Dal qubit alla sovranità digitale: perché la strategia quantistica italiana è molto più di un piano tecnologico

L’Italia, con il varo del suo Quantum Act e la nascita di un Polo Nazionale per le tecnologie quantistiche, ha assunto un’iniziativa che è densa di implicazioni che vanno ben oltre il comunicato istituzionale datato 25 marzo 2026 e firmato dal sottosegretario Alessio Butti.Il punto di partenza è globale. Il quantum computing non è più…

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L’Italia, con il varo del suo Quantum Act e la nascita di un Polo Nazionale per le tecnologie quantistiche, ha assunto un’iniziativa che è densa di implicazioni che vanno ben oltre il comunicato istituzionale datato 25 marzo 2026 e firmato dal sottosegretario Alessio Butti.
Il punto di partenza è globale. Il quantum computing non è più da tempo una questione solo accademica: è diventata una partita industriale e strategica che riguarda sicurezza dei dati, progettazione di nuovi materiali, sviluppo farmaceutico e ottimizzazione dei sistemi complessi. Stati Uniti, Cina ed Europa stanno investendo miliardi di dollari per non restare indietro in una tecnologia che molti considerano la prossima rivoluzione del calcolo.
Non si tratta di retorica. I numeri lo confermano: nel 2025 le aziende native di quantum computing hanno raccolto a livello globale 9,3 miliardi di dollari, un valore superiore al cumulato raccolto nei cinque anni precedenti. È un’accelerazione improvvisa, simile a quella vissuta dall’intelligenza artificiale tra il 2022 e il 2023 con l’esplosione dei modelli generativi. Chi non si posiziona adesso rischia di restare dipendente da tecnologie sviluppate altrove, esattamente come è successo all’Europa con il cloud e con i semiconduttori.
La fisica quantistica sfrutta proprietà della materia del tutto controintuitive — la sovrapposizione, che permette a un qubit di essere simultaneamente 0 e 1; l’entanglement, che lega istantaneamente lo stato di due particelle a qualsiasi distanza; l’interferenza, che consente di amplificare le soluzioni corrette e cancellare quelle errate. Queste proprietà permettono di affrontare certi problemi computazionali — ottimizzazione combinatoria, simulazione molecolare, fattorizzazione di numeri grandi — in tempi esponenzialmente inferiori rispetto ai computer classici. Non si tratta di fare le stesse cose più velocemente: si tratta di fare cose che prima erano semplicemente impossibili.
La scelta del governo Meloni di costruire prima la strategia e poi legiferare — replicando il percorso già seguito per l’intelligenza artificiale con la legge 132/2025 — è metodologicamente sensata. La Strategia Italiana per le Tecnologie Quantistiche è frutto della collaborazione tra il Dipartimento per la Trasformazione Digitale, il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero della Difesa e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. La presenza del Ministero della Difesa e dell’ACN in questa cabina di regia non è casuale: il quantum computing è una tecnologia duale per eccellenza, con applicazioni civili e militari che si intrecciano strettamente.
Il coinvolgimento interministeriale è stato testimoniato anche dagli Stati Generali del Quantum del dicembre 2025, dove hanno partecipato i ministri Guido Crosetto, Adolfo Urso, Gilberto Pichetto Fratin e Anna Maria Bernini, oltre al sottosegretario Butti. Quando quattro ministri siedono allo stesso tavolo per discutere di una tecnologia, il segnale politico è chiaro: non si tratta di un’iniziativa di settore, ma di una priorità nazionale. E il ministro della Difesa Crosetto ha sintetizzato bene la posta in gioco, affermando che le tecnologie quantistiche vengono definite come aventi la capacità di rivoluzionare e trasformare gli approcci tradizionali alla guerra.
Sul piano infrastrutturale, il sistema italiano si regge su due pilastri. Il primo è la Data Valley bolognese con il Tecnopolo e il consorzio Cineca. Qui è stato installato Leonardo, uno dei supercomputer più potenti al mondo, con una potenza di picco di circa 270 petaflop, realizzato con un investimento complessivo di circa 240 milioni di euro nell’ambito del programma europeo EuroHPC. Queste cifre sono verificate e corrispondono alle documentazioni ufficiali di Cineca e di EuroHPC JU.
