Se c’è un mantra ad accompagnare l’attuazione della riforma 1.15 del Pnrr è certamente questo: “con l’accrual stop alla matrice di correlazione”.
La nuova contabilità nasce con l’ambizione di essere “nativa” e non più derivata da quella finanziaria. La matrice, come noto, nasce con il d.lgs 118/2011 ed il relativo piano dei conti integrato, nel cui alveo le scritture economico-patrimoniali nascono in modo automatico da accertamenti/riscossioni e da impegni/accertamenti/pagamenti.
Per una sorta di contrappasso, però, i primi schemi di bilancio accrual saranno prodotti attraverso un’altra matrice, chiamata modello di raccordo giusto per differenziarla a livello semantico, ma certo non sul piano della sostanza. E i relativi dati saranno quindi un derivato del derivato, perché ad alimentare il modello saranno i valori dell’economico-patrimoniale 118, a loro volta, come detto, derivati dalla finanziaria.
Che significato possono avere dati simili? Nessuno, tanto più che il legislatore attribuisce loro un valore meramente sperimentale.
La loro unica utilità è quella di contribuire al target della riforma, cui è collegato il pagamento delle rate da parte della Commissione europea.
Insomma, la fase pilota è una sorta di esercitazione di massa dalla quale, si ritiene, è bene tenere fuori i consigli ed i revisori. Non avrebbe senso, infatti, inserire il conto economico e lo stato patrimoniale accrual dal fascicolo di rendiconto, anche se, c’è da scommetterci, quasi nessuno lo farà.
