Il regolamento degli acquisti sotto soglia

Come precisato dall’art. 49, co. 3, del Codice, le stazioni appaltanti possono dotarsi, nel rispetto del proprio ordinamento, di un regolamento in cui sono disciplinate:

a) le modalità di conduzione delle indagini di mercato, eventualmente distinte per fasce di importo, anche in considerazione della necessità di applicare il principio di rotazione degli affidamenti;

b) le modalità di costituzione e revisione dell’elenco degli operatori economici, distinti per categoria e fascia di importo;

c) i criteri di scelta dei soggetti da invitare a presentare offerta a seguito di indagine di mercato o attingendo dall’elenco degli operatori economici propri o da quelli presenti nel mercato elettronico delle pubbliche amministrazioni o in altri strumenti similari gestiti dalle centrali di committenza di riferimento.

Risulta, pertanto, evidente l’estrema utilità, per una stazione appaltante, di disporre di uno strumento che possa fornire un ulteriore livello di normazione, di dettaglio, per disciplinare le procedure negoziate sotto soglia e gli affidamenti diretti.

Di recente, il MIMS (Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile) ha fornito riscontro a quesiti posti da una stazione appaltante, contribuendo al completamento della cornice normativa entro la quale debba collocarsi il regolamento in questione.

Il parere del Ministero

Nel parere n. 2316 del 26 febbraio 2024 il Ministero ha chiarito quale sia il soggetto deputato all’adozione del sopra citato regolamento (nell’ambito dei comuni). Inoltre, ha chiarito quali siano i limiti entro i quali può operare l’autonomia regolamentare.

Nel quesito sottoposto all’attenzione dell’ufficio di supporto giuridico del Ministero, una stazione appaltante aveva richiamato l’art. 1 dell’allegato II.1 del Codice il quale prevede che “le stazioni appaltanti possono dotarsi, nel rispetto del proprio ordinamento, di un regolamento” relativo, nell’ambito del sotto-soglia, alle modalità di conduzione delle indagini di mercato, alle modalità di costituzione e revisione dell’elenco degli operatori economici da invitare alle procedure di affidamento, ai criteri di scelta dei soggetti da invitare a presentare offerta, all’organizzazione dell’elenco per categoria e fascia anche ai fini dell’applicazione del principio di rotazione.

Ciò premesso, la stazione appaltante chiedeva: 

a) se il riferimento al regolamento dovesse intendersi alla potestà normativa di cui all’art. 7 del d.lgs 267/2000, con conseguente competenza del Consiglio Comunale ovvero alle competenze organizzative dell’ente, con attrazione del regolamento tra le competenze della Giunta ai sensi dell’art. 48, comma 3 del d.lgs. 267/2000;

b) se le previsioni di cui al comma 3 dell’art. 1 dell’allegato II.1 del Codice fissino i limiti della potestà regolamentare in materia di sotto-soglia o, se, invece, nell’ambito di tale micro-sistema di cui alla parte I del libro II del Codice l’ente locale possa esercitare il potere regolamentare o, eventualmente, la potestà organizzativa anche per disciplinare ulteriori segmenti del procedimento, come ad esempio l’individuazione di soglie più basse rispetto a quelle dell’art. 50, comma 1, lett. a) e b) del codice per gli affidamenti diretti, o anche la procedimentalizzazione dell’affidamento diretto prevedendo l’obbligo in capo al RUP di consultare almeno due o più operatori economici, ovvero i criteri di campionamento di cui all’art. 52, comma 1 del Codice, o ancora i casi in cui è possibile non richiedere la garanzia definitiva; ovvero se tali questioni rientrino nel potere discrezionale del RUP da esercitare caso per caso e non sono suscettibili di regolamentazione in via generale e astratta.

Il Ministero ha fornito riscontro, sostenendo che ogni ente ha la facoltà di dotarsi di un regolamento nel rispetto del proprio ordinamento.

Per gli Enti locali, la normativa di riferimento deve essere quella di cui al d.lgs. 267/2000 e ss.mm.ii.

I regolamenti in materia di contrattualistica pubblica, incidendo anche su posizione soggettive di terzi operatori economici, rientrano tra quelli di competenza del Consiglio comunale, a norma dell’art. 7 del d.lgs. 267/2000 e ss.mm.ii.

Detti regolamenti non possono disciplinare gli appalti sopra la soglia comunitaria; nel sotto soglia, invece, il Comune avrà di certo facoltà di regolare ad es. la richiesta di preventivi, le verifiche a campione etc. ossia tutto quello che può essere strumentale all’affidamento, secondo le indicazioni del Codice.

Altri ambiti di disciplina regolamentare

Ad avviso di chi scrive, ulteriori ambiti che possono essere oggetto di disciplina regolamentare possono essere i seguenti:

1) rilevanza temporale della rotazione riferita all’ultimo affidamento/aggiudicazione. Si rammenterà che nelle Linee guida n. 4 la rilevanza temporale era stata fisata in n. 3 anni solari dall’ultimo affidamento, mentre il nuovo Codice nulla prevede al riguardo;

2) elementi istruttori per definire l’interesse “trasfrontaliero certo”;

3) divieto di frazionamento (con particolare riferimento agli affidamenti di valore infra € 5.000, per i quali vale la deroga alla rotazione);

4) i metodi di computo della soglia di anomalia, per le procedure negoziate, quando non sia possibile disporre l’esclusione automatica di cui all’art. 54 del Codice poiché il criterio di aggiudicazione prescelto è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa o si tratta, in generale, di appalti di forniture;

5) qualche esempio di criteri oggettivi per individuare gli operatori economici da invitare (al posto del sorteggio).

Resta inteso che la scelta dei criteri deve essere effettuata nell’ambito della legge di gara, poiché detti criteri devono essere strettamente pertinenti rispetto all’oggetto dell’affidamento. Tuttavia, ciò non toglie che il regolamento possa comunque fornire degli utili spunti.

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