Fondo pluriennale vincolato: innalzamento a 150.000 per gli appalti? Arconet medita.

Nella riunione della Commissione Arconet del 6 marzo scorso è stato affrontato il tema dell’adeguamento dei principi contabili al nuovo codice dei contratti (D. Lgs. 36/2023). Come si evince dalla lettura del verbale, siamo ancora ai preliminari, come se la cosa fosse poco urgente.

Ma a misurare la distanza davvero siderale fra i tink tank e le trincee contribuisce il seguente passaggio: “I componenti della Commissione, pur condividendo la proposta di non prevedere l’eccezione alla determinazione del fondo pluriennale vincolato per importi minori della soglia minima di 150.000 euro, riconoscono che l’innalzamento della soglia minima potrebbe rappresentare una criticità per i comuni di piccole dimensioni. La Commissione concorda sulla necessità di approfondire le implicazioni derivanti dall’innalzamento della soglia per i piccoli comuni, consapevole dell’assenza di un fondamento normativo per l’estensione della eccezione e dell’indebolimento che l’eccezione determina per il principio della competenza finanziaria potenziata“. 

La questione è nota:  il D.Lgs. 26, elevando la soglia per gli affidamenti diretti di lavori da 40.000 a 150.000 euro, ha reso più complicato l’accantonamento del fondo pluriennale vincolato in applicazione della disciplina derogatoria di cui al punto 5.4.9 dell’allegato 4/2 al D. Lgs. 118/2011.

Quello che stupisce è l’orientamento contrario della Commissione a ripristinare questa deroga, quando invece occorrerebbe andare nella direzione esattamente opposta, proprio in considerazione delle difficoltà che l’attuale quadro normativo pone ai piccoli comuni (e anche a quelli medi e grandi che pure gestiscono a volte piccoli interventi). 

Non si comprende nemmeno quale fondamento normativo sarebbe necessario per procedere in questo senso, ma è auspicabile a questo punto che arrivi il solito emendamento dell’ultimo minuto.

Ancora una volta si ha la sensazione che chi scrive le regole dimentichi che il bilancio è prima di tutto uno strumento che ha un fine e che dovrebbe agevolare (e non ostacolare) la realizzazione degli interventi, secondo una logica tutt’altro che estranea a quella del tanto decantato principio del risultato enunciato dal nuovo codice. 

Invece si assiste ad un nuovo sabba intorno al feticcio della competenza finanziaria potenziata, che, merita ricordarlo, nasce per evitare l’accumulazione di residui farlocchi e non per costringere gli enti a fare plurime variazioni di bilancio.

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