Il ventesimo correttivo e il bilancio di cassa: il controllo dei flussi diviene indispensabile

Il D.M. 16 marzo 2026 di modifica dei principi contabili approvato dal dlgs 118/2011 interviene in modo significativo sul bilancio di cassa.  In estrema sintesi, questo intervento si propone di rendere le relative previsioni più attendibili, riducendo gli ampi scostamenti che si registrano fra i dati di consuntivo e gli stanziamenti. Per questo, viene imposto…

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Il D.M. 16 marzo 2026 di modifica dei principi contabili approvato dal dlgs 118/2011 interviene in modo significativo sul bilancio di cassa. 

In estrema sintesi, questo intervento si propone di rendere le relative previsioni più attendibili, riducendo gli ampi scostamenti che si registrano fra i dati di consuntivo e gli stanziamenti. Per questo, viene imposto l’obbligo di sterilizzare dalle riscossioni previste gli importi degli accantonamenti operati a fondo crediti di dubbia esigibilità sia nel bilancio di previsione che nel rendiconto. 

La logica è chiara: se un’entrata è accantonata è perché la si ritiene in tutto o in parte non riscuotibile nell’esercizio. Ma cosa succederebbe se poi gli incassi fossero superiori alle attese? 

Ricordiamo che nell’attuale ordinamento contabile le previsioni di cassa non sono autorizzatorie per le entrate (se non quelle relative alle accensioni prestiti: articolo 164, comma 2, del TUEL): per cui eventuali somme eccedenti lo stanziamento potranno essere accertate anche “a sfondamento”, ma lo sono sul lato della spesa, costituendo limite ai pagamenti, fatta eccezione per i servizi per conto di terzi e per i rimborsi delle anticipazioni di tesoreria. 

Per cui abbassare (sottostimandole magari) le previsioni di entrata significa porre un tetto alla capacità di pagare dell’ente che, laddove le riscossioni fossero superiori a quelle previste, sarebbe aggirabile solo mediante una variazione di bilancio. 

Il problema non dovrebbe per fortuna toccare i finanziamenti da parte di altre PA, su cui si scontano spesso pesanti ritardi nella riscossione, ma che non impattano sul fcde. Però è un tema che, per alcune categorie di entrata (vedi la Tari) rischia di irrigidire non poco la gestione.  

Stesso discorso per il lato spesa, dove l’obbligo di non prevedere cassa sul fondo pluriennale vincolato richiederà attenzione e interventi sulla cassa per tutte le variazioni di esigibilità. 

In definitiva, mente finora le previsioni di cassa sono state costruite in modo ampio per garantire flessibilità, d’ora in avanti andranno maggiormente monitorate in corso di gestione. 

In questo, il puntuale aggiornamento trimestrale del piano dei flussi di cassa può e deve rappresentare anche un driver delle variazioni. 

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