Rinvio tariffe Tari: un film già visto

Tariffe Tari, siamo alle solite. Come (quasi) ogni anno siamo in attesa di una proroga del termine per l’approvazione dei prelievi sui rifiuti da parte dei comuni.

Non è bastato che l’art. 3, comma 5-quinquies, del dl 228/2021 abbia sganciato la scadenza da quella del bilancio di previsione, fissandola al 30 aprile. E adesso si discute di un rinvio al 30 giugno, sperando che basti.

Questa volta a causare problemi è la questione dei c.d. impianti minimi, sorta a seguito dell’annullamento, da parte del Consiglio di Stato, delle prescrizioni contenute nella deliberazione Arera 363/21, con cui l’Autorità ha definito i criteri per l’individuazione degli “impianti minimi”.

A seguito della pronuncia, Arera ha annullato le proprie determinazioni, prevedendo al contempo la salvaguardia, ma solo a partire dal 2024, del sistema tariffario finora adottato, lasciando prive di regolazione le annualità precedenti, 2022-2023, sulla base delle quali sono già state determinate in diverse regioni all’interno dei pef le entrate tariffarie relative agli impianti minimi. Ma in molte realtà si registrano diffusi ritardi anche nell’aggiornamento biennale 2024-2025 del metodo tariffario, a riprova che il problema non è congiunturale, bensì strutturale.

Detto in altri termini: se tutti gli anni è necessaria una proroga da infilare nel primo decreto utile e che spesso interviene a tempo quasi scaduto forse c’è bisogno di rivedere il meccanismo.

Peraltro, è davvero difficile spiegare questa rincorsa, dato che già oggi per legge (art. 15-bis del dl 34/2019)  la  cui scadenza è fissata dal comune prima del 1° dicembre di ciascun anno devono essere effettuati sulla base degli atti applicabili per l’anno precedente, con successivo conguaglio.

A questo punto, perché non lasciare liberi i comuni di deliberare quando hanno i dati per farlo?

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