Se c’è una figura all’interno degli enti che spesso si trova (o si sente) solo contro tutti è certamente quella del ragioniere capo, ormai ribattezzato asetticamente dal legislatore “responsabile del servizio finanziario”.
Il suo ruolo è disciplinato a livello generale dall’art, 153 del Tuel, ma si tratta di una norma che non riesce a sintetizzare l’enorme e variegata articolazione delle relative funzioni. Queste ultime, secondo la norma appena citata, dovrebbero essere svolte “in autonomia nei limiti di quanto disposto dai principi finanziari e contabili, dalle norme ordinamentali e dai vincoli di finanza pubblica”.
Proprio questa autonomia è il principale fattore di solitudine del ragioniere, che spesso è chiamato a frenare quando chi si trova alla guida vorrebbe accelerare. Peraltro, si tratta di un’autonomia priva di qualsivoglia tutela, non essendo mai state approvate le norme, proposte in diversi tempi, per impedire revoche ad nutum.
Si è detto, il principale fattore, ma non l’unico. Spesso al ragioniere viene completamente devoluta tutta una serie di attività che invece dovrebbero coinvolgere l’intera struttura, come se fosse suo compito esclusivo quello di “trovare i soldi” per coprire le spese (sia in termini di competenza che soprattutto di cassa).
A volte, invece, è lo stesso ragioniere a non voler cedere lo scettro, anche quando l’ordinamento glielo consentirebbe: si pensi alla possibilità di stabilire a livello di regolamento la competenza dei responsabili della spesa sulle variazioni o al coinvolgimento dei colleghi nell’iter di predisposizione del bilancio. Perché evidentemente a volte la solitudine porta al masochismo.
Sarà per quello che fra le giovani leve è sempre più raro trovare chi dichiari di voler fare, da grande, il ragioniere capo. O sarà anche che ormai chi lavora nel servizio finanziario si trova a guadagnare meno di tutti, anche di quelli che guadagnano meno, non beneficiando di alcuna indennità specifica ed essendo ormai tagliato fuori dal riparto degli incentivi tecnici.
Anche per questo, il lavoro del ragioniere è sempre più spesso esternalizzato (anche se quasi sempre in modo mascherato), al punto che gli stessi principi contabili fanno riferimento, un po’ misteriosamente, a coloro che ne fanno le veci.
In futuro, probabilmente, sarà l’intelligenza artificiale la soluzione, almeno a sentire gli esperti della materia. Sempre che l’ai non vada in tilt di fronte a istituti astrusi come il fpv
