Accrual, per la fase pilota basta il modello di raccordo. 

Entro il prossimo 30 giugno le amministrazioni coinvolte (città metropolitane, province e comuni non più di 5.000 abitanti) sono tenuti a predisporre e trasmettere un conto economico ed uno stato patrimoniale applicando gli schemi dell’ITAS 1 alle risultanze relative all’esercizio 2025 appena rendicontato.  A tal fine, in attuazione dell’art. 10 del dl 113/2024, con la…

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Entro il prossimo 30 giugno le amministrazioni coinvolte (città metropolitane, province e comuni non più di 5.000 abitanti) sono tenuti a predisporre e trasmettere un conto economico ed uno stato patrimoniale applicando gli schemi dell’ITAS 1 alle risultanze relative all’esercizio 2025 appena rendicontato. 

A tal fine, in attuazione dell’art. 10 del dl 113/2024, con la determina n. 129 del 25 luglio 2025 del Ragioniere Generale dello Stato sono stati approvati i modelli di raccordo fra i piani dei conti vigenti e il nuovo piano dei conti unico, necessari per elaborare i nuovi documenti richiesti dalla riforma. 

Tali modelli (e, in particolare per regioni ed enti locali il modello 2/a) consentono di operare in modo semi-automatico la riclassificazione delle voci economiche e patrimoniali e la loro rettifica ed integrazione alla luce dei nuovi standard. Tuttavia, residua comunque una quota di correzioni che devono essere operate in modo manuale. 

Al riguardo, vale però la pena di ricordare che queste ultime sono previste, ma senza che sia definita in modo puntuale ma “misura” della loro obbligatorietà. I nuovi schemi hanno, come più volte chiarito dal MEF, un valore meramente sperimentale e per così dire formativo, rappresentando una sorta di esercizio per prepararsi all’applicazione della riforma, che sarà necessariamente graduale. 

Da questo punto di vista, non ci sono tabelle di marcia prefissate, anche se è opportuno darsi una linea. Certamente è consigliabile evitare di delegare in toto la partita alle software houses e altrettanto certamente sarebbe un errore lasciare immacolata la colonna sul foglio 2 del modello, perché significherebbe come ammettere di aver fatto male il lavoro. Ma è altrettanto certo come nessuno si aspetti che già in questa fase glie enti recepiscano in toto gli ITAS. 

Come primo approccio, basterà identificare un set minimo e ragionato di interventi di rettifica/integrazione, demandando al futuro le ulteriori valutazioni. Anche perché occorre essere consapevoli che l’output che deriva dall’applicazione del modello non è l’accrual, ma una mera riclassificazione di un dato economico-patrimoniale a sua volta derivato da quello finanziario. 

Una volta predisposti, gli schemi dovranno essere trasmessi al MEF: a tal fine, SOGEI ha lanciato un nuovo servizio all’interno del Portale Area RGS, utilizzando il linguaggio XBRL. 

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