Progressioni verticali, possibile la prova orale? Un semplice inciso del Tar Puglia non basta.

      Le procedure nella pubblica amministrazione per la progressione verticale disciplinate dall’articolo 52, comma 1-bis, del D.lgs 165/2001 richiedono una verifica sul possesso delle competenze professionali del dipendente che aspira alla progressione, da svolgere nell’ambito di una procedura comparativa riservata ai dipendenti in possesso del medesimo titolo di accesso previsto per i concorrenti che provengono dall’esterno. 

    Nel prevedere la necessità di un accertamento delle competenze professionali, la norma ha stabilito che ciò avvenga mediante procedura comparativa, che può ben comprendere lo svolgimento di una prova orale (colloquio). Lo ha ribadito il Tar Puglia-Bari, sezione I, nella recente sentenza 30 aprile 2024, n. 538.

In merito, il comma 1-bis dell’articolo 52 del D.lgs. n. 165/2001  così come modificato dal decreto legge 9 giugno 2021, n. 80, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2021, n. 113, prevede “….Fatta salva una riserva di almeno il 50 per cento delle posizioni disponibili destinata all’accesso dall’esterno, le progressioni fra le aree e, negli enti locali, anche fra qualifiche diverse, avvengono tramite procedura comparativa basata sulla valutazione positiva conseguita dal dipendente negli ultimi tre anni in servizio, sull’assenza di provvedimenti disciplinari, sul possesso di titoli o competenze professionali ovvero di studio ulteriori rispetto a quelli previsti per l’accesso all’area dall’esterno, nonché sul numero e sulla tipologia degli incarichi rivestiti. In sede di revisione degli ordinamenti professionali, i contratti collettivi nazionali di lavoro di comparto per il periodo 2019-2021 possono definire tabelle di corrispondenza tra vecchi e nuovi inquadramenti, ad esclusione dell’area di cui al secondo periodo, sulla base di requisiti di esperienza e professionalità maturate ed effettivamente utilizzate dall’amministrazione di appartenenza per almeno cinque anni, anche in deroga al possesso del titolo di studio richiesto per l’accesso all’area dall’esterno. All’attuazione del presente comma si provvede nei limiti delle risorse destinate ad assunzioni di personale a tempo indeterminato disponibili a legislazione vigente.” 

      Pertanto, il predetto art. 52 comma 1-bis, del D.lgs. n.165/2001 richiede una verifica sul possesso delle competenze professionali del dipendente che aspira alla progressione verticale, da svolgere nell’ambito di una procedura comparativa riservata ai dipendenti in possesso del medesimo titolo di accesso previsto per i concorrenti che provengono dall’esterno.

      In altri termini, anche a voler tener conto dell’art. 52 comma 1-bis, del D.lgs. n. 165/2001, la disposizione nel prevedere la necessità di un accertamento delle competenze professionali, stabilisce che ciò avvenga mediante procedura comparativa, che può ben comprendere lo svolgimento di una prova orale, che deve essere espressamente previsto e disciplinato da regolamento dell’ente locale.

     Il Dipartimento della funzione pubblica (DFP-0066005-P-06/10/2021) in relazione alla richiesta di parere riguardante l’applicazione dell’art. 52, comma 1-bis del d.lgs n. 165/2001, come modificato dal D.L. 80/2021 convertito con legge 113/2021, con specifico riguardo alla parte riguardante la disciplina della progressione tra le aree, ritiene che: “La nuova formulazione dell’articolo 52 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 consente all’amministrazione di prevedere il possesso di requisiti superiori a quelli richiesti per l’accesso dall’esterno. In tal senso, il legislatore valorizza l’excursus professionale, formativo e comportamentale del dipendente. Tra gli altri, sono previsti parametri valutativi come il numero e la tipologia degli incarichi rivestiti e il possesso di titoli o competenze professionali o di studio ulteriori rispetto a quelli previsti per l’accesso dall’esterno. Le amministrazioni possono quindi programmare il ricorso alla procedura comparativa per la copertura dei fabbisogni professionali sulla base delle proprie specifiche esigenze, declinando in autonomia, con propri atti, i titoli e le competenze professionali nonché gli ulteriori titoli di studio ritenuti maggiormente utili. Per le procedure comparative di accesso alla categoria “D”, l’Ente potrà richiedere il possesso di titoli ulteriori rispetto a quelli di accesso previsti dalla contrattazione collettiva purché previamente individuati. La circostanza che si abbia un unico candidato non esime l’amministrazione dall’esperire la procedura, ferma restando, in ogni caso, la puntuale pretederminazione dei criteri di valutazione”.


La sentenza del Tar Puglia, pregevolmente commentata dal Consigliere Niglio, è da considerare, comunque, sbagliata, profondamente sbagliata.

