La manovra di bilancio 2025 (art. 1 commi 759-765 della L. 207/2024) ha previsto un contributo a favore dei comuni a parziale copertura delle spese per l’affidamento per sentenza di minori e famiglie in condizioni di fragilità. A tal fine sono stati stanziati 100 milioni per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, che saranno ripartiti annualmente entro il 31 marzo con un decreto del Ministro dell’Interno di concerto con il MEF, previa certificazione della spesa sostenuta l’anno precedente e tenendo conto delle particolari esigenze dei comuni di minore dimensione demografica.
Si tratta di un intervento pienamente condivisibile nella finalità, ma che dimostra ancora una volta la resistenza del sistema ad abbandonare gli schemi tipici della finanza derivata. Si tratta, infatti, di un contributo vincolato nella destinazione, che infatti i beneficiari dovranno rendicontare.
È vero che la norma stabilisce che tali risorse sono destinate agli enti che hanno un rapporto superiore al 3% tra le spese sostenute per provvedere all’attuazione dei provvedimenti del giudice minorile e il fabbisogno standard monetario per la funzione sociale. Pertanto, la misura potrebbe rientrare nel novero delle “risorse aggiuntive” e degli “interventi speciali” previsti dal comma 5 dell’art. 119 Cost.
Ma si tratta di una magra consolazione, perché in realtà l’intervento serve a fronteggiare un’esigenza che non appartiene solo a “determinati” enti e che è strutturale e non temporanea.
Per questi motivi, il finanziamento dovrebbe essere permanente e incorporato nel fabbisogno coperto dagli strumenti di finanziamento ordinari previsti dal comma dell’art. 119, ossia tributi propri, compartecipazione al gettito di tributi erariali e fondo perequativo statale, ossia alimentato verticalmente dal bilancio dello Stato.
Insomma, si tratta dell’ennesima conferma che il federalismo fiscale è rimasto sulla carta, come peraltro conferma la stessa L. 207 prevedendo altri “fondini”, come quello da 500 milioni per il 2025 e un miliardo per il 2026-2027 destinato a contrastare la povertà alimentare nelle scuole.
