La legge di bilancio 2026 (l 199/2025) interviene in modo assolutamente scoordinato sulla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) per alcuni servizi di grande rilevanza nell’esercizio di funzioni comunali, in particolare i servizi sociali (commi 699-705) e l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione di studenti con disabilità (ASACOM) (commi 706-711).
Si tratta di norme che, come sottolineato in modo sacrosanto da ANCI, servono solo a mostrare “un attivismo legislativo strumentale all’attuazione formale del federalismo regionale sulla base del quadro di regole e risorse già vigenti, piuttosto che a sviluppare il sistema dei LEP in modo realistico e finanziariamente sostenibile”.
In particolare, viene perpetuato quello che era il difetto principale anche della c.d. legge Calderoli sull’autonomia differenziata, ossia la convinzione che si possano definire i LEP senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e quindi senza valutare in modo analitico e condiviso le eventuali esigenze di integrazione delle risorse disponibili.
È un modus procedendi del tutto scorretto che condanna tentativi come questi all’inefficacia. Il che peraltro sarebbe il meno se non fosse che il legislatore si è anche fatto prendere la mano e ha dettato norme che di effetti rischiano di produrne, ma in modo deleterio.
Si pensi alla previsione di un nuovo LEP consistente nell’erogazione di “un’ora settimanale di assistenza domiciliare da parte dei servizi socio-assistenziali per le persone non autosufficienti, da modulare in funzione della consistenza della platea dei beneficiari, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente nei bilanci degli enti”. Anche qui in assenza di analisi di fabbisogno e finanziamento integrativo viene introdotto un ulteriore vincolo uguale per tutti in un settore caratterizzato da forti differenziazioni territoriali. Difficile dire quale sarà l’impatto di questa previsione, ma è quasi certo che sarà negativo.