Chi scrive resta dell’idea, già espressa su queste pagine, che l’articolo 52, comma 1-bis, del d.lgs 165/2001 non dia assolutamente alcuno spazio per effettuare le procedure comparative utilizzando prove sia scritte, sia orali, ulteriori ai criteri selettivi espressamente indicati.

La sentenza del Tar Puglia Bari, Sezione I, 30 aprile 2024, n. 538 appare del tutto infondata e, per altro, motivata in modo assolutamente insufficiente.

Occorre leggerla con molta attenzione. Il ricorrente si duole nei confronti del Tar della circostanza che il comune di appartenenza ha disciplinato la progressione verticale in ossequio al proprio regolamento, prevedendo appunto un colloquio orale (per altro, di quella specie di “colloqui motivazionali” tanto in voga e tanto potenzialmente in grado di indirizzare illegittimamente gli esiti in modo totalmente arbitrario), così andando in contrasto con la regolazione delle progressioni verticali data dall’articolo 52, comma 1-bis, del d.lgs 165/2001.

Ma, la sentenza va letta tutta. E se la si esamina integralmente, si scopre che la progressione verticale oggetto del ricorso è stata indetta e regolata alla luce dell’articolo 22, comma 15, del d.lgs 75/2017 e non dell’articolo 52, comma 1-bis, del d.lgs 165/2001.

Non è una differenza da poco. Gli ultimi due periodi della norma del 2017 dispongono: “Tali procedure selettive prevedono prove volte ad accertare la capacità dei candidati di utilizzare e applicare nozioni teoriche per la soluzione di problemi specifici e casi concreti. La valutazione positiva conseguita dal dipendente per almeno tre anni, l’attività svolta e i risultati conseguiti, nonché l’eventuale superamento di precedenti procedure selettive, costituiscono titoli rilevanti ai fini dell’attribuzione dei posti riservati per l’accesso all’area superiore“.

Insomma, la disciplina (destinata – prima o poi – a cessare d’efficacia) del 2017 delle progressioni verticali è ancora impostata sull’impianto del “concorso”, sia pure integralmente riservato e richiede espressamente “prove” per l’accertamento delle capacità dei candidati.

Nell’articolo 52, comma 1-bis, del d.lgs 165/2001 si passa dalla logica del “concorso” a quello della comparazione e sparisce completamente qualsiasi riferimento alle “prove”, perchè l’accertamento riguarda esclusivamente titoli e competenze da verificare in via esclusivamente documentale: “Fatta salva una riserva di almeno il 50 per cento delle posizioni disponibili destinata all’accesso dall’esterno, le progressioni fra le aree e, negli enti locali, anche fra qualifiche diverse, avvengono tramite procedura comparativa basata sulla valutazione positiva conseguita dal dipendente negli ultimi tre anni in servizio, sull’assenza di provvedimenti disciplinari, sul possesso di titoli o competenze professionali ovvero di studio ulteriori rispetto a quelli previsti per l’accesso all’area dall’esterno, nonché sul numero e sulla tipologia degli incarichi rivestiti“. Come si nota rileggendo la norma, essa non fa il minimo accenno al concetto della “prova” nè scritta, nè orale.

Dunque, poichè il comune ha attivato la progressione verticale in applicazione della riforma “Madia” e non delle progressioni verticali regolate dal d.lgs 165/2001, la previsione di una prova orale è perfettamente legittima.

La sentenza del Tar Bari si estende anche agli aspetti concernenti l’articolo 52, comma 1-bis, semplicemente in un inciso, avulso dal contesto, ma soprattutto apodittico ed in chiaro contrasto con la disciplina letterale molto chiara, che, come visto, esclude radicalmente le “prove”. Infatti, scrive il Tar “anche a voler tener conto dell’art. 52 comma 1-bis, del D.lgs. n. 165/2001, la disposizione nel prevedere la necessità di un accertamento delle competenze professionali, stabilisce che ciò avvenga mediante procedura comparativa, che può ben comprendere lo svolgimento di una prova orale…“.

Ora, è vero che in molti non sono proprio capaci di staccarsi dalla comfort zone e quindi a trattare le progressioni verticali non come concorsi, ma come prove comparative solo documentali e, quindi, si abbarbicano a qualsiasi elemento per suffragare l’idea che le prove scritte e orali siano ancora ammissibili. Tuttavia, ritenere che un banale, scarno, immotivato e fuori contesto inciso di una sentenza, per altro totalmente infondato nel merito, possa essere a fondamento dell’idea che nelle progressioni verticali le “prove” scritte o orali che siano vadano considerate ancora legittime, suscita contemporaneamente scoramento e ironia.

Luigi Oliveri

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