Il caos della perequazione

La nota di approfondimento sul fondo di solidarietà comunale 2024 dell’Ifel mostra molto bene la situazione caotica in cui versa da anni la finanza comunale.

Oltre alle entrate proprie, i comuni ricevono tuttora vari trasferimenti statali indistinti (ossia non vincolati a specifiche spese), con finalità lato sensu perequative.

Oltre al fsc, che rappresenta la voce più corposa (anche se, in piano contrasto con l’art. 119 Cost., è alimentato orizzontalmente dagli stessi comuni, anziché verticalmente dallo Stato), sono previste varie forme di compensazione, strutturali e una tantum, da considerare aggiuntive.

Ifel ne censisce una dozzina, ma considera solo le più consistenti. Si va dai 300 milioni del Fondo Imu-Tasi ai 5,8 milioni di rimborso (parziale) del minor gettito Imu 2015 per variazione del regime impositivo dei terreni montani (previsto fino al 2026), passando per il ristoro (sempre parziale) delle spese sostenute a partire dal 2011 dai comuni sedi di Uffici giudiziari, che si aggiungono ai contributi già erogati dal Ministero della Giustizia, pari a 10 milioni di euro annui per 30 anni (2017-2046) e per l’altro ristoro (che ricorda un po’ le accise per l’Abissinia) degli importi arretrati dovuti per effetto dell’illegittimità dichiarata dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 5008 del 2015, con riferimento al cosiddetto “check di coerenza” utilizzato dal MEF nella quantificazione dei gettiti in occasione del passaggio dall’ICI all’IMU, che ammonta a 28,8 milioni di euro annui per 10 anni (dal 2017 al 2026).

I comuni ricevono questi soldi senza farsi troppe domande, ma occorrerebbe chiedersi se un sistema così ha senso. Ovviamente la risposta non può che essere no e sarebbe necessario resettare tutto e ripartire da zero. 

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