Ci sono tradizioni, in Italia, cui non si rinuncia nemmeno quando sono dannose. Come la sigaretta dopo il caffè (che ha effetti dichiaratamente cancerogeni) ecco la proroga del termine per l’approvazione del bilancio di previsione degli enti locali.
Anche quest’anno, la scadenza non resterà fissata al 31 dicembre ma slitterà almeno a fine febbraio. Eppure da anni si evidenzia in tutte le sedi l’opportunità di chiudere nei tempi ed evitare l’esercizio provvisorio, anche perché si tratta appunto di “previsioni” poi suscettibili di “variazioni” in corso d’esercizio.
Nel 2023 è stato anche approvato un decreto correttivo dei principi contabili per definire una road map che facilitasse il rispetto della dead line naturale. Con ottimi risultati, visto che lo scorso anno la percentuale di enti virtuosi è aumentata in modo considerevole.
Ci si poteva quindi attendere un altro cambio di passo, ossia la rinuncia alla proroga natalizia, che avrebbe rappresentato un ulteriore incentivo per i renitenti a chiudere, visto che in caso di ritardo sarebbe scattato il regime, assai più restrittivo, della gestione provvisoria.
Invece nulla: esattamente come le scritte minacciose sui pacchetti di sigarette, la proroga arriva puntuale a sancire l’ipocrisia del legislatore che, pur consapevole dei danni arrecati alla salute (in questo caso finanziaria) da un certo comportamento, comunque lo rende praticabile.
E vale a poco ricordare che, proprio in base alla recente novella, della proroga possono avvalersi solo gli enti che sono interessati dalle motivazioni ad essa sottese, perché queste ultime saranno come sempre così generali da non lasciare fuori nessuno.
