Principio del risultato applicabile sempre anche a procedureante codice

Il principio del risultato di cui all’art. 1 del D.lgs. 36/2023 trova applicazione anche per le procedure antecedenti al nuovo Codice.

Lo ha affermato il T.A.R. Campania Napoli, sez. I, sentenza n. 377 del 15 gennaio 2024.

Il caso esaminato

Nel caso esaminato dai giudici un operatore economico aveva partecipato alla gara d’appalto per l’affidamento, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, di un multiservizio tecnologico (manutenzione di impianti di climatizzazione, elettrici, idrici e gas medicali, degli impianti e apparecchiature antincendio, degli impianti elevatori e la manutenzione edile) presso gli immobili di proprietà di una Azienda Sanitaria.

Il ricorrente ne ha impugnato l’aggiudicazione. Le censure della ricorrente si incentravano soprattutto sulla ritenuta contraddizione tra la configurazione dell’appalto ove si chiedeva il rispetto dei criteri ambientali minimi (CAM) e il mero richiamo nella lex specialis ai decreti ministeriali concernenti i suddetti CAM, contestando, nella sostanza, che non fossero stati puntualmente predisposti gli atti di gara, dando puntuale applicazione alla stessa normativa richiamata.

In tal senso, veniva dedotto che l’Amministrazione avesse genericamente fatto riferimento alle norme sui CAM, senza però procedere ad una concreta e articolata applicazione delle regole ad essi relative.

Nella prospettazione di parte ricorrente, in tal modo non era stata indetta una gara a ridotto impatto ambientale (in contrasto con l’intento enunciato), per l’assenza di puntuali declinazioni dei criteri ambientali minimi, la mancata indicazione delle specifiche tecniche e di apposite clausole contrattuali, senza individuare gli obiettivi per ridurre l’impiego di risorse non rinnovabili ed eliminare l’utilizzo di sostanze nocive, nonché omettendo di formulare regole sui mezzi di prova o sulla documentazione da produrre.

Il ricorrente aveva anche aggiunto che, a tale mancanza, non poteva supplire il generico rinvio alle disposizioni vigenti, aggiungendosi che era stato anche completamente omesso il richiamo ai criteri ambientali minimi per l’affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti, di cui al D.M. del 13/2/2014, nonostante l’espletamento di tale servizio fosse stato espressamente richiesto

Conclusivamente, secondo il ricorrente l’intera procedura era viziata, derivandone la necessità di una sua riedizione, attraverso nuovi atti di gara, che contenessero l’esatta applicazione delle norme sui CAM.

La decisione dei giudici

I giudici non hanno condiviso le osservazioni svolte dal ricorrente, affermando che, allorquando il bando contenga un puntuale riferimento ai decreti ministeriali (corredando la disposizione sulla sostenibilità ambientale con specifiche prescrizioni, per particolari prestazioni), l’onere di diligenza impone al concorrente di adeguare la propria offerta ai criteri ambientali minimi che la stazione appaltante non ha trascurato, e che l’operatore economico è così messo in grado di conoscere e valutare, per formulare un’offerta consapevole.

In tal caso, il meccanismo di eterointegrazione opera con pienezza, corrispondendo allo spirito che informa l’intera normativa sui criteri minimi ambientali, la quale si proietta sulla diretta cogenza delle relative regole, il cui rigoroso rispetto si impone anche ai concorrenti, “tenuti, come la stazione appaltante, alla loro applicazione” (sentenza n. 2795/2023, cit.).

In tale contesto, apparirebbe ultroneo pretendere da parte della stazione appaltante la declinazione dei criteri ambientali minimi contenuti nella relativa normativa di legge, che si sostanzierebbe nell’obbligo meramente formale di riproduzione del suo contenuto, ogni qualvolta non sia dedotto e dimostrato che, con riferimento alla specificità dell’appalto o ad altre circostanze peculiari, una tale esigenza si imporrebbe, per l’impossibilità che il concorrente possa formulare un’offerta adeguata.

Infine, preme al Collegio rappresentare che la conclusione raggiunta si coniuga con il principio del risultato che, ancorché fissato ora dall’art. 1 del nuovo codice dei contratti pubblici, approvato con il d.lgs. n. 36/2023 (“Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti perseguono il risultato dell’affidamento del contratto e della sua esecuzione con la massima tempestività e il migliore rapporto possibile tra qualità e prezzo, nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e concorrenza”) può valere come criterio orientativo per i casi, come quello all’esame, in cui debba essere risolto il dubbio sulla sorte della legge di gara, che non può dirsi assolutamente mancante di prescrizioni inderogabili.

Detto principio (valevole quale criterio orientativo che, per sua natura, è suscettibile di essere adottato anche per le procedure di appalto non rette dal d.lgs. n. 36/2023) può essere declinato in termini che pongano l’accento sull’esigenza di privilegiare l’effettivo e tempestivo conseguimento degli obiettivi dell’azione pubblica, prendendo in considerazione i fattori sostanziali dell’attività amministrativa, escludendo che la stessa sia vanificata, in tutti quei casi in cui non si rinvengano obiettive ragioni che ostino al suo espletamento.

In tale ottica, a parere del collegio, poteva quindi nella specie affermarsi che andase mantenuta la legge di gara e garantito lo svolgimento della procedura di appalto, poiché a tale risultato non si frapponevano esigenze dettate dalla preminente tutela delle ragioni del concorrente, la cui posizione fosse stata ingiustificatamente lesa (atteso che, come si è detto, in ragione della formulazione specifica degli atti di gara, l’operatore economico non potesse dirsi inconsapevole delle modalità attraverso cui formulare la propria offerta).

In altri termini, nell’analisi dei casi concreti va considerata l’esigenza di garantire il conseguimento dell’obiettivo dell’azione pubblica (con il riconoscimento del prioritario interesse al pronto raggiungimento delle finalità dell’appalto), essendo destinati a recedere quei formalismi ai quali non corrisponda una concreta ed effettiva esigenza di tutela del privato.

Autore

Visits: 154

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *