Nell’articolo “Pnrr: pagamenti, verso il freno sugli anticipi al 90% con nuovi controlli” pubblicato su Il Sole 24 Ore del 22 novembre 2024, Gianni Trovati e Manuela Perrone riferiscono di un emendamento al decreto fiscale che punta a ridimensionare la norma, inserita nel decreto omnibus ed in attesa del provvedimento attuativo, finalizzata a semplificare il circuito finanziario del Piano per consentire ai soggetti attuatori di chiedere, sulla base di una semplice autocertificazione, fino al 90% del finanziamento.
Come scrivono i due autori, “La proposta di modifica arrivata ieri a Palazzo Madama e attesa al voto tra lunedì e martedì prossimo mantiene questo impianto, ma mette per iscritto una lunga lista di obblighi da parte di amministrazioni centrali e soggetti attuatori come precondizione per ottenere la liquidità. La riformulazione, oltre a ribadire una serie di adempimenti già posti a carico dei Comuni e degli altri enti impegnati nella realizzazione degli investimenti del Piano (dalle verifiche di ammissibilità della spesa ai controlli di legalità fino alla tenuta puntuale dei documenti giustificativi), stabilisce una nuova precondizione: per ottenere l’assegno gli attuatori dovranno prima assicurare «il periodico aggiornamento del sistema di monitoraggio ReGiS con i dati di avanzamento finanziario, fisico e procedurale degli interventi».”
La notizia è doppiamente interessante: da un lato, perché chiarisce che il nuovo meccanismo non rappresenterà una semplice alternativa al sistema attuale (che prevede un anticipo iniziale e successivi rimborsi delle pese rendicontate), ma diventerà il canale unico. Questo spiega la modifica in itinere, che cerca di “salvare il salvabile” assicurando che almeno una parte dei complessi obblighi di controllo e conservazione documentale previsti dalla normativa Pnrr siano assolti.
Perché sbloccare i pagamenti è cosa buona e giusta, ma non mette al riparo dal rischio che un audit successivo faccia emergere criticità che imporrebbero, nel peggiore dei casi, di restituire le somme percepite. Occorre quindi evitare di pensare che si tratti di un “liberi tutti” e riflettere attentamente sulle responsabilità connesse in capo a chi autocertificherà.
