Del rendiconto e dell’avanzo di amministrazione

Ad ogni rendiconto è necessario procedere al calcolo del risultato di amministrazione. Un’operazione che presenta elementi do oggettività e altri più soggettivi. Come è soggettiva la lettura che di questo indicatore viene data.

Fra gli elementi oggettivi vi sono certamente il fondo cassa e (almeno teoricamente) i residui attivi e passivi ed il fondo pluriennale vincolato. La somma algebrica di queste tre componenti (Fondo cassa + residui arrivo – residui passivi – fpv) determina la prima approssimazione del risultato di amministrazione (indicato nel relativo prospetto dalla lettera A).

Per arrivare al risultato di amministrazione definitivo occorre, poi, valorizzate le parte accantonata lettera B), quella vincolata (lettera C) e quella destinata agli investimenti (lettera D). I relativi importi, sottratti a quello di cui alla lettera A, determinano la parte disponibile (lettera E).

La scomposizione del risultato presenta aspetti oggettivi (per le parti vincolate e destinate), ma anche soggettivi, per quanto riguarda la parte accantonata. In questo caso, infatti, sono richieste valutazioni, da svolgere in base ai principi contabili.

L’analisi del risultato di amministrazione e delle sue componenti consente di comprendere molti aspetti della dinamica gestionale di un ente: si tratta infatti di un indicatore sintetico che combina risultanze della gestione di competenza, di cassa e dei residui. In questo modo, è possibile ad esempio valutare la capacità di un ente di riscuotere le proprie entrate, quella di spendere le risorse programmate, l’andamento delle passività ecc. 

Da tempo si discute se ed entro quali limiti l’accumulo, da parte degli enti territoriali, di avanzi di amministrazione molto elevati rappresenti un elemento di virtuosità, oppure una patologia frutto di regole contabili distorsive e di prassi amministrative inefficienti.

L’avanzo rappresenta il saldo positivo della gestione dei bilanci pubblici, contrapponendosi al disavanzo. A differenza di quello che accade nelle aziende private, dove chiudere in utile è sintomo di buona salute, nelle pa un risultato finale troppo positivo (ovvero superiore ad un livello “fisiologico” prudenziale rispetto all’obbligo contabile che impone di presentare il bilancio in equilibrio) riflette spesso una scarsa capacità gestionale, che drena inutilmente risorse dal sistema economico e quindi, sostanzialmente, dalle tasche dei contribuenti.

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