Nel corso di un recente convegno organizzato a Torino sul tema dell’accrual autorevoli esponenti del MEF hanno confermato in buona parte quanto da noi evidenziato in un questo nostro precedente articolo.
La transizione verso il nuovo assetto non sarà breve e il sistema partirà a regime non prima del 2030. Quindi attenzione agli inutili allarmismi di alcuni commentatori ed alle pericolose sirene di chi già oggi propone (dietro compenso) filtri magici modello Dulcamara.
Dal MEF arriva anche qualche prima risposta alle domande che avevamo posto per chiarire gli scenari futuri.
Rispetto ai modelli di raccordo, essi nascono come strumento esclusivamente finalizzato a gestire la fase pilota, ma questa potrebbe allungarsi almeno al 2026. Per tutto questo tempo, resterà purtroppo in vigore anche l’allegato 4/3, per cui gli enti dovranno gestire entrambe le contabilità economico-patrimoniali, oltre a quella finanziaria.
Dal 2027, invece, dovrebbe partire una fase di sperimentazione dell’accrual, con conseguente, probabile abbandono dell’altro sistema. La sperimentazione non dovrebbe coinvolgere, se non eventualmente su base volontaria, gli enti già esclusi dalla fase pilota, per i quali il traguardo finale sarà ancora più lontano. In pratica, giustamente, il MEF preferisce prima definire l’accrual a regime e poi ragionare sulle forme semplificate per gli enti più piccoli, che comunque saranno coinvolti.
Dal punto di vista tecnico, sembra però ancora remota l’eventualità che siano introdotti modelli di budget economico-patrimoniali, per cui la programmazione e la previsione resteranno ancora a lungo gestite secondo gli attuali schemi finanziari, auspicabilmente semplificati.
Nel corso della sperimentazione dovranno essere messi a fuoco ed adottati tutti i correttivi necessari a far sì che quello che oggi, almeno per gli enti locali, è un sistema basato in toto sulla contabilità finanziaria evolva in qualcosa di diverso.
