Nei giorni scorsi ho partecipato ad un convegno sull’accrual dove uno degli autorevoli relatori ha platealmente accusato noi “ragionieri” degli enti locali di ignorare (nel senso letterale del termine) la contabilità economico-patrimoniale. Ed è stato tutto un evidenziare che “non calcolate le rimanenze”, “non leggete le note a piè di pagina nello schema di stato patrimoniale”, “non calcolate in modo corretto ratei e risconti”.
Come diceva Fabrizio De Andrè in una delle sue canzoni meno famose, se non del tutto giusto quasi niente sbagliato.
Nel mio breve intervento ho provato a spiegare, molto umilmente, il perché. Per farlo ho raccontato una vicenda vissuta in prima persona, allorché mi capitò di assistere un piccolo comune che aveva difficoltà nel pareggiare la parte corrente. Per cui si avrebbe fatto molto comodo utilizzare la deroga che consente di utilizzare i proventi da alienazione a copertura delle quote capitale dei mutui.
Per farlo, però l’ordinamento (articolo 1, comma 866, della legge n. 205/2017) impone di verificare che, dall’ultimo bilancio consolidato, emerga un rapporto fra immobilizzazioni e debiti da finanziamento superiore a 2.
Il problema era che quel comune il bilancio consolidato non lo aveva mai approvato, non essendo, fino ad allora, obbligato a farlo. E, ancora prima, non aveva mai tenuto la contabilità economico-patrimoniale, che rappresenta un presupposto ineludibile per il consolidamento. Da allora quel comune tiene la contabilità economico-patrimoniale e approva il consolidato e lo farà finchè ne avrà bisogno.
La morale?
Se una cosa non ti serve non la usi e se non la usi non impererai mai ad usarla. Fino a quando tutto il sistema di premi e sanzioni con i correlati indicatori sarà imperniato sulla contabilità finanziaria, nessuno prenderà sul serio altri sistemi, che si chiamino accrual o in altri modi esotici.
A chi interesseranno i dati contenuti nel conto economico e nello stato patrimoniale della fase pilota, che non hanno nemmeno una valenza conoscitiva? A nessuno, come a nessuno sono interessate finora le rimanenze, le note a piè di pagina e i rati/risconti.
Per cui, ecco un consiglio non richiesto ai maestri dell’accrual: se volete che l’accrual viva, toglietela dall’ambiente di test e iniziate, sia pure gradualmente, a renderla contabilità reale.
