Corte dei conti, incentivo da recupero Imu e Tari: calcolo sulla competenza

Con la deliberazione n. 113/2024/PAR la Corte dei conti – Sezione regionale di controllo per la Lombardia ha fornito la propria interpretazione dell’art. 1, comma 1091, della l. 145/2018. Tale norma disciplina le modalità attraverso cui i comuni possono riconoscere un incentivo al personale coinvolto nelle attività di recupero del gettito tributario. 

Essa recita: “i comuni  che  hanno  approvato  il  bilancio  di  previsione  ed  il rendiconto entro i termini  stabiliti  dal  testo  unico  di  cui  al decreto legislativo 18 agosto 2000,  n.  267,  possono,  con  proprio regolamento, prevedere che il maggiore gettito accertato e  riscosso, relativo agli accertamenti dell’Imu  e  della Tari, nell’esercizio  fiscale  precedente  a  quello  di  riferimento risultante dal conto consuntivo approvato, nella misura massima del 5%, sia destinato, limitatamente all’anno di  riferimento,  al potenziamento  delle  risorse  strumentali  degli   uffici   comunali preposti alla gestione delle entrate e (appunto) al trattamento accessorio  del personale dipendente, anche di qualifica dirigenziale, in  deroga  al limite di cui all’articolo 23, comma 2, del  decreto  legislativo  25 maggio 2017, n. 75“. 

Ad avviso del Collegio lombardo non sono ravvisabili dubbi interpretativi in riferimento al “montante” a cui rapportare la predetta percentuale, che coincide con il maggior incasso (di competenza) di tali entrate accertate, per l’appunto, nell’esercizio di competenza, senza che alcun rilievo o valenza possa attribuirsi né agli accertamenti singolarmente considerati, né al computo delle riscossioni eventualmente avvenute a residuo per le medesime tipologie di entrate, sia che siano riferite all’accertamento effettuato nell’esercizio ancora precedente (ed incassate in quello corrente), sia che siano derivate dalla riscossione coattiva di ruoli provenienti da esercizi pregressi (e quindi ancora più remoti).

In altri termini, deve ritenersi che non sia sufficiente il maggior accertamento, ma anche il maggior incasso, limitatamente all’anno a cui lo stesso accertamento si riferisce.

Deve osservarsi come si tratti di una lettura del tutto difforme da quella fornita a suo tempo dall’Ifel nella nota di approfondimento del 28 febbraio 2019, cui la gran parte dei comuni ha ispirato i propri regolamenti.

Ifel aveva ritenuto che il “maggiore gettito”, dovesse riferirsi all’ammontare complessivamente incassato a seguito dell’attività di contrasto all’evasione, senza la necessità di distinguere fra competenza e residui e senza alcun confronto intertemporale.

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