Il modello su cui si lavora a Bologna è quello dei sistemi ibridi: il supercalcolo classico di Leonardo e i futuri processori quantistici operano in tandem, ciascuno specializzato nella tipologia di problemi che sa risolvere meglio. Non si tratta di sostituire il vecchio con il nuovo, ma di ibridarli. È la strada più realistica per il prossimo decennio, quella su cui stanno convergendo IBM, Google e i principali attori del settore: i problemi vengono spezzati in componenti, ognuna assegnata alla macchina più adeguata. L’Italia, con Leonardo come backbone computazionale, ha una base solida su cui costruire questa architettura mista.
Il secondo polo è Napoli, e qui la notizia ha un valore simbolico e scientifico che merita attenzione particolare. L’Università Federico II ha realizzato Partenope, il primo computer quantistico pubblico italiano. Il sistema, inaugurato nel 2024 grazie a fondi del PNRR e del Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing, si basa sulla tecnologia ad atomi neutri e ha recentemente aumentato la propria capacità passando da 25 a 64 qubit, diventando una piattaforma di sperimentazione aperta a università e imprese.
Il salto da 25 a 64 qubit non è un dettaglio tecnico secondario. La scalabilità è esattamente il problema su cui si gioca la competizione globale nel quantum hardware: più qubit stabili e a basso tasso di errore si riesce ad integrare, più complessi sono i problemi che la macchina può affrontare. La tecnologia ad atomi neutri utilizzata da Partenope è una delle più promettenti per la scalabilità: a differenza dei qubit superconduttivi di IBM e Google — che richiedono temperature vicine allo zero assoluto e soffrono di decoerenza rapida — gli atomi neutri offrono tempi di coerenza più lunghi e una connettività flessibile tra i qubit. Aziende come QuEra (spin-off di Harvard e MIT) e Pasqal (francese) stanno percorrendo la stessa strada, il che colloca la Federico II in buona compagnia scientifica.
Il fatto che il secondo polo quantistico italiano sia al Sud, in un’università pubblica del Mezzogiorno, è un segnale di discontinuità rispetto al solito schema geografico dell’innovazione italiana, sempre concentrata nel triangolo industriale del Nord. Con il PNRR come leva finanziaria e la ricerca universitaria come motore, Napoli dimostra di poter essere protagonista — non solo destinataria — della trasformazione tecnologica nazionale.
La collaborazione annunciata con IonQ e D-Wave, integrate nella Q-Alliance, merita una riflessione. IonQ è una delle aziende più avanzate al mondo nella tecnologia a ioni intrappolati — quotata al NYSE, con risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali che attestano progressi significativi nella fedeltà dei gate quantistici. D-Wave, canadese, è invece specializzata nel quantum annealing, un approccio diverso dal gate-based computing, particolarmente efficace per problemi di ottimizzazione combinatoria come la logistica, la pianificazione di reti energetiche, la gestione di portafogli finanziari.
