Dup, Peg, Pdo, Piao, principi contabili obiettivi di gestione ed operativi: il caos della programmazione è senza fine

L’intervento di Maria Concetta Giardina giunge lo stesso giorno della pubblicazione su NT+ dell’articolo di Corrado Mancini ” Con il correttivo sull’armonizzazione anche il Peg cambia volto”, il 28 agosto.

Due analisi che riflettono sulle conseguenze delle modifiche ai principi contabili. La seconda, più di cronaca ma comunque tesa per l’ennesima volta a dare per buone ed utili le continue e, nella realtà, sempre dannose riforme di questi anni. La prima, espressa dal punto di vista di chi vive la vita reale, più cruda e disincantata.

Non si può, in effetti, non rilevare che il livello di contorsione, illogicità, bizantinismo e lontananza dalla realtà operativa raggiungo dalle norme che regolano i bilanci e l’organizzazione degli enti locali è ormai troppo al di là del livello di guardia.

Il DM 25 luglio 2023 di riforma dei principi contabili è il frutto evidente di un libro dei sogni, scritto da consulenti che del funzionamento degli enti locali ha un’idea molto generica e da laboratorio.

La riforma è riuscita, sul piano della programmazione, a trovare una quadratura solo formale tra Dup, Piao e programmazione gestionale.

Nella realtà la definizione degli obiettivi da raggiungere finisce per essere frammentata in 4 livelli:

  1. programma di mandato che contiene gli obiettivi generali politici.
  2. Dup annuale e triennale, che contiene gli obiettivi “strategici”;
  3. gestione di “primo livello”, da indicare nel Peg;
  4. gestione operativa di “secondo livello” con obiettivi specifici da indicare nel piano dettagliato degli obiettivi.

Lo intuisce chiunque che è troppo. Basterebbero e avanzerebbero il Dup (nel quale non possono non essere trasfusi gli obiettivi politici: quelli espressi nel programma di mandato non dovrebbero considerarsi, come invece sono, elemento operativo e gestionale) e il Peg necessariamente unificato nel PdO.

Invece, si è scelto di complicare, disaggregare, dividere, sminuzzare, creare livelli distinti e categorie differenziate, per definire una cosa che sarebbe semplicissima: quali decisioni adottare, cosa fare e con quali risorse procedere.

Lo sminuzzamento di questi semplici elementi tra livelli inestricabili di programmazione, rende ormai impossibile per la comunità amministrata capire, accedendo ad un bilancio o ad un Piao, esattamente cosa, come, come, dove e quando un ente locale svolgerà una certa azione e a beneficio di chi.

Il sistema sembra ormai creato per legittimare l’esistenza di soggetti di totale inutilità, come il direttore generale, emarginato al ruolo autore del Piano dettagliato degli obiettivi: ma, persino il ragioniere capo, chiamato dallo stesso DM a formare il bilancio anche a disdoro dell’assenza di indicazioni ed iniziative politiche ha un ruolo, una funzione ed un rilievo di molto superiore e connotato da quell’indispensabilità che il direttore assolutamente non ha.

La sensazione di un circolo ormai vizioso di pensamenti e ripensamenti sulle modalità della programmazione è la comprova inconfutabile che ormai il legislatore opera “in laboratorio”, al servizio di consulenti ai quali la complicazione del quadro è consustanziale, per restare sempre più indispensabili e nel mentre accreditarsi per attività di formazione e consulenza operativa, invece che al servizio della popolazione e della trasparenza.

Il fatto è che la “semplificazione” alla quale avrebbe dovuto condurre il Piao non si è vista, come era facilissimo preconizzare e questo anche prescindendo dalla sciagurata fissazione della tempistica di approvazione.

Per enfatizzare un documento inutile e controproducente, il Piao, si sono fatti i salti mortali per coordinarlo col Dup (si pensi al dadaismo dei rapporti tra i due documenti in tema di programmazione dei fabbisogni), e si è eliminata la necessaria correlazione tra Peg e Pdo.

In più, concezioni molto discutibili dell’organizzazione come a servizio dei documenti, invece di realizzare che è la programmazione a servizio dell’organizzazione, hanno visto il Piao come un monolite unico, necessariamente condizionato all’approvazione di un bilancio di previsione che non arriva mai.

Qualcuno si è posto il problema del rapporto tra “bilancio tecnico”, previsto dalla riforma dei principi contabili, e Piao? Non è chiaro che un bilancio tecnico come prefigurato dal DM 25.7.2023 null’altro è se non un bilancio per sua natura caduco e, quindi, presupposto di un Piao necessariamente a sua volta provvisorio e destinato a continue modifiche?

Il fatto che è il consulente del Piao si è interessato solo di incensare la propria idea; quello del Dup considera tale documento il centro del mondo; il consulente del Peg vuole che gli obiettivi di questo programma siano qualificati e nobilitati come “strategici”, mentre quello del Pdo si contenta di tenere in piedi comunque la figura del direttore generale. E così via, estendendo sempre più la cortina fumogena, senza che sia visibile un solo fattore di utilità ad un principio tanto semplice quanto sempre più compromesso, espresso dalla Costituzione: il buon andamento dell’azione amministrativa.

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