Questionari sul bilancio consolidato, un’ondata di burocrazia di poca utilità

L’apertura dei questionari sul bilancio consolidato 2021 ripropone il dibattito su uno degli istituti più controversi introdotti dall’armonizzazione contabile. Ricordiamo che esso è obbligatorio per tutti gli enti con più di 5.000 abitanti, secondo le regole dettate dall’allegato 4/4 al dlgs 118/2011. Si tratta, infatti, di un adempimento di cui si fatica a comprendere l’utilità…

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L’apertura dei questionari sul bilancio consolidato 2021 ripropone il dibattito su uno degli istituti più controversi introdotti dall’armonizzazione contabile.

Ricordiamo che esso è obbligatorio per tutti gli enti con più di 5.000 abitanti, secondo le regole dettate dall’allegato 4/4 al dlgs 118/2011. Si tratta, infatti, di un adempimento di cui si fatica a comprendere l’utilità in un settore, quali quello degli enti locali, dove alla diffusa presenza di enti strumentali e società partecipate non corrisponde l’effettiva ricorrenza di “gruppi” tali da rendere almeno opportuno, se non necessario, fornire una rappresentazione unitaria delle complessive risultanze finanziarie, economiche e patrimoniali.

In altri termini, il bilancio consolidato è oggi un documento praticamente inutile, che pure impone alle ragionerie attività complesse, molto spesso esternalizzate e (quindi anche) onerose, senza un significativo ritorno in termini di risultato. In molti casi, è addirittura complicato acquisire tempestivamente le informazioni necessarie da parte delle partecipate, piuttosto restie a procedere a quelle operazioni di pre-consolidamento che pure la manualistica divenuta legge considera essenziali, quali: 1) la riclassificazione dei dati contabili (sul piano sostanziale e temporale); 2) l’evidenziazione ai fini della successiva elisione delle operazioni infra-gruppo.

Da questo punto di vista, il potere di direttiva riconosciuto alle amministrazioni “capo gruppo” è quasi sempre un’arma spuntata, dato che, come detto, non esistendo il “gruppo”, il sedicente “capo” fatica a farsi obbedire da subordinati che, in molti casi, sono dei giganti rispetto ai primi. Basti pensare alla miriade di quote detenute dai comuni di minori dimensioni in mega società di capitale multi-utillity.

Per fortuna,  come detto, il legislatore ha posto un parziale rimedio a questo paradosso, rendendo facoltativo il bilancio consolidato al di sotto dei 5.000 abitanti. Risultato: nessun mini-ente (nemmeno i più virtuosi) si esercita più nel consolidamento dei conti, a ulteriore dimostrazione della assoluta irrilevanza di tale strumento dal punto di vista della governance finanziaria.

Purtroppo, la stessa saggezza non ha finora ispirato le scelte normative per gli enti di dimensioni medie, medio-grandi e grandi. Al contrario, la Commissione Arconet e la Corte dei conti continuano a considerare il consolidato un istituto centrale e ad esso dedicano (la prima) continui aggiornamenti dei principi contabili e (la seconda) un questionario annuale che almeno sulla carta è di competenza dell’organo di revisione economico-finanziaria ma che di fatto viene spesso compilato dai ragionieri. E se il consolidato è inutile il questionario non può essere da meno.

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