La maionese impazzita del PNRR

Nei giorni scorsi il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha notificato a comuni ed ambiti territoriali sociali lettere con le quali si anticipa il definziamento di progetti relativi alla missione 5, componente 2, del PNRR e relativi agli investimenti 1.2 e 1.3, ossia disabilità e housing temporaneo. Il motivo? Secondo le informazioni caricate…

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Nei giorni scorsi il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha notificato a comuni ed ambiti territoriali sociali lettere con le quali si anticipa il definziamento di progetti relativi alla missione 5, componente 2, del PNRR e relativi agli investimenti 1.2 e 1.3, ossia disabilità e housing temporaneo.

Il motivo? Secondo le informazioni caricate sulla piattaforma REGiS, non risulterebbe rispettata la tempistica di attuazione prevista dai cronoprogrammi. L’iniziativa ha generato una levata di scudi, posto che essa risulta in evidente contrasto con la clausola di responsabilità di cui all’art. 2 del dl 19/2024.

Tale norma prevede che “Qualora la Commissione europea accerti ai sensi dell’articolo 24 del regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2021, l’omesso ovvero l’incompleto conseguimento degli obiettivi finali di realizzazione previsti per i programmi e gli interventi del PNRR, l’amministrazione centrale titolare dell’intervento, su richiesta della Ragioneria generale dello Stato – Ispettorato generale per il Pnrr, provvede a restituire gli importi percepiti, attivando le corrispondenti azioni di recupero nei confronti dei soggetti attuatori anche mediante compensazione con altre risorse ad essi dovute a valere su altre fonti di finanziamento nazionale. Se la riduzione operata ai sensi del paragrafo 8 del predetto articolo 24 del regolamento (UE) 2021/241 è superiore agli importi percepiti, il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato a procedere direttamente al recupero delle somme non riconosciute dalla Commissione europea mediante corrispondente riduzione delle risorse statali finalizzate alla realizzazione di investimenti assegnate all’amministrazione centrale titolare dell’intervento ovvero al soggetto attuatore e non ancora impegnate alla data di adozione da parte della Commissione europea della decisione”.

Quindi solo lo sforamento delle scadenze europee (e non di quelle intermedie) e la compromissione dei target può giustificare una misura così drastica.

Perché, allora, si è arrivati a questo punto? Il sospetto è che per le misure incriminate, oggetto di rimodulazioni che ne hanno rivisto anche il budget, vi sia incapienza dei fondi ancora disponibili rispetto ai fabbisogni effettivi.

Certamente si tratta di un segnale preoccupante, che dimostra come la situazione complessiva del PNRR sia tutt’altro che sotto controllo e somigli sempre di più ad una maionese impazzita.

A confermarlo anche la vicenda delle linee guida elaborate dalla struttura di missione e dal MEF, che non sono ancora state pubblicate. Il motivo sembrerebbe da attribuirsi alla necessità di correggere prima le norme primarie attraverso alcuni emendamenti al D.L. 19/2026 per evitare di generare dubbi interpretativi che potrebbero portare i Ministeri a letture difformi.

Il rischio è comunque molto elevato, perché il PNRR è ormai una sorta di maionese impazzita nella quale ogni Amministrazione titolare gioca una partita a sé, applicando le proprie norme interne anche quando sono in evidente contrasto con altre, magari di rango superiore. Se la chiusura degli interventi nei tempi non sarà facile, quella amministrativa si annuncia ancora più in salita. 

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