Nella verifica dell’anomalia dell’offerta la valutazione tecnico-discrezionale del RUP non è sindacabile innanzi al G.A.

La verifica dell’anomalia dell’offerta non è sindacabile in sede giurisdizionale a meno che non sia viziata da manifesta illogicità. Il Giudice Amministrativo, infatti, non può intervenire nel merito dell’adeguatezza dei giustificativi richiesti agli operatori economici relativamente alla paventata anomalia dell’offerta. La terza Sezione del Consiglio di Stato è tornata ad affrontare la questione nella sentenza n.9682 del 13 novembre 2023 a seguito del ricorso presentato da un concorrente volto a dimostrare in maniera argomentativa l’inadeguatezza dei giustificativi prodotti dall’aggiudicataria. Come ribadito dal Collegio il Consiglio di Stato già in passato «ha avuto modo di precisare che nelle gare pubbliche la verifica dell’anomalia dell’offerta è finalizzata alla verifica dell’attendibilità e della serietà della stessa ed all’accertamento dell’effettiva possibilità dell’impresa di eseguire correttamente l’appalto alle condizioni proposte. La relativa valutazione della stazione appaltante ha natura globale e sintetica e costituisce espressione di un tipico potere tecnico-discrezionale riservato alla Pubblica amministrazione che, come tale, è insindacabile in sede giurisdizionale, salvo che la manifesta e macroscopica erroneità o irragionevolezza dell’operato, renda palese l’inattendibilità complessiva dell’offerta (Consiglio di Stato, sez. V, 30 ottobre 2017, n. 4978)». Ne consegue che “di norma” «il giudice amministrativo non può procedere ad alcuna autonoma verifica della congruità dell’offerta e delle singole voci, che rappresenterebbe un’inammissibile invasione della sfera propria della Pubblica amministrazione, ma può solo verificare il giudizio sotto i profili della logicità, della ragionevolezza e dell’adeguatezza dell’istruttoria (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 15 settembre 2017, n. 4350)». Pertanto – proseguono i giudici della terza sezione – «solo in tali limiti, il giudice di legittimità, ferma restando l’impossibilità di sostituire il proprio giudizio a quello della Pubblica amministrazione, può esercitare il proprio sindacato (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 21 novembre 2017, n. 5387)». In definitiva, quindi, è responsabilità del RUP individuare criteri idonei a verificare la fondatezza dei giustificativi prodotti, con l’ausilio – se opportuno – della stessa Commissione giudicatrice, ma l’esito della verifica, opportunamente motivata, non è sindacabile innanzi al Giudice Amministrativo che non ha il potere di entrare nel merito delle valutazioni tecnico-discrezionali della Stazione Appaltante. Tale sindacato è esercitabile esclusivamente nel caso in cui sia manifesta nelle stesse motivazioni del provvedimento l’illogicità della valutazione favorevole dei giustificativi prodotti; in altri termini se, a fronte di una documentazione prodotta dall’operatore economico, sebbene emergano palesi incongruenze, il RUP si orienti a soprassedere sull’inadeguatezza delle stesse. Non è questo il caso affrontato dal Consiglio di Stato nell’occasione in quanto le valutazioni fatte dal RUP erano chiaramente pertinenti e motivavano un orientamento favorevole all’accoglimento dei giustificati. Pertanto – come ribadito dal collegio – non potevano essere messe in discussione dal ricorrente attraverso una ricostruzione “ipotetica” in particolare sulle scelte aziendali relative ai costi di personale.

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