Gli investimenti (finanziati da terzi) svuotano le casse dei comuni

Fra i tanti dati interessanti della Relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali approvata dalla Corte dei conti (delibera 14/2025 della sezione delle Autonomie) spiccano quelli sulla gestione di cassa dei comuni. Nel periodo 2021-2024, il fondo complessivo mostra una crescita progressiva: si passa da circa 32,3 mld di euro a inizio 2021 a oltre…

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Fra i tanti dati interessanti della Relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali approvata dalla Corte dei conti (delibera 14/2025 della sezione delle Autonomie) spiccano quelli sulla gestione di cassa dei comuni.

Nel periodo 2021-2024, il fondo complessivo mostra una crescita progressiva: si passa da circa 32,3 mld di euro a inizio 2021 a oltre 41,2 mld a fine 2024 (+27,8% sul periodo, +8,6% nell’ultimo anno). L’incremento è sostenuto dall’aumento delle riscossioni (da 98,2 a 112 mld, +14,2%) e da una crescita dei pagamenti (da 94,7 a 108,8 mld, +14,9%).

Nel corso del periodo analizzato, emerge che il 2023 rappresenta l’unico anno in cui la consistenza di cassa si è ridotta, quale risultato delle dinamiche dei flussi di cassa in entrata e in uscita. In tale esercizio, i flussi di cassa in uscita hanno superato quelli in entrata per oltre 305 mln di euro.

Vi è però una netta divaricazione fra parte corrente e parte capitale dei bilanci. Nella seconda si rileva un forte squilibrio, con un saldo negativo pari a -4.123 mln, che viene compensato dall’ampio surplus della prima, che ha prodotto un saldo positivo di +9.349 mln.

La Corte attribuisce questa dinamica ad un miglioramento delle performance di riscossione corrente, favorito dall’esigenza di far fronte alle tensioni di cassa determinate dagli esborsi in conto capitale e dalla contestuale non ancora piena efficacia dei provvedimenti di miglioramento delle liquidazioni PNRR.

Tale comportamento potrebbe essere letto in chiave positiva, come esito indiretto delle difficoltà incontrate nella liquidazione tempestiva delle risorse PNRR agli enti, che ha indotto i comuni ad attingere maggiormente al cosiddetto “magazzino fiscale”, costituito da entrate tributarie di difficile esazione.

Dall’altro lato, tale fenomeno impone prudenza e richiede un attento monitoraggio al fine di ripristinare progressivamente l’equilibrio strutturale dei flussi finanziari, in particolare nella gestione del conto capitale.

Diviene fondamentale, annotano i giudici contabili, la tempestività dell’erogazione da parte ministeriale proprio al fine di ripristinare gli equilibri di bilancio ed evitare crisi di liquidità di cassa. Infatti, i progetti PNRR, così come la maggior parte degli investimenti in conto capitale iscritti a bilancio, sono finanziati per la quasi totalità, a meno di una compartecipazione dell’ente o di fonti private, a seconda della natura dell’opera, da altre amministrazioni pubbliche.

In via generale, e ad eccezione di rari casi, la natura del trasferimento prevede l’erogazione del finanziamento assegnato a rendicontazione avvenuta, esponendo gli enti ad una tensione di cassa tra il momento che intercorre dal pagamento delle fatture emesse dai fornitori affidatari dell’esecuzione dei vari interventi appaltati e l’incasso del correlato finanziamento assegnato.

La stessa Corte ricorda in una nota la cogenza del principio di tempestivo riversamento agli enti locali delle somme attribuite dagli altri livelli di governo che l’art. 44 del d.l. 24 aprile 2014, n. 66 afferma delineando i tempi di pagamento. Ma è una cogenza che rimane sulla carta visto che non è presidiata da alcuna penalizzazione per i tanti enti che ritardano nei pagamenti di transazioni non commerciali.

Sarebbe auspicabile che anche la magistratura contabile alzasse il livello di attenzione sul tema evidenziando le patologie in sede di controllo sulla gestione. 

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