Legge 104/1992: assistenza a persona con handicap in situazione di gravità.

   La disciplina del comma 3 dell’art. 33 della legge n. 104/1992, recante beneficio per assistenza a persona con handicap in situazione di gravità, a differenza di quella del comma 5 del medesimo articolo 33 (secondo cui il lavoratore ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede), configura un diritto soggettivo di chi assiste il disabile alla fruizione dei permessi mensili, in presenza del solo presupposto della grave disabilità e della situazione di coniugio, parentela, affinità o delle altre ivi indicate .

  Pertanto, la disciplina del comma 3 dell’art. 33 legge n. 104, a differenza di quella del comma 5 del medesimo articolo, non prevede alcuna limitazione del beneficio dei permessi mensili in relazione alle esigenze organizzative dell’Amministrazione, configurandosi un diritto soggettivo di chi assiste il disabile alla fruizione dei permessi mensili, in presenza del solo presupposto dell’handicap grave e della situazione di coniugio, parentela o affinità entro il secondo grado o entro il terzo grado, quando i genitori o il coniuge siano ultrasessantacinquenni, affetti da patologie invalidanti o mancanti. (Cons. Stato, sez. II, 30 marzo 2022 n. 2341).

In ogni caso, anche a voler assegnare rilievo all’interesse della parte datoriale pubblica ad assicurare la corretta organizzazione ed il buon andamento del servizio (in questo senso, Consiglio di Stato, sez. IV, 8 agosto 2019 n. 5635), nel caso di specie la motivazione del provvedimento risulta eccessivamente generica.

       Nell’ipotesi di istanza di permesso ex art. 33, comma 3 della legge n. 104/1992, l’Amministrazione – a fronte della sussistenza dei relativi presupposti – non può negare il ridetto beneficio, proprio perché il permesso di assentarsi per tre giorni costituisce un diritto del lavoratore e deve essere ritenuto compatibile con qualsiasi attività lavorativa.

     Infatti, il comma 3 dell’art. 33 della legge n. 104/1992 “riconosce ai soggetti nella stessa individuati un vero e proprio diritto a fruirne per assistere familiari o affini con handicap; tale diritto non può essere compresso dal datore di lavoro (in questo caso Amministrazione Pubblica) presso il quale il richiedente presta la propria attività lavorativa”  (T.A.R. Puglia-Bari, Sez. I, sentenza 1° marzo 2023, n. 403; T.A.R. Puglia, Bari, Sez. I, sentenza 17 aprile 2023, n. 649).

   Innanzitutto, riguardo ai permessi ex art. 33, comma 3 della legge n. 104/1992, è fondata la censura con cui il ricorrente deduce, essenzialmente, la violazione della suddetta disposizione, lamentando, in particolare, che il datore di lavoro non ha la possibilità e la discrezionalità di negare i permessi in questione.

      Con la recente sentenza 16 marzo 2024 n. 346  del TAR  Puglia-Bari Sez, I,  il medesimo giudice amministrativo non ha ravvisato ragioni per discostarsi dalla giurisprudenza della medesima sezione, con cui si è già affermato che La Corte costituzionale ha osservato che l’istituto del permesso mensile retribuito è in rapporto di stretta e diretta correlazione con le finalità perseguite dalla legge n. 104 del 1992, in particolare con quelle di tutela della salute psico-fisica della persona portatrice di handicap (Corte cost. sent. 23 settembre 2016 n. 213) (T.A.R. Puglia, Bari, sezione prima, 1° marzo 2023, n. 403 ).

   E’ possibile ribadire che la disciplina del comma 3 dell’art. 33 della legge n. 104/1992, a differenza di quella del comma 5 del medesimo articolo, configura un diritto soggettivo di chi assiste il disabile alla fruizione dei permessi mensili, in presenza del solo presupposto della grave disabilità e della situazione di coniugio, parentela, affinità o delle altre ivi indicate ( Cons. Stato, sez. II, sentenza 30 marzo 2022 n. 2341Consiglio di Stato, Sezione Seconda, sentenza 7 luglio 2022, n. 5664).

     In definitiva, nell’ipotesi di istanza di permesso ex art. 33, comma 3 della legge n. 104/1992, l’Amministrazione – a fronte della sussistenza dei relativi presupposti – non può negare il predetto beneficio, proprio perché il permesso di assentarsi per tre giorni costituisce un diritto del lavoratore e deve essere ritenuto compatibile con qualsiasi attività lavorativa: infatti, il comma 3 dell’art. 33 della legge n. 104/1992 “riconosce ai soggetti nella stessa individuati un vero e proprio diritto a fruirne per assistere familiari o affini con handicap; tale diritto non può essere compresso dal datore di lavoro (in questo caso Amministrazione Pubblica) presso il quale il richiedente presta la propria attività lavorativa” (T.A.R. Puglia, Bari, sezione prima, 1° marzo 2023, n. 403; T.A.R. Puglia, Bari, sezione prima, 17 aprile 2023, n. 649).

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