Non è mobbing la ridefinizione delle funzioni del vice segretario

Non costituisce mobbing la riduzione delle funzioni e competenze del vice segretario e la simmetrica acquisizione di dette competenze da parte del segretario, ma la Cassazione sul punto non si pronuncia.

E’ stata diffusa in rete l’ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, 9 luglio 2024, n. 3036, affermando che essa avrebbe sancito la legittimità dell’avocazione delle competenze da parte del segretario comunale incaricato anche come direttore generale.

Le cose non stanno così. L’ordinanza della Cassazione non prende alcuna decisione sul merito, perché dichiara inammissibile il ricorso presentato dal lavoratore interessato:

 Non c’è, dunque, alcun elemento traibile dall’ordinanza per concludere che la Cassazione consideri possibile e legittima l’avocazione.

Allo stesso modo, non sembra che tale conclusione, cioè la legittimità dell’incisione delle funzioni del segretario sulle funzioni e competenze del dirigente vice segretario, possano desumersi dalle sentenze dei giudici territoriali.

L’ordinanza della Cassazione evidenzia che oggetto dei gravami del ricorrente è il presunto demansionamento ed il mobbing connesso alla progressiva riduzione delle aree amministrative precedentemente assegnategli e scavalcamento decisionale ad opera del segretario comunale.

La Cassazione evidenzia che la corte di appello “ha escluso la fondatezza delle pretese risarcitorie ricondotte a mobbing e demansionamento”. Ciò sulla base della valutazione secondo la quale “il conferimento dei ruoli di Segretario Comunale e di Direttore Generale alla medesima persona — pur nei diversi contenuti dei ruoli stessi — giustificasse l’avocazione da parte di quest’ultima di alcune competenze dei dirigenti, senza che ciò venisse a tradursi in demansionamento o in uno svuotamento del ruolo dell’odierno ricorrente”.

La decisione in sede di appello, come si nota, riguarda i profili specifici del demansionamento e del connesso eventuale mobbing. Profilo che viene negato. Ma, occorre evidenziare che sul piano organizzativo le funzioni del segretario e del vicario si prestano oggettivamente ad un certo tasso di variazioni nel tempo, in quanto alcune funzioni del segretario possono certamente comportare la valutazione dell’opportunità di mettere alle sue immediata direzione alcuni uffici connessi allo svolgimento delle funzioni: si pensi alla segreteria degli organi di governo, oppure agli uffici di auditing e programmazione, come anche ad uffici amministrativi preposti al controllo di legittimità amministrativo contabile o funzionali alla disciplina anticorruzione.

Da possibili modifiche organizzative non discende necessariamente mobbing o demansionamento. Né, propriamente, si può parlare di “avocazione” se il segretario comunale adotti atti che attengono alla sua funzione anche di direttore, visto che l’articolo 107, comma 2, del d.lgs 267/2000 come contiene una riserva dell’autonomia delle funzioni dirigenziali, allo stesso modo garantisce l’autonomia delle funzioni del segretario e del direttore.

Laddove strumenti organizzativi modifichino i confini degli uffici ai vertici dei quali sono preposti dirigenti, segretario e direttore, non è nemmeno corretto sul piano tecnico parlare di avocazione.

Certo, l’organizzazione interna deve rispondere a principi di razionalità. Tenere una figura dirigenziale del tutto svuotata è insensato e costituisce anche spesa ingiustificabile. Attribuire, poi, al segretario comunale, anche se incaricato come direttore, un eccesso di funzioni gestionali è a sua volta insensato. Come noto, il Contratto Collettivo Integrativo di livello Nazionale dei segretari comunali e provinciali – Accordo n. 2 del 09.12.2003), mai disapplicato, stabilisce che “relativamente ad incarichi per attività di carattere gestionale occorre che gli stessi siano conferiti in via temporanea e dopo aver accertato l’inesistenza delle necessarie professionalità all’interno dell’Ente”.

L’assegnazione di funzioni gestionali “ordinarie”, specie se in presenza della dirigenza, e in carenza di una specifica motivazione che evidenzi l’assenza delle professionalità, costituisce un chiaro vizio, per altro, non di rado riscontrabile negli enti locali, anche perché le maggiorazioni stipendiali per incarichi “aggiuntivi” ai segretari sono una forte spinta alla richiesta dell’esercizio di attività gestionali che dovrebbero avere solo funzione sussidiaria e limitata nel tempo.

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