Il varo di un ennesimo decreto PNRR (abbiamo perso ormai il conto) impone qualche riflessione su quello che manca per arrivare al traguardo.
Il provvedimento approvato dal Governo prevede un obbligo di monitoraggio ancora più stringente, da attuare con cadenza mensile tramite il sistema informatica REGIS. Esso riguarderà “il cronoprogramma procedurale e finanziario aggiornato di ciascun intervento, unitamente al relativo stato di avanzamento finanziario e procedurale rilevato alla fine del mese precedente, con l’attestazione sull’effettiva capacità di conseguimento dell’obiettivo PNRR assegnato all’intervento, ovvero l’evidenza dell’esistenza di eventuali criticità rispetto a tale conseguimento, anche ai fini dell’attivazione della procedura per l’esercizio dei poteri sostituivi”.
Tutto bene? Non proprio, perché ad oggi mancano all’appello, da parte di quasi tutte le amministrazioni responsabili, le indicazioni operative per gestire gli ultimi passaggi.
Qualche esempio potrà chiarire meglio. Per i lavori pubblici occorre specificare se, alle scadenze associate alle milestone, sia necessaria solo la sottoscrizione del certificato di collaudo ovvero di regolare esecuzione, rinviando ad una fase successiva la loro formale operazione e quindi la chiusura del quadro economico. Al riguardo, sarebbe anche utile chiarire quale sia l’effettiva scadenza per tali ulteriori adempimenti amministrativi. In altri termini, fino a quando è possibile pagare senza incappare nel rischio di non vedere accettare le rendicontazioni? Ancora, quasi nessun Ministero ha diramato le istruzioni per la regolazione del saldo finale. Infine, sarebbe importante sapere se per gli interventi in ritardo ma afferenti a misure sopra target (ossia per le quali i traguardi a livello nazionale sono già stati raggiunti) sarà autorizzata una dilatazione dei tempi.
Nella rigenerazione urbana, per fare un esempio, i progetti ancora coperti dal Pnrr dopo la rimodulazione del 2023 sono circa 1.800, ma il target chiede il completamento di 1.085 interventi quindi, una volta rispettato l’obiettivo europeo, gli altri lavori potranno continuare senza il rischio di alleggerire la rata; e lo stesso accade in molti filoni che vedono impegnati gli enti locali, dai progetti del ministero della Cultura a quelli relativi all’Istruzione. Tutto questo nel nuovo decreto PNRR non c’è.
