Piani urbani integrati: quelli che restano nel Pnrr

Su Lavoce.info, Leonzio Rizzo, Riccardo Secomandi e Alberto Zanardi hanno pubblicato con questo stesso titolo una interessante analisi sullo stato di avanzamento della misura, di cui nella versione iniziale della rimodulazione del Pnrr presentata dal Governo era previsto lo stralcio integrale e la successiva collocazione su altre fonti di finanziamento (al momento non individuate). 

Al contrario, nella decisione del Consiglio europeo che modifica la precedente del 13 luglio 2021 relativa all’approvazione della valutazione del Piano di ripresa e resilienza per l’Italia (pp. 371-372) è prevista solo una (sia pure profonda) modifica del target da raggiungere entro il secondo quadrimestre del 2026, che diviene il completamento di almeno 300 progetti (sui circa 600) di pianificazione integrata in tutte le 14 città metropolitane in almeno almeno una delle tre dimensioni seguenti: 

– Manutenzione per il riutilizzo e la riattivazione di aree pubbliche e di strutture edilizie pubbliche esistenti;
– Miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale, anche attraverso la ristrutturazione di edifici pubblici;
– Miglioramento della qualità ambientale e del profilo digitale delle aree urbane attraverso il supporto alle tecnologie digitali e alle tecnologie con minori emissioni di CO2.
Il soddisfacente raggiungimento dell’obiettivo dipende anche dal raggiungimento di un obiettivo secondario: completare le azioni di pianificazione integrata su una superficie di almeno 3 000 000 metri quadrati da parte di tutte le 14 città metropolitane.

Da qui la necessità di capire chi starà dentro e chi, invece, dovrà accomodarsi all’uscita. Nello studio di  Rizzo, Secomandi e Zanardi si propone una graduatoria basata sull’avanzamento finanziario dei singoli progetti (ciascuno dei quali cumula al suo interno più interventi) basata sul monitoraggio delle procedure di affidamento.

Il metodo è interessante anche se scivoloso considerato che molti attuatori hanno fatto ricorso ad appalti integrati (ossia hanno affidato insieme progettazione ed esecuzione lavori) per cui sebbene vi sia un’aggiudicazione questa non significa che l’intervento sia già cantierato perché magari si è ancora fermi al pfte. 

In generale, comunque, il nuovo target rischia di snaturare una misura che è nata per promuovere progettualità integrate e che ora rischia invece di produrre solo una dispersione di risorse su investimento scollegati fra di loro. 

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