autocertificazione requisiti di ordine generale ex art. 94-98 Dlgs 36/2023; l’accettazione formale di un Foglio Patti/capitolato ecc), per poi redigere la determina unica di affidamento e l’invio di un ordine /documento di stipula. Ben potrebbe, la sopracitata amministrazione, concludere tale trattativa per mezzo di una PEC per poi inserire, successivamente, in PAD le informazioni necessarie ad alimentare l’ecosistema digitale.

Deve invece richiedere al fornitore di profilarsi in piattaforma; accedere all’invito della trattativa diretta; caricare nuovamente il preventivo e tutta la documentazione richiesta. Attendere il termine di scadenza dell’offerta; aprire l’offerta e tutta la documentazione tecnico-amministrativa della procedura in quello che sembra un dialogo paradossale, assurdo tra l’Amministrazione e il fornitore. Perché? 

Per carità, riuscire a gestire un interpello di preventivi / analisi – ricerca di mercato tramite l’ausilio di una piattaforma (a patto di non trasformarla nell’archetipo di una gara/procedura) potrebbe rilevarsi affatto scomodo, anzi più che efficiente; anche la negoziazione di un affidamento diretto (ovvero la formalizzazione dell’affidamento stesso con l’operatore individuato a valle della ricerca o analisi dei preventivi) tramite lo strumento di una Trattativa Diretta, è senz’altro più ordinato in termini di tracciamento delle operazioni. Ma perché renderlo obbligatorio? 

L’art. 25 del Dlgs 36/2023 dice che “ Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti utilizzano le piattaforme di approvvigionamento digitale per svolgere le procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici, secondo le regole tecniche di cui all’articolo 26. Le piattaforme di approvvigionamento digitale non possono alterare la parità di accesso degli operatori, né impedire o limitare la partecipazione alla procedura di gara degli stessi ovvero distorcere la concorrenza, né modificare l’oggetto dell’appalto, come definito dai documenti di gara. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti assicurano la partecipazione alla gara anche in caso di comprovato malfunzionamento, pur se temporaneo, delle piattaforme, anche eventualmente disponendo la sospensione del termine per la ricezione delle offerte per il periodo di tempo necessario a ripristinare il normale funzionamento e la proroga dello stesso per una durata proporzionale alla gravità del malfunzionamento”.

E’ chiaro che la ratio dell’art. 25 si riferisce alle procedure comparative del Codice dei contratti.  Ma se esistono metodi di scelta del contraente che non sono procedure (vedi l’affidamento diretto), in quanto non è richiesta una consultazione in termini competitivi o comparativi tra più operatori economici, ecco che l’obbligo di passare per le piattaforme digitali – anche solo per cristallizzare l’assegnazione dell’incarico (la Trattativa diretta) –  diventa una forzatura, allontanando sempre di più il lavoro di RUP, e Responsabili di fase dal conseguimento di quel “risultato” su cui  si fonda (dovrebbe fondarsi) tutto l’impianto normativo dei contratti pubblici. 

Breve decalogo per il RUP “smanettone”

  • ID appalto: forse vuole lo Uiid;
  • ID operatore: forse vuole lo Uiid;
  • Mandante /mandataria: ma se l’o.e. è impresa singola!
  • Errore codice appalto già presente!: dove e quando?
  • Sono Rdp, cioè delegato del RUP per la fase di affidamento?: posso recuperare il CIG; ma non posso creare la scheda appalto; posso creare la scheda post pubblicazione? Chissà;
  • Body: così alcune PAD chiamano la pagina di creazione appalto. Fa molto new age
  • Sezione trasparenza per rendicontare tempestivamente la fase esecutiva di un affidamento diretto (ex adempimento con file XML). Si chiede di indicare il criterio di aggiudicazione, dato obbligatorio. Minor prezzo o OEPV: ma come, l’affidamento diretto non era discrezionale e senza gara? 
  •  Devo confermare i dati della scheda appalto: publish! Anche questo fa molto new age
  • Error; 
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  • Error…

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