Dall’articolo de Il Sole24Ore a firma di Gianni Trovati “Accrual, pronta la delega: enti locali verso una doppia contabilità a regime” si traggono due conferme che smentiscono gran parte di quello che sullo stesso tema è stato scritto in questi ultimi mesi, soprattutto dalla medesima testata: 1) la contabilità finanziaria non è destinata a sparire ma anzi 2) resterà il sistema contabile principale.
Con buona pace dei tanti espertoni che continuano ad esporci le magnifiche sorti e progressive della riforma 1.15 del PNRR, il legislatore sembra aver già scelto di non cambiare troppo.
E lo sta facendo non in una nota di un servizio studi, ma in due disegni di legge fondamentali destinati a modificare la L. 196/2009 (ossia la c.d. legge di contabilità pubblica) e la L. 243/2012 (ossia la c.d. legge sul pareggio di bilancio).
Come scrive Trovati, “Tutto (…) lascia pensare che anche allora l’attuale contabilità finanziaria rimarrà in campo, stabilmente. Certo, la sua funzione autorizzatoria e il suo intreccio con i saldi di finanza pubblica del bilancio consolidato della Pa complica l’idea di un tramonto effettivo della contabilità finanziaria. E la conferma arriva dal nuovo articolo 9 proposto dal Ddl di riforma della 243, legge peraltro rinforzata perché attuativa dell’articolo 81 della Costituzione. Lì si legge che l’equilibrio di bilancio degli enti territoriali sarà rappresentato da «un saldo non negativo tra le entrate e le spese di competenza finanziaria del bilancio, comprensivo dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione o del recupero del disavanzo di amministrazione e degli utilizzi del fondo pluriennale vincolato, al netto delle entrate vincolate e accantonate non utilizzate nel corso dell’esercizio» La formulazione è tutta nel lessico della contabilità finanziaria. E prospetta quindi la coesistenza a regime in ogni ente locale di due sistemi contabili: nessuno dei quali, stavolta, sarà adottato «a meri fini conoscitivi», e quindi delegabile a un software senza troppo pensarci”.
La conclusione pare un po’ una clausola di stile, che ricorda quel valore meramente conoscitivo che l’attuale contabilità economico-patrimoniale ha finora assunto e che per molti rappresenta il motivo principale per cui se la filano in pochissimi. In realtà, il valore di una certa contabilità (che detto per inciso è sempre e almeno anche conoscitivo) non dipende dall’etichetta che ci appicchiamo sopra, ma dal valore che assume nell’ordinamento. E se, come abbiamo appena letto da Trovati, anche l’equilibrio di bilancio continuerà ad essere misurato (non solo a preventivo, ma anche in sede di consuntivo) in termini finanziari, è evidente che l’accrual sarà poco più che un’evoluzione della contabilità economico-patrimoniale prevista dal dlgs 118/2011 e quindi di fatto meramente conoscitiva.
Analogamente, il fatto che non possa più essere (come oggi) derivata dalla finanziaria, ma debba essere nativa non conferisce all’accrual una patente di maggiore rilevanza, perché ripetiamo la stessa dipende dal valore che gli assegna il sistema.
una volta lo scenario che si delinea ricorda molto la famosa frase del principe di Salina, talmente nota che non è nemmeno necessario citarla.
