Stabilizzazione del precariato nella pubblica amministrazione. Validi i servizi prestati nei singoli enti che partecipano alla gestione associata.

1. Premessa.

      Il requisito dell’anzianità di servizio (trentasei mesi, svolti presso «l’amministrazione che procede all’assunzione») previsto dal comma 2 dell’articolo 20 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75 (Legge Madia), ai fini della stabilizzazione del personale precario nella pubblica amministrazione è soddisfatto, in caso di esercizio associato di funzioni, anche laddove i periodi lavorati sono resi nei singoli enti che partecipano alla gestione associata.

2. La stabilizzazione precariato nella P.A.

       Le ultime novità in materia di stabilizzazione del precariato nella pubblica amministrazione sono “ferme” ai decreti mille-proroghe per il 2022 e per il 2023, ai cosiddetti “decreti PNRR” ed infine al c.d. decreto assunzioni.

        Se il decreto mille-proroghe del 2022 (ossia, il decreto legge n. 228 del 30 dicembre 2021 convertito con modificazioni dalla legge del 25 febbraio 2022, n. 15), aveva prorogato fino al 31 dicembre 2023 il termine massimo di indizione delle iniziative di stabilizzazione diretta, fermo restando il possesso del requisito dei tre anni di servizio al 31 dicembre 2022, il secondo decreto PNRR (decreto legge n. 36 del 2022 convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2022, n. 79) ha esteso fino al 31 dicembre 2024 il termine massimo per la pubblicazione dei bandi per la stabilizzazione mediante concorso, fermo restando il possesso dei requisiti dei tre anni alla medesima data.

          Le Regioni, i Comuni, le Province e le Città metropolitane possono fino a tutto il 2026 stabilizzare i dipendenti che avranno maturato entro tale data almeno 3 anni di anzianità e che siano stati assunti con concorsi o con procedure previste da disposizioni di legge; queste stabilizzazioni possono essere effettuate anche se non prevedono assunzioni dall’esterno. É questa la principale novità in materia di personale delle Regioni e degli enti locali dettata dal decreto legge n. 44/2023 convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2023, n. 74. 

          Si devono inoltre aggiungere le disposizioni che consentono ai Comuni fino a 5.000 abitanti che hanno ottenuto per l’anno 2022 un contributo per le assunzioni necessarie per l’attuazione del Pnrr di utilizzarlo anche per il 2023.

E ancora la possibilità per i Comuni fino a 5.000 abitanti di escludere dal tetto di spesa del personale gli oneri per il conferimento dell’incarico di segretario se ne sono sprovvisti. Inoltre, è previsti l’ampliamento per le regioni della possibilità di assumere personale per gli uffici di supporto degli organi politici.   

              Viene infine disposta la istituzione, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, di un Osservatorio sugli effetti prodotti dalla istituzione del Piao (Piano Integrato di Attività e di Organizzazione): un documento che, peraltro ed almeno finora, non ha prodotto gli auspicati effetti di potenziamento del rilievo degli strumenti di programmazione, soprattutto per il mancato coordinamento con altre disposizioni legislative, in primo luogo il Dup.

             L’ampliamento della possibilità di stabilizzazione dei precari costituisce una novità di grande rilievo per l’ampiezza scelta dal legislatore. Si deve subito evidenziare che essa è prevista solo per le Regioni, i Comuni, le Province e le Città metropolitane, dal che se ne deve trarre la conclusione che non sembra essere consentita agli altri enti locali, come le unioni, i consorzi etc, né agli enti regionali. Altra esclusione, ma questa è esplicita, è dettata per i dirigenti. Si deve inoltre ritenere che non si possa dare corso alla stabilizzazione dei somministrati e delle collaborazioni coordinate e continuative (cococo), in quanto non è un rapporto di lavoro subordinato alle dirette dipendenze dell’ente. Viene richiesta la maturazione della anzianità almeno triennale come dipendente a tempo determinato presso la stessa amministrazione che dà corso alla procedura di stabilizzazione o, nel caso di gestione associata, anche presso uno di questi enti. 