Scegliere di lavorare con entrambe le architetture — gate-based e annealing — è una strategia plurale e pragmatica. In un settore dove nessuna tecnologia ha ancora dimostrato definitivamente la propria superiorità, puntare su un’unica architettura sarebbe rischioso. Il quantum non è una tecnologia che si governa per compartimenti stagni, isolando laboratori da imprese o politiche pubbliche da iniziative private. La vera discriminante non è il singolo investimento, ma il coordinamento sistemico: tra ricerca accademica e industria applicata, tra enti pubblici e startup innovative, tra il sistema Paese e le alleanze internazionali
Di tutti gli impatti del quantum computing, quello sulla sicurezza informatica è probabilmente il più imminente e il meno compreso dal grande pubblico. L’algoritmo di Shor, teorizzato nel 1994 da Peter Shor dei Bell Labs, dimostra matematicamente che un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe fattorizzare numeri interi in tempo polinomiale. Questo significa spezzare, in modo relativamente rapido, la crittografia RSA e quella a curva ellittica su cui si basa la quasi totalità delle comunicazioni sicure del mondo: HTTPS, VPN, firme digitali, certificati X.509, sistemi bancari, reti governative. Il rischio è concreto non in senso astratto-futuro, ma già oggi, attraverso la strategia nota come “harvest now, decrypt later”: attori ostili — stati nazionali, ma non solo — stanno raccogliendo adesso grandi quantità di dati cifrati con la prospettiva di decifrarli nel momento in cui i computer quantistici raggiungeranno la potenza necessaria. I dati che sembrano protetti oggi potrebbero non esserlo più tra cinque o dieci anni.
È per questo che il NIST americano ha già standardizzato nel 2024 i primi algoritmi post-quantistici — CRYSTALS-Kyber per la cifratura, CRYSTALS-Dilithium e SPHINCS+ per le firme digitali — e che l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale italiana ha pubblicato nuove linee guida dedicate alla crittografia post-quantum e quantistica, contenenti indicazioni sulle principali alternative post-quantum, in attuazione della misura n. 22 della Strategia Nazionale di Cybersicurezza. L’Italia si sta muovendo nella giusta direzione, ma la transizione alla crittografia post-quantistica nelle pubbliche amministrazioni e nelle infrastrutture critiche richiederà anni di lavoro capillare — e va iniziata subito, non quando il rischio diventerà emergenza.
Sarebbe disonesto limitarsi agli elementi positivi. Esistono criticità strutturali che la notizia — comprensibilmente, trattandosi di una comunicazione governativa — non mette in luce, ma che le fonti indipendenti confermano.
La prima è quella finanziaria. Con la chiusura dei fondi PNRR ormai vicina, sarà fondamentale garantire continuità alle iniziative avviate: i 200 milioni di euro annui per cinque anni previsti dalla strategia non sono ancora stati stanziati. Una strategia senza copertura finanziaria certa rischia di rimanere un’architettura normativa senza gambe operative. La differenza tra un piano e un risultato si chiama bilancio.
La seconda è il divario con i partner europei sul fronte della capitalizzazione privata. Solo 3 aziende quantum-native italiane hanno raccolto 56 milioni di euro in due anni, contro i 235 milioni raccolti da 6 aziende in Francia. Il gap non si spiega solo con la dimensione del mercato, ma con un ecosistema del venture capital italiano ancora poco attrezzato per le esigenze di un settore ad alto rischio e lungo orizzonte temporale come il quantum.
La terza riguarda il capitale umano. Formare fisici e ingegneri quantistici richiede un percorso lungo, e la competizione internazionale per i talenti è già feroce: Google, IBM, Microsoft e le principali startup americane offrono condizioni economiche che le strutture pubbliche italiane non riescono a replicare. Senza un programma serio di attrazione e retention dei talenti, anche le migliori infrastrutture rischiano di restare sottoutilizzate.
Il Quantum Act italiano è un inizio concreto, non una promessa astratta. I due poli di Bologna e Napoli esistono, funzionano e si stanno evolvendo. La strategia nazionale ha una governance interministeriale seria. I partner internazionali selezionati sono tra i più avanzati del settore. Il quadro normativo si sta costruendo con una logica coerente.
La domanda è se questo slancio si tradurrà in investimenti stabili, in formazione continua, in un ecosistema industriale capace di generare valore nel tempo. Come ha detto Butti agli Stati Generali del Quantum, il quantum non aspetta: chi arriva tardi non recupera, chi non coordina perde e chi non sceglie viene scelto. È una sintesi efficace di ciò che è in gioco. Non si tratta solo di fisica o di informatica. È una questione di sovranità tecnologica, e in ultima analisi di autonomia politica. L’Italia ha scelto di partecipare. Adesso deve dimostrare di saper giocare fino in fondo.

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