Il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 6 agosto 2025, nel definire i requisiti generali sulla base per l’adeguamento dei software di contabilità delle PA agli standard contabili ITAS, tempera uno dei “mantra” finora ripetuti ossessivamente dai tanti sedicenti esperti di accrual: quello per cui il nuovo sistema determinerà senza appello l’abbandono ai meccanismi di correlazione fra le scritture economico-patrimoniali e quelle finanziarie.
Vale la pena ricordare che nel sistema del D. Lgs. 118/2011, invece, la correlazione era ed è molto stretta, operando automaticamente attraverso il piano dei conti integrato e la specifica matrice, sebbene quest’ultima sia stata resa (a partire dal 2021) non più vincolante.
Per mesi, abbiamo letto sulla stampa specializzata titoli roboanti sullo “stop” o sull’”addio” alla matrice di correlazione e richiami accorati alla necessità di registrare “scritture native”.
Il dm citato, forse per non deludere i tanti fan della riforma, esclude l’utilizzo di meccanismi di derivazione delle scritture in contabilità economico-patrimoniale da quelle in contabilità finanziaria, ma allo stesso tempo opera una significativa apertura in tal senso parlando di esplicitamente di “collegamenti” in caso di “eventi contabilmente rilevanti per entrambi i sistemi contabili, in modo da evitare la duplicazione delle informazioni e assicurare il rispetto del principio dell’unicità dell’imputazione”.
In tali casi, come abbiamo più volte evidenziato su queste colonne, anche in una logica di economicità, non avrebbe alcun senso impedire automatismi che possono agevolare gli operatori. In altri termini, obbligo di scritture native sì, ma cum grano salis.
