Nel corso della riunione straordinaria di mercoledì 21 gennaio della Conferenza Stato – Città e autonomie locali è arrivato il via libera al decreto con le modalità di alimentazione e riparto del fondo di solidarietà comunale 2026.
È stata così superata l’impasse che si era creata nella precedente riunione di novembre, anche grazie all’esclusione di Roma Capitale dal meccanismo di perequazione basato sulla differenza tra capacità fiscale e fabbisogni standard.
La novità è stata prevista dai commi 680 e 681 della l 199/2025, che recepiscono l’accordo raggiunto sempre in Conferenza alla fine dello scorso anno. Come detto, la manovra dispone la fuoriuscita del comune capitolino dalla componente perequativa del FSC, mente resta ovviamente ricompresa nella quota verticale che compensa il mancato gettito IMU sulle prime case.
Come spiega la nota di lettura di ANCI-IFEL, la norma ridetermina la dimensione complessiva del FSC per il periodo 2026-30, con l’introduzione di una quota aggiuntiva di risorse statali per il biennio 2026-27 (rispettivamente 15 mln. e 5 mln. di euro, al fine di abbattere l’impatto negativo che il nuovo assetto avrebbe nei primi due anni. Nel periodo successivo, il sistema torna in equilibrio fino ad assicurare a regime un risultato netto positivo a favore del comparto per un importo stimabile annuo di circa 35 mln. di euro. Il vantaggio per Roma è significativo, ma minore nei primi due anni (28 e 38 mln.) per poi stabilizzarsi su 50 mln. di euro a fronte del vantaggio che deriverebbe dalla sua permanenza nel sistema, progressivamente crescente e stimabile in circa 100 mln. a regime.
Sarà interessante leggere la nota metodologica per comprendere bene questi numeri. Anche se rimane la sensazione di fondo di un sistema che andrebbe completamente azzerato e ricostruito dalle fondamenta, in aderenza all’art. 119 Cost.
