I Comuni in prima linea per l’alfabetizzazione finanziaria digitale dei cittadini

La collaborazione avviata il 4 giugno 2026 tra la Banca d’Italia e il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, finalizzata a promuovere l’alfabetizzazione finanziaria digitale dei cittadini, merita di essere letta — dalle pagine di una rivista dedicata alle autonomie — anzitutto per ciò che essa significa dal punto di…

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La collaborazione avviata il 4 giugno 2026 tra la Banca d’Italia e il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, finalizzata a promuovere l’alfabetizzazione finanziaria digitale dei cittadini, merita di essere letta — dalle pagine di una rivista dedicata alle autonomie — anzitutto per ciò che essa significa dal punto di vista degli enti locali.

Perché se è vero che l’annuncio porta la firma di due istituzioni centrali, è altrettanto vero che il successo concreto di un’iniziativa di questo tipo si gioca, per intero, sul territorio: e il territorio, in Italia, ha un nome preciso, quello dei Comuni.

Il dato che fa da sfondo all’iniziativa è noto e impietoso: soltanto un italiano su due utilizza l’home banking, mentre operazioni ormai quotidiane come pagare un bollettino, controllare il saldo o disporre un bonifico transitano sempre più dal canale digitale.

È la fotografia di un divario che non è soltanto tecnologico, ma culturale e relazionale, e che si manifesta con particolare durezza proprio nelle realtà che le amministrazioni comunali conoscono meglio di chiunque altro: i piccoli centri, le aree interne, i territori montani, le comunità a forte invecchiamento demografico. Là dove lo sportello bancario fisico ha chiuso da tempo e dove la banca più vicina è ormai un’applicazione su uno smartphone, il rischio dell’esclusione finanziaria si salda con quello dell’esclusione digitale, e il cittadino fragile resta solo di fronte a una complessità crescente.

È in questo spazio che si colloca, da alcuni anni, la rete dei Punti Digitale Facile, attivata nell’ambito della misura PNRR “Rete dei servizi di facilitazione digitale”. Una rete che, lo si dica con chiarezza, vive grazie agli enti locali: sono i Comuni — spesso insieme alle biblioteche, ai centri civici, agli uffici relazioni con il pubblico, al tessuto associativo e del terzo settore — a mettere a disposizione gli spazi, a individuare i facilitatori, a fare da raccordo con i cittadini.

La capillarità che ha consentito di raggiungere, in meno di tre anni, due milioni di cittadini e di centrare il target europeo con oltre sette mesi di anticipo non è un risultato calato dall’alto: è la somma di migliaia di presìdi territoriali che hanno saputo intercettare un bisogno reale. È un patrimonio amministrativo e civico che le autonomie hanno contribuito a costruire e di cui hanno il diritto di rivendicare la titolarità.

La nuova iniziativa con la Banca d’Italia si innesta proprio su questa rete, e lo fa con una scelta metodologica che vale la pena evidenziare. I tre webinar in programma nei primi tre giovedì di giugno non sono rivolti direttamente ai cittadini, bensì ai facilitatori digitali che operano nei Punti Digitale Facile. È il modello del “formare i formatori”, che moltiplica l’impatto dell’intervento e che valorizza, ancora una volta, la dimensione di prossimità. Per le fasce più fragili — gli anziani in primo luogo — non esiste tutorial registrato che possa sostituire la presenza di un operatore che spiega, rassicura, accompagna passo dopo passo. Questa mediazione umana è esattamente ciò che i Comuni sono in grado di offrire meglio di qualunque altro soggetto, perché è radicata nella fiducia che il cittadino ripone nella sua amministrazione di prossimità.

Quanto ai contenuti, l’agenda formativa tocca l’accesso in sicurezza al conto e gli strumenti di autenticazione, le operazioni più comuni, la lettura dei documenti bancari e, soprattutto, la prevenzione delle frodi e il riconoscimento delle truffe online, incluse quelle che utilizzano tecnologie avanzate.

Quest’ultimo riferimento non è di stile: allude al nuovo fronte delle frodi assistite dall’intelligenza artificiale, dai deepfake vocali impiegati nelle truffe del “finto operatore” o del “finto familiare” sino al phishing confezionato con una verosimiglianza un tempo impensabile. Il fattore umano resta l’anello debole della catena della sicurezza, perché nessun presidio tecnico può proteggere l’utente che, manipolato attraverso sofisticate tecniche di ingegneria sociale, autorizza in prima persona l’operazione fraudolenta. Ecco perché la formazione diventa il presidio di sicurezza più efficace, e perché i Comuni, che ogni giorno raccolgono le segnalazioni dei cittadini truffati, hanno tutto l’interesse a presidiare con attenzione questo capitolo.

Vi è poi una dimensione che le amministrazioni locali non possono trascurare, quella della protezione dei dati personali. Accompagnare il cittadino nell’uso dei servizi bancari digitali significa anche educarlo alla cura del proprio patrimonio informativo: alla diffidenza verso le richieste di credenziali, alla comprensione di che cosa accade ai dati quando si concede un consenso, alla distinzione tra canale ufficiale e canale fraudolento.

Si tratta di un terreno che i Comuni conoscono bene, essendo essi stessi titolari del trattamento di una mole imponente di dati dei propri cittadini, e che richiede coerenza: non si può promuovere la consapevolezza altrui senza esercitarla in proprio. L’iniziativa, in questo senso, intercetta anche le coordinate del Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale, che dedica specifica attenzione agli obblighi di trasparenza sui contenuti sintetici; ma la norma produce effetti solo se il destinatario possiede gli strumenti culturali per coglierne il significato, ed è qui che il presidio territoriale torna a essere decisivo.

Non mancano, è giusto dirlo, i nodi aperti, e sono nodi che interrogano direttamente le autonomie. Il primo è quello della sostenibilità: che cosa accadrà alla rete dei Punti Digitale Facile quando le risorse del PNRR saranno esaurite? I Comuni dovranno porsi sin d’ora il problema di come stabilizzare un servizio che si è rivelato prezioso, evitando di disperdere competenze e relazioni faticosamente costruite. Il secondo è quello della qualità e della continuità: aver “formato” un cittadino non equivale ad averne modificato stabilmente i comportamenti, e l’alfabetizzazione, per non ridursi a evento episodico, deve diventare un processo permanente, integrato nell’ordinaria attività di servizio dell’ente. Il terzo è quello del coordinamento, perché la facilitazione finanziaria digitale non vive isolata, ma si intreccia con l’intero ecosistema dei servizi pubblici digitali — dallo SPID alla CIE, da pagoPA all’app IO, sino all’Anagrafe nazionale — di cui i Comuni sono terminali quotidiani.

In conclusione, l’iniziativa merita un giudizio nel complesso positivo, e per le autonomie rappresenta più un’opportunità che un mero adempimento. Essa riconosce, di fatto, ciò che gli amministratori locali sanno da tempo: che la cittadinanza digitale piena — quella che consente di pagare un bollettino senza timore e di riconoscere una truffa prima di cadervi — non si costruisce nei palazzi del potere centrale, ma negli sportelli, nelle biblioteche e nei centri civici dei nostri Comuni. Spetta agli enti locali raccogliere la sfida e trasformare questa collaborazione in un tassello stabile della propria missione di servizio alla comunità.

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