          La norma dispone il rinvio al possesso di alcuni dei requisiti previsti per le stabilizzazioni dirette di cui all’articolo 20, comma 1, del Dlgs 75/2017, con il che viene previsto (indicazione però sostanzialmente superflua) che occorre avere svolto almeno 1 giorno di servizio dopo l’entrata in vigore della legge 124/2015, cioè dopo il mese di giugno di tale anno. Viene inoltre previsto che questi dipendenti siano stati assunti con concorso. Previsione a cui si aggiunge il vincolo che le procedure di assunzione siano coerenti con i vincoli dettati dall’articolo 35 del Dlgs 165/2001, cioè pubblicità, imparzialità, verifica dei requisiti attitudinali e professionali, pari opportunità.

         Un forte ampliamento alla utilizzazione di questo istituto è costituito dalla mancata previsione della necessità di destinare almeno il 50% delle assunzioni a quelle che provengono dall’esterno, cioè a concorsi, scorrimenti di graduatorie, selezione da albi di idonei. Per cui anche tutte le capacità assunzionali degli anni dal 2023 al 2026 possono essere utilizzate per stabilizzare i precari. Ovviamente, ma viene comunque ribadito, è necessario che il posto sia vacante nella dotazione organica.

          Anche se non c è un espresso divieto, a differenza di quanto previsto dal Dlgs 75/2017, non sembra possibile dare corso alla stabilizzazione dei responsabili assunti ex articolo 110 del Dlgs 267/2000, visto che di norma essi non sono stati assunti tramite concorso. Per le stesse ragioni, non sembra possibile la stabilizzazione del personale assunto ex articolo 90 dello stesso testo unico degli enti locali, cioè per gli uffici di staff.

3. La gestione associata dei servizi comunali.

      La gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali è finalizzata a superare le difficoltà legate alla frammentazione dei piccoli comuni per la razionalizzazione della spesa e per il conseguimento di una maggiore efficienza dei servizi. 

       L’ordinamento prevede la possibilità di esercitare in forma associata le funzioni locali attraverso due strumenti: 

  • la convenzione; 
  • l’unione di comuni. 

      Gli enti locali possono stipulare tra loro apposite convenzioni per svolgere in modo coordinato determinati funzioni e servizi. In alternativa, due o più comuni possono costituire una unione, vero e proprio ente locale dotato di statuto e di organi rappresentativi propri, per l’esercizio stabile di funzioni e servizi. 

       L’ordinamento prevede due tipologie di esercizio in forma associata tramite unione di comuni o convenzione: quella, facoltativa, per l’esercizio associato di determinate funzioni e quella obbligatoria, per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti per l’esercizio delle funzioni fondamentali. Le regioni hanno il compito di individuare i livelli territoriali ottimali di esercizio associato di funzioni comunali, di promuovere e favorire l’associazionismo. Disposizioni incentivanti sono previste anche da parte dello Stato nella forma di contributi e di agevolazioni in materia di rispetto del patto di stabilità interno. Gli incentivi sono destinati sia ai comuni che stipulano convenzioni o che formano unioni di comuni, sia a quelli che danno vita a fusioni di comuni.

       La fusione di due o più comuni, con l’istituzione di un nuovo comune, costituisce la forma più compiuta di semplificazione e razionalizzazione della realtà dei piccoli comuni. Anche le fusioni di comuni godono di incentivi statali.   

        L’entrata in vigore dell’esercizio obbligatorio di tutte le funzioni comunali dei piccoli comuni è stato prorogato più volte, da ultimo al 31 dicembre 2022 da parte del DL 228/2021. 

      In caso di esercizio associato di funzioni, anche laddove i periodi lavorati sono resi nei singoli enti che partecipano alla gestione associata, tali servizi prestati nei singoli enti che partecipano alla gestione associata possono essere considerati ai fini della stabilizzazione del precariato nella P.A., con particolare riguardo alla maturazione dei tre anni, quale requisito per partecipare alla citata procedura di stabilizzazione.

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