Come far passare la paura della firma agli amministratori locali? Incarichi nelle regioni

Il disegno di legge di conversione del d.l. 215/2023, noto come “milleproroghe” si arricchisce dell’indispensabile emendamento seguente:

Proposta emendativa pubblicata nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 07/02/2024 

1.09. Dopo l’articolo 1, aggiungere il seguente:

Art. 1-bis. (Deroga inconferibilità di incarichi a componenti di organo politico di livello regionale e locale)

  1. Al comma 1 dell’articolo 13-ter del decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2022, n. 25, le parole: «Fino al 31 dicembre 2023» sono sostituite dalle seguenti: «Fino al 31 dicembre 2024».

Pella Roberto

Per capire, occorre riportare l’articolo 13-ter, comma 1, del d.l. 4/2022, convertito in legge 25/2022: “((Fino al 31 dicembre 2023)), al fine di non disperdere le competenze e le professionalità acquisite dagli amministratori locali nel corso del loro mandato, specialmente durante l’emergenza epidemiologica da COVID-19, l’incompatibilità di cui all’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, non si applica ai componenti dei consigli dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione”.

E andiamo, allora, all’articolo 7, comma 1, del d.lgs 39/2013: “A coloro che nei due anni precedenti siano stati componenti della giunta o del consiglio della regione che conferisce l’incarico, ovvero nell’anno precedente siano stati componenti della giunta o del consiglio di una provincia o di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti della medesima regione o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione della medesima regione, oppure siano stati presidente o amministratore delegato di un ente di diritto privato in controllo pubblico da parte della regione ovvero da parte di uno degli enti locali di cui al presente comma non possono essere conferiti:

a) gli incarichi amministrativi di vertice della regione;

b) gli incarichi dirigenziali nell’amministrazione regionale;

c) gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello regionale;

d) gli incarichi di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico di livello regionale”.

Ora, quindi, si può comprendere: l’intento è allungare a tutto il 2024 la norma che, ai sensi della disciplina anticorruzione, impedirebbe alle regioni di attribuire incarichi amministrativi di vertice agli amministratori locali. Di conseguenza, l’emendamento intende permettere, per il 2024, alle regioni di assumere con incarichi amministrativi e dirigenziali, o di assegnare incarichi di amministratore di enti pubblici regionali e incarichi di amministratore di enti di diritto privato controllati dalle regioni, ex amministratori locali. Si tratterebbe della seconda proroga, il che avvicina la fattispecie al celeberrimo aforisma secondo il quale in Italia non c’è niente di più stabile di ciò che è precario.

La motivazione dell’emendamento è riportata nel documento Anci, del quale si è fatto portatore il firmatario: “La proposta di emendamento interviene sul tema dell’inconferibilità di incarichi a componenti di organo politico di livello regionale e locale disciplinata dal D. Lgs. n. 39/2013. In particolare, viene previsto che, in deroga al regime ordinario disciplinato dal comma 1 dell’articolo 7 del citato decreto, fino al 31 dicembre 2024, a coloro che nell’anno precedente siano stati componenti dei consigli dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, possono essere conferiti gli incarichi amministrativi di vertice regionale. La proposta emendativa ha la finalità, dunque, di salvaguardare le esperienze e le professionalità acquisite dagli amministratori locali nel corso degli ultimi anni, caratterizzati dalla pandemia da Covid-19 e da uno scenario mondiale di conflitti, e che hanno rappresentato un valore aggiunto per le comunità di riferimento”.

Tutto giusto e commendevole, ci mancherebbe. I conflitti mondiali, come la lotta al Covid, hanno certamente formato schiere di amministratori locali indispensabili per le amministrazioni e gli enti regionali e la comunità pubblica.

Certo, ci si immagina, tuttavia, lo struggimento e l’angoscia degli ex amministratori locali, vessati per anni dai rischi connessi alla “paura della firma”. La normativa anticorruzione avrebbe impedito loro di rientrare in questo tunnel di timori, consentendo alle regioni di chiamarli ad incarichi di alto profilo: un incubo, quello della firma, che si ripropone.

Grande sarà, certamente, la riluttanza degli ex amministratori locali, i quali pur di non dover sottostare nuovamente alle forche caudine dei rischi connessi alla firma, metterebbero la firma pur di non firmare il contratto di assunzione.

Ma, le guerre e la pandemia incombono, le professionalità e le esperienze acquisite non possono andare perdute. Fortunatamente, per ora questa nuova possibile chiamata al rischio della firma si ferma al 2024: non sia mai che davvero la deroga alle incompatibilità si stabilizzi. Pensiamo a quanti, pur di non ricevere incarichi dirigenziali nelle regioni, si rifiuterebbero in futuro di assumere incarichi di amministratori locali.

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